Il Lato Oscuro della Tecnologia: Internet ci rende Davvero Liberi?

Quando penso a questa rete invisibile che connette mondi tanto lontani e che permette a chiunque di entrare in contatto con realtà e persone altrimenti inaccessibili, mi sento pervadere dall’entusiasmo. La rete è senz’altro una fonte incredibile di possibilità. Tuttavia penso che idealizzarla sia insidioso quanto demonizzarla e che sia importante osservare le cose, e i fenomeni, da punti di vista diversi evitando strade a senso unico. Perché se è vero che Internet è una risorsa preziosa, non bisogna dimenticare che cela lati oscuri insidiosi.

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A squarciare il velo ci ha provato Black Mirror, serie tv ideata e prodotta da Charlie Brooker per Endemol, in cui la tecnologia assume le sembianze di un mostro famelico. Il futuro tratteggiato da Black Mirror è inquietante: il mondo si trasforma in un social network in cui il telefono diventa arma di valutazione. Sono le stellette raggiunte, una sorta di like, a creare le “classi sociali”. Black Mirror può apparire esageratamente pessimistica ma non le si può negare il merito di aver smascherato alcuni lati oscuri della tecnologia che tendiamo a mettere in secondo piano, giustificandoli in nome del progresso. Che sia inarrestabile lo sappiamo ma questo non legittima tutto ed è importante porsi degli interrogativi etici affinché il progresso, di qualunque genere esso sia, non diventi fagocitante.

Una delle conseguenze dell’avanzare della tecnologia da cui ci mette in guardia Black Mirror è l’assuefazione, che potrebbe destabilizzare la società e i sentimenti umani. In parte è forse inevitabile ma subire passivamente questo processo è pericoloso. Siamo certi che le tecnologie siano un semplice strumento? Come sottolinea Maura Gancitano nel video youtube “Black Mirror e la psicopolitica“, secondo brillanti autori contemporanei come il filosofo Byung-Chul Han, questi strumenti non sono affatto neutri ma manifestano un profondo cambiamento.

Byung-Chul Han: il filosofo critico della Rete

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Secondo il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, da molti considerato un visionario, Internet nasconde molti più lati oscuri di quanto crediamo, nonostante il suo grande potenziale di emancipazione.

Innanzitutto non unisce ma divide nascondendo interessi commerciali dietro alla cultura della condivisione. Il suo saggio “Nello Sciame. Visioni del digitale” affronta la controversa tematica affermando che i like non sono affatto democratici e che oggi l’umanità è ridotta a uno sciame digitale, ovvero un insieme di persone integrate nella Rete ma in realtà isolate le une dalle altre. Per non parlare del narcisismo tipico dell’era del web, sintomo di un vuoto dell’io che non sa più chi è, e necessita dei like per appagare la propria irrequietudine.

Un’altra critica mossa dal filosofo riguarda la trasparenza del web che se da un lato agevola lo scambio di informazioni, dall’altro permette al sistema sociale di sorvegliarci. La trasparenza appiattisce anche la cultura perché vuole mostrare tutto. In apparenza è positivo ma, sottolinea il filosofo, è il principio opposto dell’Arte e della Bellezza, le quali sono intrise di mistero e segretezza.

E che dire del lavoro? (Grazie) al web è diventato totalizzante perché siamo raggiungibili ovunque: “Ognuno è padrone e servo di se stesso… Il neoliberismo fa sì che la libertà si esaurisca da sola: la società della prestazione prepone la produttività alla repressione proprio grazie a un eccesso di libertà, che viene sfruttata in tutte le sue forme ed espressioni, dalle emozioni alla comunicazione. Oggi la libertà è una costrizione. Il compito del futuro sarà proprio quello di trovare una nuova libertà “.

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Cos’è il neoliberismo? Si tratta di una dottrina economica che permette alle forze del mercato, guidate dalle regole della concorrenza, di regolare il sistema economico, riducendo d’altra parte l’influenza statale. Questa ideologia, stando ad alcuni studiosi, avrebbe plasmato la nostra società dagli anni 80′ in poi, seppure in modo anonimo. Il giornalista George Monbiot in un articolo scritto per il Guardian ha affermato che il neoliberalismo è un’ideologia che pervade ormai tutto, sebbene gran parte di noi non ne sia consapevole: “vede la competizione come la caratteristica che definisce le relazioni umane. Ridefinisce i cittadini in quanto consumatori, le cui scelte democratiche sono meglio esercitate con l’acquisto e la vendita, un processo che premia il merito e punisce l’inefficienza…Il mercato fa sì che ognuno ottenga ciò che merita.” E prosegue: “In un mondo governato dalla competizione, chi rimane indietro viene definito e si percepisce come perdente… La crescita economica è stata nettamente più lenta nell’era neoliberista (dal 1980 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti) di quanto non fosse nei decenni precedenti; ma non per i più ricchi… la teoria neoliberale afferma che le persone possono esercitare una scelta attraverso la spesa. Ma alcuni hanno più da spendere rispetto ad altri:

Internet in questo contesto diventa strumento ideale di promozione di una finta libertà basata sulla competizione. George Monbiot a tal proposito ha dichiarato che “se un prodotto è gratis“, come lo sono oggi i social, le email ecc. a libero accesso, “il prodotto sei tu“. In questo sistema noi tutti diventiamo forza lavoro inconsapevole per chi detiene il potere del mondo digitale, illudendoci che si tratti di democrazia.

Personalmente penso che Internet abbia un enorme potenziale ma ritengo che porsi delle domande scomode sull’uso che ne facciamo, sul perché abbia tanto successo, sul come influenza le nostre vite, sia molto importante per favorirne un uso meno passivo e più consapevole.

Laura De Rosa

mirabilinto.com

 

 

 

Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 17/08/2017
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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