Educazione

8 motivi per tenere lontani i bambini dalla tecnologia

Di Cristina Rubano - 9 Agosto 2022

Bambini e tecnologia: un binomio non proprio felice! Lo sostengono i professionisti dell’età evolutiva, psicologi, psicoterapeuti pediatri… Tutti unanimemente concordi nel fatto che, un’esposizione precoce e prolungata agli schermi di smartphone e tablet, può essere dannosa per lo sviluppo psicofisico di bambini e preadolescenti.

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1. L’uso precoce delle tecnologie modifica il cervello dei bambini

Una ricerca di alcuni anni fa (Hutton  et al., 2019) ha evidenziato come esporre precocemente i bambini alla tecnologia possa danneggiare il loro sviluppo cerebrale. Dobbiamo considerare che nei primi 5 anni di vita il cervello infantile è ancora molto malleabile e sotto la pressione degli stimoli esterni forma e modifica connessioni neurali che rimarranno poi per tutta la vita. L’esposizione prolungata agli schermi di smartphone e tablet a questa età interferisce con questo processo. Ciò comporta un minore sviluppo di quelle aree deputate al linguaggio e all’alfabetizzazione scolare. A risultare più danneggiate sarebbero le aree della sostanza bianca, deputate alla connessione e comunicazione delle diverse parti del cervello. Si tratta di una sorta di “cavi”, di linee telefoniche di comunicazione che, se danneggiate, possono interferire con la velocità di elaborazione degli stimoli.

Per questo molti consigliano di gestire con parsimonia il rapporto fra bambini e tecnologia limitandone l’accesso ai dispositivi multimediali. Ma perché smartphone e tablet possono essere dannosi anche da un punto di vista psicologico e educativo? E come regolamentare l’uso dei device per i più piccoli? Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, consiglia di rimandare l’uso esclusivo dello smartphone fino ai 14 anni. Nel suo libro Vietato ai minori di 14 anni  ne spiega le motivazioni.

Vendiamo allora altre ragioni per regolamentare l’accesso di bambini alla tecnologia.

2. Bambini e tecnologia: lo smartphone non è adatto ai loro bisogni

bambino che fissa lo schermo di un telefonino
Credit foto © Pixabay

Fino alla fine della preadolescenza bambini e ragazzi sono connotati da una relativa immaturità cerebrale che li rende impulsivi e facilmente eccitabili. La maturazione emotiva e cognitiva può avvenire attraverso esperienze graduali e proporzionate che consentano di maturare via via competenze cognitive sempre più strutturate.

Dare uno smartphone in mano a un bambino o a un preadolescente significa, da questo punto di vista, esporlo ad un’esperienza che non corrisponde adeguatamente ai suoi bisogni di crescita. Meglio, come sostiene Alberto Pellai, consentirne un uso limitato a device a disposizione di tutta la famiglia. Questo consente uno spontaneo monitoraggio e un regolare dialogo sull’esperienza parziale che questo ragazzi vanno facendo su siti e chat online.

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3. Bambini e tecnologia: inficia il successo scolastico

Diversi studi neuro scientifici hanno evidenziato come la precoce esposizione dei bambini alla tecnologia si associa ad un abbassamento delle prestazioni cognitive e di conseguenza del rendimento scolastico. L’utilizzo precoce e massiccio di smartphone e tablet si accompagnerebbe anzitutto a deficit nelle funzioni esecutive, quelle che ad esempio ci consentono di adattare una strategia d’azione al contesto o di modificare l’azione in corso a seguito di cambiamenti o imprevisti. Ma non solo, sono stati osservati disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento, ritardi cognitivi, deficit nell’autoregolazione e aumento dell’impulsività. In altre parole: questi bambini sono meno capaci di fermarsi a pensare, agiscono d’impulso e non sono in grado di calmarsi o di mantenere la concentrazione su ciò che stanno facendo.

4. Bambini e tecnologia: danneggia la salute mentale

Essere esposti prematuramente ad un mondo virtuale in cui arriva una pioggia incessante di stimoli può contribuire al manifestarsi di disturbi mentali in età evolutiva. Depressione, ansia, disturbi psichiatrici hanno la loro insorgenza spesso in età giovanile. I device tecnologici offrono un mondo alternativo in cui è facile isolarsi e in cui è facile perdersi. In cui il confine tra fantasia e realtà; tra vero e falso può apparire labile e confuso, specie a chi è più vulnerabile o ancora immaturo. Dove è possibile rimanere vittime di truffe, cyberbullismo o pedopornografia. Dove insomma, è facile che una mente immatura, che ricerca una fuga dalla realtà, si rintani per ritrovarsi poi ancora più in trappola. Tutto questo può essere prevenuto e intercettato se i genitori regolano e condividono l’uso di questi strumenti con i loro figli e parlano con loro di ciò che accade online.

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5. Bambini e tecnologia: si alimentano ansia e comportamenti di dipendenza

Chat di messaggistica, social network, ma anche video e giochi online… Questi e altri strumenti possono creare dipendenza, sia nei più piccoli che nei ragazzi più grandi. Soprattutto perché sono progettati proprio per massimizzare la durata del tempo che l’utente trascorre su queste piattaforme. Non stupirà allora scoprire che molti degli sviluppatori di questi siti sono anche coloro che ne hanno vietato l’utilizzo ai propri figli durante l’età dello sviluppo.

