Nelle relazioni a due alle volte si è in tre. Ed essere l’amante significa ricoprire il ruolo più scomodo o divertente a seconda di come la si vuol vedere.

Ad alcuni accade di tradire il partner e fin anche di innamorarsi dell’amante; ad altri di ritrovarsi ad essere l’amante di una persona sposata o già sentimentalmente legata a qualcuno. Ci sono donne che passano lungo tempo a essere amanti di un uomo sposato, senza modificare mai il proprio ruolo di terzo rispetto alla coppia stabile e “ufficiale”. E ci sono persone invece, uomini o donne, che prendono da queste situazioni “triangolari” gli aspetti più eccitanti e disimpegnati senza lasciarsene coinvolgere troppo e rimanendo nella relazione clandestina solo finché i benefici superano gli svantaggi.

Amanti che si baciano in un bar
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Difficile stilare un profilo psicologico dell’amante: la questione non sembra essere se sia “meglio” o “peggio” essere amanti, ma come e perché ci si cala in questo ruolo. Traendone benefici, seppur limitati e circoscritti, o alimentando una situazione di sofferenza e frustrazione?

Si diventa Amanti per caso o per scelta?

Il tradimento nella coppia è spesso solo apparentemente segreto; soprattutto quando è ripetuto o prolungato è generalmente ben noto alla controparte ma non per questo esplicitato. Accade che il legame di coppia prosegua senza che il tradimento, di cui pur si è a conoscenza, venga mai affrontato apertamente o elaborato, senza che esso rappresenti un elemento di “crisi” che porti a destabilizzare e a rimettere in discussione l’unione tra i due partner.

Dunque, nella psicologia del tradimento accade spesso che chi è amante possa solo rimanere tale o rinunciare, ma mai cambiare ruolo nell’economia del triangolo amoroso.

Ma quali motivi ci si ritrova, occasionalmente, stabilmente o ricorrentemente nel ruolo di amante? Come scegliere consapevolmente se accettare o no questa posizione senza finire in una spirale autodistruttiva?

Che tipo di amante sei?

Per molte persone può trattarsi di un rapporto occasionale o definito nel tempo, a cui ci si concede godendo del disimpegno e dell’eccitazione che la clandestinità di quegli incontri sfuggenti assicurano.

Per altri può essere effettivamente il preludio a un’unione che dura una vita, sia che si rimanga amanti, sia che si diventi a propria volta partner stabili di una nuova relazione sorta sulle ceneri della precedente. Ne è stato un esempio “illustre” l’unione amorosa, politica e intellettuale fra Nilde Iotti e Palmiro Togliatti.

Fra questi due estremi possiamo riconoscere tutta una serie di casistiche intermedie, variamente connotate, dove gratificazione e disillusione possono alternarsi in modi diversi nella mente della persona che ha il ruolo di amante. Alcuni sembrano sceglierlo consapevolmente, altri ritrovarsi proprio malgrado ad innamorarsi di uomini o donne di cui possono essere solo “l’altra” o “l’altro” rispetto ad un’unione già in corso.

Fare l’amante: vantaggi “emozionali” inaspettati

Essere l'amante di un'amica della partner
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Sebbene il ruolo di amante potrebbe sembrare, ad un osservatore esterno, soprattutto svantaggioso; psicologicamente a livello soggettivo non è sempre così, anzi tale posizione può rappresentare in alcuni casi una zona di comfort in grado di fornire alcuni vantaggi sul piano emozionale.

Un primo elemento si situa probabilmente nelle fasi preliminari della conoscenza: approcciarsi a una persona potenzialmente interessante ma già sentimentalmente impegnata la rende, per così dire, “neutra”, fuori, almeno inizialmente, dal possibile gioco della seduzione. È proprio in queste circostanze che ci si può scoprire più intraprendenti, più spontanei ad aprirsi e ad approcciarsi con l’altro/a, essendo più autentici e meno preoccupati di far buona impressione. Quando si rapportano a potenziali partner sessuali o sentimentali, alcune persone possono percepire un’eccessiva “ansia da prestazione”, finire col preoccuparsi così tanto di risultare gradevoli e di dare un’immagine positiva di sé da perdere in spontaneità e finire col non riuscire ad essere veramente sé stesse. Una persona già sposata o impegnata potrebbe allora mettere paradossalmente più a proprio agio e dare la possibilità di iniziare una relazione, per quanto clandestina, con più spontaneità di quanto non avverrebbe in circostanze non triangolari.

C’è un secondo elemento che, a ben vedere, rende il ruolo dell’amante psicologicamente più “confortevole” di quello del coniuge. L’amante è colui o colei con cui si tradisce: va da sé che tale ruolo pone al riparo dal rischio connaturato a quello del ruolo opposto – il partner stabile è “ufficiale” – cioè il rischio di poter venire traditi, imbrogliati o preferiti a un altro/a. La miglior arma contro il tradimento, in tal senso, sembrerebbe quella di calarsi in prima persona nel ruolo di colui o colei che minaccia l’esclusività della relazione a due.

Potrebbe esserci infine un terzo vantaggio psicologico; per alcune persone l’esistenza di un “terzo” nella relazione risulta paradossalmente appagante: sentirsi preferiti ad un altro/a può essere, in qualche modo, una fonte da cui si ricava gratificazione e autostima.

Vantaggi reali, effimeri o passeggeri dell’essere Amante

Difficile dirlo, come sempre ogni caso è a sé, certo è che, come in tutte le relazioni, è una questione anche di bilancio: qualora gli svantaggi dovessero superare i vantaggi e il ruolo di amante risultare più doloroso che gratificante sarà bene, forse, rivedere le proprie priorità.

Resta il fatto che l’amore, naturalmente, può prendere le strade più impensate e meno convenzionali, sta a noi riconoscerlo senza perderci.

Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it