Il senso di colpa è il sentimento che proviamo quando ci sentiamo colpevoli per aver commesso una trasgressione a delle regole, sociali o morali; che tale violazione sia reale oppure immaginaria, come spesso accade nel caso di regole auto-imposte, non importa: il biasimo che proveremo nei nostri confronti sarà ben reale e condizionerà la percezione che avremo di noi e del mondo.

Il senso di colpa e il problema dei “falsi positivi”

Potremmo pensare che il senso di colpa sia utile a far rispettare le norme e a diminuire le trasgressioni verso le persone ma non è sempre così, perché oltre ad essere un sentimento puramente soggettivo, è un sentimento in grado di darci dei “falsi positivi”, ovvero, farci sentire colpevoli per ciò che non abbiamo commesso realmente ma per regole (spesso poco funzionali) che ci siamo imposti, probabili retaggi di ferite interiori. Inoltre, questo sentimento può anche essere utilizzato da persone abili che cercano di manipolarci.

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Ma la ragione forse più importante per la quale è utile non fidarsi del senso di colpa è che non porta nessun miglioramento o riparazione tangibile: il senso di colpa porta solo dolore, rimprovero e timore di un’eventuale punizione.

L’esito del senso di colpa è sempre negativo: mira a punire chi ha sbagliato invece di incentivarlo a rimediare al suo errore. E nel caso si trattasse di un sentimento provato senza reali ragioni, come potrebbe finire se non in una svalutazione personale che rischierebbe di cronicizzarsi?

Ovviamente, questo non significa che ognuno di noi è libero di agire senza scrupoli, alla barba delle regole e degli altri: liberarsi del senso di colpa significa applicare al suo posto un sentimento più efficace che non ci fossilizzerà nel biasimo: il senso di responsabilità, ovvero la “possibilità di prevedere le conseguenze del proprio comportamento e correggere lo stesso sulla base di tale previsione” secondo la definizione del filosofo ed accademico Nicola Abbagnano.

Senso di colpa e senso di responsabilità

Il senso di colpa e di responsabilità potrebbero sembrare simili ma sono sostanzialmente differenti. Prima di tutto, il senso di colpa si prova principalmente dopo un’azione che reputiamo sbagliata o ingiusta mentre il senso di responsabilità viene provato per lo più prima e durante l’azione in questione; e spesso capita che il senso di colpa si provi quando è venuto a mancare il senso di responsabilità nelle tappe preliminari.

In secondo luogo, Il senso di colpa porta alla paura (e all’attesa) di una qualche punizione mentre il senso di responsabilità condurrebbe maggiormente verso la riparazione o rettificazione dell’azione sbagliata; il senso di responsabilità non stigmatizza quindi la persona ma agisce sull’oggetto dell’azione, diversamente del senso di colpa che mira al soggetto, attore della trasgressione. Poi, è importante tenere in considerazione anche l’intenzionalità dell’azione stessa: se ci comportiamo con senso di responsabilità, è improbabile che il danno sia provocato in malafede.

In questa ottica, è più facile comprendere il motivo per il quale il senso di responsabilità equilibrato è più funzionale e promuove un comportamento più maturo e consapevole, rispetto al senso di colpa; ovviamente, il troppo stroppia in qualunque cosa ed occorre ricordare che un senso di responsabilità esacerbato e non equilibrato può portare a disturbi d’ansia e pensieri ossessivi.

Vedo ciò che sento di meritarmi

Come abbiamo detto in precedenza, il sentimento di colpa ha tendenza a cristallizzarci in una posizione sfavorevole mentre aspettiamo l’inevitabile punizione per ciò che abbiamo fatto, andando ad incrinare la nostra autostima, la percezione che abbiamo del nostro valore personale. Il biasimo che proveremo nei nostri confronti e la sensazione di essere sbagliati si ripercuoterà sul modo col quale percepiremo poi il mondo: sentendoci in difetto, non meritevoli, la nostra mente bypasserà in automatico tutte le occasioni che in qualche modo avrebbero potuto darci valore. Inoltre, ci sentiremo meno capaci di poter rettificare il nostro errore, privandoci di conseguenza del salto di qualità che la riparazione ci porterebbe a fare e tenderemo a rimuginare maggiormente, continuando a pensare al passato invece che al presente.

Per trasformare il senso di colpa in senso di responsabilità, ci sarà quindi utile spostare la nostra attenzione non più sul soggetto della trasgressione ma sull’oggetto stesso: non su di noi ma su ciò che abbiamo fatto, e invece di focalizzarci sull’accaduto (passato) ci sarà più utile pensare a rimediare al nostro errore (presente). Questa concentrazione sull’attimo presente ci aiuterà anche a comprendere se ciò che pensiamo di aver trasgredito è reale oppure no. La chiave di svolta si trova sempre nella presenza e nella consapevolezza dell’attimo presente.

Facciamo un esempio: camminando tra le corsie del supermercato, faccio cadere un barattolo in vetro. Il senso di colpa mi porterà a pensare che sono una persona sbadata e maldestra ed uscirò dal supermercato rossa come un peperone preferendo in seguito andare a fare la spesa in un’altra città che tornare lì per timore di quello che potrebbero pensare gli altri di me (il senso di colpa è strettamente legato alla vergogna). Invece, il senso di responsabilità mi porterà a focalizzare la mia attenzione su quel barattolo infranto e a cercare le soluzioni migliori per rimediare al danno fatto (pulire e pagare il barattolo). Avrò semplicemente rotto un barattolo per inavvertenza e questo non farà certo di me una brutta persona.

Nell’attivare il mio senso di responsabilità invece del senso di colpa mi sarò data la possibilità di crescere, ponendo al problema una risoluzione, e di diventare una persona migliore di quella che aveva commesso l’errore; avrò forse imparato alcune lezioni oppure attivato alcune abilità, sia esteriori che interiori (come l’intelligenza emotiva, non andando in panico e focalizzandomi solo sull’accaduto, per esempio) per andare oltre il problema.

“Nessun problema si può risolvere dallo stesso livello di coscienza che lo ha creato.”
(Albert Einstein)

In definitiva, possiamo dire che vediamo il mondo attraverso i filtri del nostro stato d’animo: in base a ciò che sentiamo di essere e di meritare, percepiamo il mondo intorno a noi e di conseguenza cambia la relazione che instauriamo con esso; perciò se vogliamo rapportarci alla realtà in maniera funzionale, sia verso di noi che gli altri, sarà utile preferire di assumersi le proprie responsabilità che congelarci nella vergogna e nel biasimo in attesa di essere giudicati per le nostre mancanze, sempre che queste ultime siano reali.

Fonti

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it