Si tratta di un rischio che può innescarsi fin dalla prima infanzia là dove si espongano i bambini alla tecnologia fin da piccolissimi. Magari per distrarli da un capriccio, aiutarli ad addormentarsi o invogliarli a mangiare. Mettiamo in chiaro una cosa: tutti i genitori devono di tanto in tanto ricorrere a rimedi “estremi”, magari pedagogicamente discutibili, per “salvare le penne” e cavarsi d’impaccio da situazioni al limite del possibile. Ma occorre aver ben presente che smartphone e tablet fanno presa immediata sui bambini, li catturano all’istante e rischiano di sostituirsi allo sviluppo sano e graduale di una loro autonoma capacità di autoregolazione. Se usati costantemente questi device diventano l’unico modo in cui un bambino è capace di calmarsi, addormentarsi o nutrirsi. Senza imparare a riconoscere i suoi stati d’animo, i suoi bisogni di rassicurazione e riposo o i suoi istinti di fame e sazietà.

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6. Diseducazione sessuale

I preadolescenti, se lasciato soli nel mondo online, potrebbero incorrere in modelli traumatici e distorti relativi alla sessualità. Questo tipo di messaggi sono purtroppo oggi praticamente onnipresenti nell’esperienza di navigazione di chiunque. Non è necessario frequentare siti pornografici per incappare in materiale esplicito che un ragazzino non ha gli strumenti per decodificare. Molto siti sono inondati di pubblicità, spam, e messaggi sessualmente inappropriati. Fin troppi banner pubblicitari propongono modelli sessualizzati dei corpi femminili e maschili, modelli di fronte ai quali, nel mondo online, un preadolescente rischia di ritrovarsi solo e inerme. Fin troppe testate giornalistiche, post di social network e siti di “informazione” propongono resoconti espliciti e fuorvianti di femminicidi e altri fatti di cronaca. Tutto questo rischia di esporre i più giovani a messaggi irrealistici, distorti e falsati della sessualità e del rapporto fra i generi. Spesso ben prima che la famiglia e la scuola svolgano la loro azione educativa su tali argomenti. La sessualità è ancora un tabù in molti contesti educativi. Sarebbe bene invece che fosse un argomento trattato fin da subito in proporzione all’età, sul quale bambini e ragazzi possano confrontarsi in famiglia prima che fuori da essa o nel mondo online.

7. Scorretta igiene del sonno

Un’indagine della Kaiser Foundation svolta nel 2010, rilevava come il 75% dei bambini disponesse già di apparecchi tecnologici nella propria camera da letto. Dato questo che sarà probabilmente aumentato negli ultimi anni e con il ricorso ancora più massiccio dei bambini alla tecnologia dopo la pandemia.

L’utilizzo di questi device interferisce significativamente con una corretta igiene del sonno. Se questi apparecchi rimangono accesi e a disposizione di bambini e ragazzi anche nelle ore serali e notturne il cervello fatica ad entrare nel sonno e a mantenerlo in modo sano. L’illuminazione degli schermi, la continua attesa di novità, l’incessante offerta di stimoli che questi device forniscono, non consentono al cervello di cessare lo stato di attività diurna ed entrare nel riposo notturno. La privazione di sonno, o un sonno di cattiva qualità, interferiscono non solo col rendimento nella giornata successiva, ma con il corretto sviluppo a lungo termine delle capacità cognitive.

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8. Bambini e tecnologia: danneggia la competenza emotiva e relazionale

Preadolescenti e bambini con la tecnologia imparano che tutto è a portata di click, che si può avere tutto e subito. Non devono faticare, aspettare, concentrarsi per ottenere qualcosa. Ma anzi, sono esposti ad un ambiente virtuale che fornisce loro una sovrabbondante quantità di stimoli non richiesti che hanno il solo scopo di “ingaggiare” l’utente e non mollarlo più… Le amicizie sembrano effimere, fluide, senza complicazioni. I videogiochi espongono a scene di sessualità e violenza gratuite di cui si perde la reale portata. Le conseguenze delle proprie azioni sembrano irrisorie e il confronto vis a vis sostituito da quello con immagini e amici virtuali. Tutto questo può danneggiare lo sviluppo emotivo-affettivo di un bambino e ancor più di un preadolescente i cui cervello, abbiamo detto, è già ipereccitabile e portato ad agire d’impulso senza gli strumenti per riflettere e soppesare quanto sta accadendo.

L’esposizione prematura alla tecnologia può alimentare impulsività e aggressività, danneggiare le capacità empatiche  e relazionali di bambini e ragazzi più che negli adulti, proprio perché interferisce con momenti cruciali dello sviluppo e della maturazione affettiva e relazionale.

“… attualmente quasi tutti i ragazzi sopra di dieci anni dispongono di uno smartphone. Perché quindi porsi una questione che la realtà dei fatti sembra rendere inutile, fuori luogo o superata?

La risposta è quanto mai semplice: la situazione ci è sfuggita di mano, abbiamo fatto scelte senza esserne consapevoli, ci siamo adeguati alla maggioranza, e risulta evidente agli occhi di chi ha un ruolo educativo la necessità di rimettere mano e regolamentare il rapporto tra minori e tecnologie. Perché questa è una vera e propria emergenza educativa!”

(Alberto Pellai, Barbara Tamborini, “Vietato ai minori di 14 anni”, De Agostini).





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