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Contenere (ma prima di tutto ascoltare) la rabbia degli adolescenti

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viso di un ragazzo
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Le esplosioni di rabbia in adolescenza sono il pane quotidiano di molte famiglie, l’adolescente può direzionare l’aggressività nei confronti della madre, del padre o dei fratelli spesso a causa della frustrazione derivante da divieti e limiti che gli vengono imposti.

Gli scatti d’ira non sono appannaggio di tutti gli adolescenti, ma non sono affatto una rarità; è bene che i genitori ascoltino e contengano queste reazioni aiutando i figli a maturare nella gestione della rabbia.

Semplifichiamo il mondo dei bambini per farli crescere più sereni

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bambino che sorride
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Ci lamentiamo sempre più di avere a che fare con bambini agitati, scontrosi e maleducati. Ma queste non sono espressioni della loro natura o del loro carattere, bensì risposte ad un mondo che non fa più per loro.

Credendo di fare loro del bene, quindi agendo in buona fede, riempiamo le loro giornate di attività e di oggetti, lasciando poco o nessuno spazio per la noia (grande alleata della creatività), per il libero gioco e per un ritmo naturale di vita.

Abbiamo reso difficile il loro mondo perché siamo convinti che solo seguendo questa via possiamo portare ricchezza mentre la semplicità è collegata alla povertà. Niente di più sbagliato!

Non intromettersi nella solitudine dei bambini li renderà più forti

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bambino solo che gioca
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La solitudine è spesso vista come qualcosa di molto doloroso e triste, qualcosa da cercare in tutti modi di evitare o di colmare. Questo spaventa ancora di più se ad apparire soli o vivere momenti in solitaria sono i bambini. Mamme, papà, nonni tutti sempre pronti a riempire i momenti di più piccoli e di rendere la loro vita prima della sensazione e condizione di essere soli, di sperimentare la solitudine.

“Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia.”

Jean-paul sartre

La splendida poesia di Kipling che parla alla nostra anima

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bambina-sul-divano-legge-il-libro-della-giungle-di-Rudyard-Kipling
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L’ultimo giorno della scuola superiore, il mio professore di storia dedicò una poesia a tutta la classe. Lo faceva ogni anno come augurio a questi ragazzi che da lì a poco sarebbero stati chiamati a diventare degli adulti responsabili, a dover prendere in mano la loro vita, ad avere un posto nel mondo e a dover agire nella società. Quella poesia mi è rimasta impressa nella memoria per il suo profondo significato, per la sua bellezza, per le lezioni di umiltà e di umanità che veicolava, e per un aneddoto in grado di dare coraggio e speranza.

Lo sviluppo delle emozioni nell’infanzia, impariamo ad ascoltarle noi adulti

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Bambino che piange arrabbiato
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Sroufe (1986) definisce l’emozione come “una reazione soggettiva ad un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali”.

Questa è une delle possibili definizioni di emozione e permette di comprendere come questa sia un’esperienza complessa ed estremamente articolata e come tale implica differenti aspetti e attiva abilità e competenze importanti a più livelli. La competenza emotiva richiede infatti molte abilità che si apprendono e sviluppano nell’arco della vita e che, inevitabilmente, risentono delle esperienze di vita, dei modelli educativi e affettivi, della cultura, nonché di vissuti più o meno piacevoli o traumatici.

La Didattica A Distanza Alla Scuola Primaria E’ Un Atto Educativo?

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Didattica A Distanza ed Educazione: possono coesistere?

In questo periodo la Didattica A Distanza coinvolge quasi tutte le scuole d’Italia, dalla scuola primaria fino all’università. Certe realtà propongono qualcosa di simile, seppur di breve durata e con intenti diversi, addirittura alla scuola materna.

Non è questa la sede per avviare dibattiti riguardo alla scelta più o meno corretta di chiudere le scuole italiane. Vorrei invece porre un grande interrogativo: la Didattica A Distanza è un atto educativo? Perché se la scuola è la sede regina dell’insegnamento e dell’educazione non può e non deve trasformarsi in qualcosa che non è, nemmeno in questo periodo di pandemia.

Non Insegnate Ai Vostri Figli Ad Adattarsi Alla Società

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C’è una convinzione di base riguardo all’educazione che è bene affrontare. Soprattutto in questo periodo di disorientamento educativo.

Educare un bambino non vuol dire, come invece si crede, aiutarlo ad adattarsi alla società. Vuol dire guidarlo a far emergere i propri talenti, accompagnarlo a guardare i suoi lati più bui e a scoprire cosa vogliono comunicare, mostrargli gli strumenti per aiutarlo a conoscersi ogni giorno di più. Per andare in contro al mondo con creatività, fiducia, ed entusiasmo.

Se Il Bambino Non E’ Al Centro Del Mondo E’ Il Mondo Stesso Che Fallisce

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Ogni Paese ha una sua identità, un modo di essere diverso dagli altri. Un’identità scaturita dalla sua storia, dalle sue radici, dagli aspetti ambientali, culturali e relazionali dei popoli che vi abitano. E le decisioni di un Paese, soprattutto durante una crisi, rispecchiano questa identità.

In questi giorni, forse più che mai, è emersa l’evidenza che il bambino non è al centro del mondo dell’adulto. La nostra identità di popolo non presta attenzione al bambino.

Né al bambino reale né al bambino interiore.

La Stanchezza di Una Mamma è un Grido da Ascoltare con Attenzione

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Le mamme sono stanche. Stanchissime. E la loro stanchezza sembra non cessare mai. Anzi aumenta, si accumula in tutte le pieghe della loro vita. 

La nostra società non ci aiuta ad essere mamme. Ci ostacola in questa nostra missione e spesso esasperate da questo nostro compito ci facciamo travolgere da attività, pensieri, pesi e timori facendoci trasportare passivamente dall’onda della “mamma perfetta”.

Siamo mamme e di conseguenza dobbiamo sacrificare la nostra identità per accudire in quel determinato modo i nostri figli. Che devono essere aiutati quotidianamente a fare i compiti, che devono essere portati settimanalmente a svolgere quell’attività sportiva, che devono trovare in casa tutto pronto.

“Aiutami A Fare Da Solo”: l’Educazione Secondo la Pedagogia Montessori

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“AIUTAMI A FARE DA SOLO”

Questa frase che la Montessori utilizza spesso può essere mal interpretata se la si legge dividendola in più parti. “Aiutami” per l’adulto significa due cose :” sostituiscimi” o “dammi la soluzione”. Del verbo “aiutare” sul dizionario leggo anche “facilitare, collaborare, assistere, cooperare “quindi temo già che ci sia un fraintendimento. La frase poi prosegue con “a fare”. “Aiutami a fare” , quindi nonfai tu per me”. “Da solo” : anche qui emerge la volontà di chi sta facendo l’esclamazione.