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Contenere (ma prima di tutto ascoltare) la rabbia degli adolescenti

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viso di un ragazzo
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Le esplosioni di rabbia in adolescenza sono il pane quotidiano di molte famiglie, l’adolescente può direzionare l’aggressività nei confronti della madre, del padre o dei fratelli spesso a causa della frustrazione derivante da divieti e limiti che gli vengono imposti.

Gli scatti d’ira non sono appannaggio di tutti gli adolescenti, ma non sono affatto una rarità; è bene che i genitori ascoltino e contengano queste reazioni aiutando i figli a maturare nella gestione della rabbia.

“Se non capisci è colpa mia”: quando l’insegnante educa con le parole

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bambina appoggiata adl banco
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Ci sono parole in grado di stravolgere il modo di pensare, di alleggerire, di far aprire il cuore. Quando un insegnante rivolgendosi ai suoi alunni dice: “se non capite chiedetemi anche mille volte perché vuol dire che non sono riuscito a spiegare bene: non siete voi ad essere incapaci di apprendere ma io che non sono stato in grado di trasmettervi nel modo adeguato la lezione“, compie un meraviglioso atto educativo.

Se non imparo nel modo in cui tu insegni, insegnami nel modo in cui imparo.
(Anonimo)

Le parole che avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola

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classe con un maestro
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Il primo giorno di scuola è un appuntamento importante, spesso sottovalutato da docenti e genitori. Questo appuntamento annuale ha un potere motivazionale, sociale ed emotivo formidabile. Purtroppo però capita spesso che questo potere venga perso e non utilizzato lasciando un vuoto incolmabile per tutto l’anno scolastico.

Eh sì perché ciò che viene detto, fatto, vissuto il primo giorno di scuola fa breccia nel cuore di tutti. Non si può riproporre in un altro momento: la magia del primo giorno vive solo durante quella particolare mattina. Anche se venissero riproposte le stesse attività e le stesse parole i giorni seguenti non avrebbero lo stesso valore e la stessa energia.

Il Bambino Ha Bisogno Di Arrampicarsi Sugli Alberi

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Viviamo in una società che vieta in modo più o meno implicito al bambino di arrampicarsi sugli alberi ignorando l’immensa utilità psicofisica di quest’attività divertente, antica e naturale.

Provate a portare un bambino anche piccolo, di 2-3 anni, dinnanzi ad un albero con i rami bassi, alla sua portata. Egli inizierà a suo modo ad arrampicarsi. E ciò avviene d’istinto, senza aver visto nessuno farlo, non è una questione di imitazione ma proprio di una spinta interna alla scalata. Il bambino ha bisogno di arrampicarsi!

Eppure pochi bambini oggi lo fanno ancora quotidianamente.

La Didattica A Distanza Alla Scuola Primaria E’ Un Atto Educativo?

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Didattica A Distanza ed Educazione: possono coesistere?

In questo periodo la Didattica A Distanza coinvolge quasi tutte le scuole d’Italia, dalla scuola primaria fino all’università. Certe realtà propongono qualcosa di simile, seppur di breve durata e con intenti diversi, addirittura alla scuola materna.

Non è questa la sede per avviare dibattiti riguardo alla scelta più o meno corretta di chiudere le scuole italiane. Vorrei invece porre un grande interrogativo: la Didattica A Distanza è un atto educativo? Perché se la scuola è la sede regina dell’insegnamento e dell’educazione non può e non deve trasformarsi in qualcosa che non è, nemmeno in questo periodo di pandemia.

Non Insegnate Ai Vostri Figli Ad Adattarsi Alla Società

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C’è una convinzione di base riguardo all’educazione che è bene affrontare. Soprattutto in questo periodo di disorientamento educativo.

Educare un bambino non vuol dire, come invece si crede, aiutarlo ad adattarsi alla società. Vuol dire guidarlo a far emergere i propri talenti, accompagnarlo a guardare i suoi lati più bui e a scoprire cosa vogliono comunicare, mostrargli gli strumenti per aiutarlo a conoscersi ogni giorno di più. Per andare in contro al mondo con creatività, fiducia, ed entusiasmo.

Se Il Bambino Non E’ Al Centro Del Mondo E’ Il Mondo Stesso Che Fallisce

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Ogni Paese ha una sua identità, un modo di essere diverso dagli altri. Un’identità scaturita dalla sua storia, dalle sue radici, dagli aspetti ambientali, culturali e relazionali dei popoli che vi abitano. E le decisioni di un Paese, soprattutto durante una crisi, rispecchiano questa identità.

In questi giorni, forse più che mai, è emersa l’evidenza che il bambino non è al centro del mondo dell’adulto. La nostra identità di popolo non presta attenzione al bambino.

Né al bambino reale né al bambino interiore.

I Bambini E I Ragazzi Hanno Bisogno Di Sorridere Mentre Apprendono

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La scuola DEVE essere un luogo di crescita felice. Un posto dove imparare con gioia, dove la paura è bandita, dove sentirsi a casa.

Troppo spesso si pensa che educare significhi imporre.

La scuola è la seconda comunità che il bambino conosce. Una scuola basata sulla sola didattica e sull’imposizione di regole sociali con il clima del “terrore”, non fa che allontanare il Bambino dalle relazioni umane, dalla fiducia e dal rispetto per l’altro.

Auguri di Passione per il Primo Giorno di Scuola

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Un nuovo anno scolastico si accinge alla partenza. C’è chi inizia un nuovo percorso, chi continua quello intrapreso. Negli occhi la speranza e la paura, entrambi sentimenti che descrivono l’ignoto.

Cosa mi aspetterà dietro quella porta?

Si sperano tanti sorrisi, abbracci, sorprese, insegnamenti, confronto, amicizie. Si temono insegnanti, inimicizie, ritmi, studio.
Tutti i percorsi saranno segnati da esperienze positive e non, ma partire con il fiato corto ad una corsa non fa mai bene.

Respiriamo, chiudiamo gli occhi, rilassiamoci e partiamo.

Sconfiggere l’ansia dei primi giorni

PER GLI STUDENTI

“Aiutami A Fare Da Solo”: l’Educazione Secondo la Pedagogia Montessori

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“AIUTAMI A FARE DA SOLO”

Questa frase che la Montessori utilizza spesso può essere mal interpretata se la si legge dividendola in più parti. “Aiutami” per l’adulto significa due cose :” sostituiscimi” o “dammi la soluzione”. Del verbo “aiutare” sul dizionario leggo anche “facilitare, collaborare, assistere, cooperare “quindi temo già che ci sia un fraintendimento. La frase poi prosegue con “a fare”. “Aiutami a fare” , quindi nonfai tu per me”. “Da solo” : anche qui emerge la volontà di chi sta facendo l’esclamazione.