Significati Simbolici

La luna piena di fine agosto ti svela chi sei

Di Sandra Saporito - 25 Agosto 2026

Agosto sta per finire. L’estate lentamente si ritira, le giornate cominciano ad accorciarsi e nell’aria si sente già qualcosa di diverso. Non è ancora autunno, ma non è più nemmeno piena estate. È quel momento sospeso in cui la natura sembra suggerirci una cosa molto semplice: è tempo di guardare ciò che abbiamo raccolto.

Il 28 agosto ci sarà la Luna Piena ma anche un’eclissi lunare parziale: la Terra si troverà tra il Sole e la Luna e la sua ombra oscurerà quasi completamente il disco lunare. Dall’Italia sarà possibile osservare il fenomeno nelle ore prima dell’alba, quando la Luna sarà ormai bassa verso l’orizzonte.

È uno spettacolo astronomico affascinante, ma possiamo anche scegliere di guardarlo come una metafora.

Perché una Luna piena che si oscura proprio mentre l’estate finisce sembra fatta apposta per ricordarci che non tutto ciò che deve essere visto arriva immediatamente alla luce. A volte abbiamo bisogno dell’ombra per capire ciò che la luce ci impediva di vedere.

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La storia della Luna del Raccolto: impareremo mai la lezione?

La Luna piena di agosto è tradizionalmente conosciuta in Nord America come Luna dello Storione, nome legato al periodo in cui questi grandi pesci erano particolarmente presenti nei laghi e nei fiumi della regione. Ma al di là del nome, il significato simbolico di questa Luna è perfettamente in sintonia con la fine dell’estate: il raccolto.

Siccome poesia e magia camminano sempre a braccetto e sono forse le uniche porte in grado di aprirsi sul mondo della meraviglia e dell’inconscio, governati dalla Luna, pensavo che spiegarti il potere di questo plenilunio cominciando con una storiella era il modo migliore per piombarti nell’atmosfera giusta per risvegliare il tuo intuito e la tua sensibilità.

Esiste una storia che illustra a meraviglia la lezione della Luna del Raccolto e che sicuramente ti riporterà in memoria alcuni ricordi d’infanzia: è la storia della Cicala e della Formica, scritta da Esopo e ripresa e divulgata da Jean de La Fontaine. Te la riporto nella sua integralità nel caso non te la ricordassi:

La Cicala che imprudente
tutto estate al sol cantò,
provveduta di niente
nell’inverno si trovò,
senza più un granello e senza
una mosca in la credenza.

Affamata e piagnolosa
va a cercar della Formica
e le chiede qualche cosa,
qualche cosa in cortesia,
per poter fino alla prossima
primavera tirar via:
promettendo per l’agosto,
in coscienza d’animale,
interessi e capitale.

La Formica che ha il difetto
di prestar malvolentieri,
le dimanda chiaro e netto:
– Che hai tu fatto fino a ieri?
– Cara amica, a dire il giusto
non ho fatto che cantare
tutto il tempo. – Brava ho gusto;
balla adesso, se ti pare.

Severa ma giusta.

Cosa insegna questa storia? Che la vita, in un modo o nell’altro, ti dà il resto delle tue azioni, con gli interessi maturati.

Dal frutto si riconosce l’albero” dicevano i nostri vecchi e avevano ragione; ecco perché questo periodo dell’anno è così tanto importante: ti aiuta a fare il punto della situazione in base a ciò che stai raccogliendo, così non puoi illuderti di essere una formica se tutto ciò che ti ritrovi tra le mani è un pugno di mosche.

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Fatti le domande giuste

Il tuo raccolto parla di ciò che hai seminato realmente, perché la natura non inganna: ciò che semini, crescerà. Se i frutti del tuo lavoro non sono quelli che speravi, allora devi farti un paio di domande:

1. Cosa ho seminato realmente per raccogliere tutto ciò?

In base ai frutti, riconosci l’albero. Osserva bene ciò che ti sta tornando indietro ora e valutalo bene in modo da capire da dove proviene. Questo esercizio ti aiuterà a capire la natura dei tuoi semi, perché se semini vento, sai bene come sarà il raccolto.

Ovviamente, ci vuole una buona dose di obiettività per fare questo esercizio, e soprattutto di sincerità (e umiltà) verso te stesso/a perché il nemico n°1 che ti depisterà in questo lavoro introspettivo è la paura di sbagliare, di esserti in qualche modo macchiato in modo indelebile.

Errare è umano ed è un tuo diritto sbagliare, ma è anche un tuo dovere imparare dai tuoi errori e rimediare; quindi non temere di guardare in faccia la realtà: quella è l’unica via se vuoi cambiare le cose.

2. Ero consapevole di ciò che stavo facendo?

Questo è un punto dolente perché a volte arriviamo a pensare, ingenuamente, che la vita ci capita; vuoi perché pensiamo che siamo in qualche modo predestinati a ciò che ci accadde, di non avere potere sulla nostra vita.

Se così fosse che ne sarebbe del libero arbitrio, della facoltà di pensare con la propria testa? Il vivere la propria vita in modo passivo è una scelta, non una fatalità. Il problema è che pensare che le cose siano predestinate ci deresponsabilizza, e questo è gravissimo perché in questo caso rimettiamo nelle mani di qualcun altro il potere di guidare la nostra esistenza.

Questa domanda va quindi ad approfondire la prima sulla natura dei tuoi semi, perché se tu hai seminato su indicazioni di altri e ciò che ne raccogli ti danneggia, non è solo di consapevolezza di cui hai bisogno, ma anche di coraggio: quello di riprendere la tua vita in mano e di separare il grano dalla gramigna.

campo di grano

Ma la domanda più importante da farti in questo momento è…

Cosa voglio fare di questo raccolto?

Perché quest’ultima luna dell’estate ti parla di raccogliere i tuoi frutti ma anche di valutare cosa farne. Ogni frutto è infatti custode di innumerevoli semi e quindi di alberi in potenza. Se non sei soddisfatto/a di ciò che hai raccolto, è inutile ripetere gli stessi errori sperando che il risultato cambi.

Se continui a piantare rovi, non pensare di raccogliere rose.

Sono domande semplici ma se sarai in grado di dedicarci il tempo necessario, potrebbero davvero cambiare il tuo modo di approcciarti alla vita e spero che accoglierai questa opportunità

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Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it

Articolo aggiornato il 25-08-2026





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