Rimettersi in questione presuppone riuscire a mollare un vecchio sistema di pensiero per abbracciarne un nuovo, significa avere il coraggio di lasciare una vecchia strada, sicura e ben conosciuta, per iniziare un nuovo percorso che ci porterà chi sa dove. Rimettersi in questione presuppone che abbiamo una qualità che manca alla maggior parte delle persone: il coraggio, perché ce ne vuole per riuscire a mollare le proprie certezze, per cercare la verità invece della semplice sicurezza.

“Conosco delle barche che si dimenticano di partire… hanno paura del mare a furia di invecchiare.”
— Jacques Brel

Perché è così difficile rimettersi in questione

Crescendo, usiamo alcune informazioni con le quali veniamo a contatto per costruire la nostra identità e la nostra immagine, perché riteniamo che queste informazioni sono valide e sicure, degne di comporre le nostre fondamenta. Ma cosa succede se un giorno scopriamo che queste informazioni non sono più come pensavamo, se scopriamo che sono incomplete o, peggio ancora, bugie?

cambiare direzione

“L’uomo che non muta mai la sua opinione è come acqua stagnante e alleva rettili nella mente.”
— Marion Woodman

Di fronte a noi avremmo due possibilità: far finta di nulla e difendere a spada tratta ciò che avevamo accolto tempo addietro – screditando apertamente la tesi che ci rimette in questione – oppure fare il punto della questione, ammettere di essere in errore e implementare il proprio sistema di pensiero con le nuove informazioni, dimostrando di avere un’integrità intellettuale che pochi oggigiorno possiedono ancora.

La rete delle relazioni: sostegno o prigione?

A volte capita di voler cambiare idea o prospettiva, ma è il nostro entourage a bloccarci e a convincerci che è meglio non farlo. Il coraggio di cambiare ce l’avremmo pure, anzi! Potrebbe anche manifestarsi sotto forma di una necessità viscerale, di un bisogno quasi vitale di cambiare aria, ma a mettere i paletti questa volta non è quella voce interiore che ci sabota fin troppo spesso ma sono le persone che ci stanno più vicino: genitori, figli, amici.

Se cambiamo le nostre basi – e di conseguenza cambiamo anche noi – questo si rispecchierà anche nella nostre rete di relazioni. Se questa rete si basa sul rispetto, l’amore e la compassione, la nostra rete ci sosterrà; se invece è una rete basata sull’attaccamento e la volontà di mantenere la situazione così com’è perché “è sempre stato così, perché cambiare?”, allora ci vincolerà e ci sentiremo bloccati.

Cambiare idea è un tuo diritto

Il minimo cambio può essere percepito all’esterno come una minaccia per l’equilibrio di quella piccola comunità di cui fai parte: può andare dal cambio di look, al cambio di indirizzo di studio, dal cambio di fede a quello delle abitudini alimentari. Il cambiamento è una minaccia per l’abitudine. Tuttavia hai il sacrosanto diritto di cambiare idea se lo senti necessario, di rimettere in questione ciò che hai imparato e fatto tuo finora, il cambiamento è un tuo diritto.

“Se non cambiasse mai nulla, non ci sarebbero le farfalle.”
— Anonimo

Il fatto che tu riesca a rimetterti in questione, a cambiare idea, a fare il punto della questione, dimostra che sei in grado di evolvere, di andare oltre, ma sopratutto che sei una persona che ha già raggiunto quel tipo di equilibrio interiore che le permette di camminare fuori dai sentieri battuti e di non basare la sua sicurezza su presupposti esterni.

Quando riuscire a cambiare idea è segno di equilibrio interiore

cambiare idea

Il punto è che spesso ci si aggrappa alle proprie convinzioni come una cozza, allo scoglio: per paura di andare alla deriva e smarrirsi e quindi perdere di vista il senso della propria vita, motivo per il quale la gente che cammina fuori dai sentieri battuti fa paura: perché mostra con l’esempio ciò che molti hanno paura di fare. Cambiare è possibile.

“Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.”
— Denis Waitley

Cambiare idea non è solo possibile ma è anche il segno di una grande forza interiore in grado di fare la differenza nel scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è comodo; si smette di venerare il passato per andare avanti, per evolvere, per andare oltre. Il nocciolo centrale delle nostre convinzioni cambia: non è più costituito da un insieme di dogmi ma da esperienze.

È legittimo sentirsi in crisi

È proprio nel momento in cui cambi l’asse delle tue convinzioni che avviene il “Big Bang” interiore. Quando sposti la tua attenzione su fatti reali e concreti e non più su convinzioni accettate più per abitudine – o per salvare le apparenze – che altro, ti rendi conto che la vita è fatta di una moltitudine di sfumature e gli estremismi svaniscono: non hanno più ragione di essere, vedi i fatti e non più solamente le parole.

Questo sgretolamento delle proprie fondamenta porta ben evidentemente ad una crisi interiore non indifferente ed è qui che possiamo vedere a che punto siamo arrivati nel nostro percorso di crescita: da una parte ci sarà chi accoglierà questo momento di crollo per ricostruirsi su una base più forte e solida e chi invece tenterà di nascondere le proprie crepe sotto un fitto strato di intransigenza ed autoritarismo.

Dogma Vs ricerca: il dilemma dell’evoluzione

La principale differenze tra il dogma e la ricerca è che il primo si basa sul dare risposte, l’altro su porre domande. È la stessa differenza che c’è tra un muro e un ponte. Certo, il muro ti protegge, ti fa sentire al sicuro, è un punto di riferimento saldo ma può anche diventare una prigione, il punto finale della tua storia personale. Il ponte invece suscita sempre timore perché non si sa mai cosa si troverà dall’altra parte. L’unica cosa certa è che attraversando il ponte, si espanderà lo spettro delle proprie esperienze e conoscenze, si avrà una visuale sul mondo più ampia e ricca.

ponte

“Se sei abbastanza coraggioso da lasciarti dietro tutto ciò che è familiare e confortevole, e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa ai vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esteriore che interiore; se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio; se accetti tutti quelli che incontri, strada facendo, come insegnanti; e se sei preparato soprattutto ad accettare alcune realtà di te stesso veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.”
— Elizabeth Gilbert

 

Quindi la domanda finale è: cos’è più importante per te?

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice & shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it