Benessere
Interviste

Gli alberi sono la soluzione al cambiamento climatico

Di Laura Cusmà Piccione - 9 Marzo 2023

Smog e livelli di inquinamento sempre più prossimi al superamento dei livelli di soglia, cambiamento climatico, quello che Lewis Gordon definisce la più grande sfida dell’umanità, e tanti altri temi focalizzati su ambiente ecologia e sviluppo sostenibile hanno maturato in noi la nuova consapevolezza di essere parte costitutiva dell’ecosistema e di partecipare in prima persona, vittime e carnefici, alla sua distruzione, ci suggerisce che inquinare l’ambiente significa avvelenare noi stessi: se avveleniamo i pesci con il mercurio, quando li serviremo sulle nostre tavole, ne verremo avvelenati a nostra volta.

Che quando vendiamo per 30 denari una foresta, abbiamo venduto, con gli alberi abbattuti, parte della nostra eredità d’ossigeno, che con l’ape uccisa oggi dalle molecole di sintesi muore la speranza nei fiori del futuro.
(Giorgio Celli)

C’è una connessione inscindibile tra noi e la Terra, il suo patrimonio floreale, faunistico e i suoi alberi. Gli alberi, come tutta la Natura sono sin dai primordi della storia, quando non c’erano né Scienza, né conoscenza, di fronte alla bellezza e all’incomprensione del creato e dei suoi fenomeni naturali, gli uomini ne hanno cercato una spiegazione separata dal quotidiano, al di là della realtà, specialmente nel divino. E così divinizzarono quei fenomeni naturali altrimenti inspiegabili.

Apparve la mia anima come dalla corolla
d’un iris.
Essa sapeva d’essere nuda e sola.
Sola, come nell’acqua o nel vento.
Leggera, trasparente, sottile, meravigliosa.
Era come divino fiore di luce o divino uccello che nell’aria è appena nato.
Non sapeva né udire né vedere né comprendere, e neppure sapeva dove andava,
né quel che era materia quaggiù né lassù
(Rubén Darío, “Fiore di luce”)

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Per gentile concessione di Laura Cusmà Piccione

L’albero nelle diverse culture del mondo

Divinità-albero sono presenti nelle diverse culture di tutto il mondo: nella cultura indiana, le Yaksi o yakṣiṇī sono mitici spiriti femminili dall’aspetto di giovinette della mitologia induista, del buddhismo e del Giainismo; strettamente associati con gli alberi, in particolare l’albero di Ashoka (Saraca asoca) e l’albero sal (Shorea robusta). Anche se queste presenze arboree si dimostrano generalmente come benevole, vi possono in certi casi essere anche yakṣiṇī con caratteristiche malevoli nel folclore della cultura indiana. “Yokkaso” (spiriti guardiani degli alberi) birmani.

Nell’antico Egitto, Athor è una divinità degli alberi, durante l’Antico Regno era spesso chiamata Signora del Sicomoro. Era raffigurata sotto forma di sicomoro mentre dava da bere al defunto sporgendosi tra le fronde dell’albero sacro, ma era anche rappresentata come una vacca che appare dietro alla montagna tebana per proteggerne i morti: non solo i faraoni, ma anche le persone comuni. In questa civiltà, essendo il faraone egli stesso una divinità, spesso è raffigurato come se fosse il tronco dell’albero della vita (forse un’acacia), con i rami disposti quasi a raggiera. Secondo alcune interpretazioni l’albero della vita egizio sarebbe da ricondurre alla forma della foce del Nilo, fiume che effettivamente garantiva la vita e la prosperità della popolazione.

Gli uomini sono parte stessa della natura, ma ci dimentichiamo spesso di questo concetto, ed è successo specialmente negli ultimi due secoli di industrializzazione. Adesso molte persone credono che il genere umano possa controllare la natura. Io non credo sia così.
Non dovremmo dimenticare di ascoltare i messaggi che essa ci manda. Nei tempi antichi le persone ascoltavano questi messaggi, pregavano per essa, e questa è stata l’origine dell’arte e della musica. Dobbiamo sempre ricordarcene.
(Ryūichi Sakamoto)

Kurozome è lo spirito del ciliegio giapponese (Prunus serrulata).
Nella cultura dei Tamil, “palma Palmyra” è un’antica divinità della fertilità legata a questo tipo di palma da sempre molto importante. Questa divinità è anche conosciuta come Taalavaasini, un nome che riguarda inoltre tutti i tipi di palme. Alcune altre divinità arboree Tamil sono collegate ad antiche divinità agricole, quali Puliyidaivalaiyamman, la divinità del tamarindo.
Queste divinità arboree sono tutte femminili così come nella culla della nostra civiltà, rappresentata dalla cultura greca, la cui mitologia è piena di divinità-albero, come le Meliadi, le ninfe del frassino, le Driadi e le Amadriadi.

Pan e Amadriade, mosaico a piastrelle trovato a Pompei antica e conservato al Museo Archeologico di Napoli. Credit foto © Wikipedia

Con la civiltà greca il mito dell’albero della vita si sovrappone a quello dell’albero dalle mele d’oro situato nel giardino delle Esperidi. Toccherà a Ercole sconfiggere il serpente Ladone per raccogliere tre pomi, simbologia ripresa dalla tradizione iconografica cristiana con l’albero della mela e il serpente tentatore di Eva.

Giuseppe Penone, “Elevazione”, a Rotterdam. Credit foto © Wikipedia

L’albero è centrale fino ai nostri giorni anche nella poetica di Giuseppe Penone, che all’albero dedica una sua famosa serie di opere dal titolo Alberi. In queste opere la materia naturale, mutando nel tempo e attraverso l’azione dell’artista, assume l’aspetto di una scultura autonoma e duratura, capace di rivelare una verità che non è metafisica, ma oggettiva e incontestabile.

Spogliare l’albero strato per strato
dal peso dei suoi gesti fissati nel legno,
per riscoprire il momento dell’equilibrio
tra la dimensione del legno e la forma dell’albero.
(Giusepppe Penone)

Nella cultura occidentale, l’albero entra nella scienza già con Ippocrate: sull’isola di Kos cresce il Platano di Ippocrate, (460-370 A.C.), cui la tradizione attribuisce l’età di 2500 anni e la funzione di copertura sotto la quale si narra che Ippocrate, padre della Medicina, insegnasse ai suoi adepti i segreti dell’arte della guarigione.

L’albero di Ippocrate. Credit foto © Wikipedia

Ma è soltanto in epoca contemporanea che stiamo acquisendo coscienza di quanto gli alberi svolgano un ruolo fondamentale per il benessere psicofisico dell’uomo.
Una ricerca sperimentale condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani, pubblicata su International Journal of Environmental Research and Public Health, rivela gli effetti benefici sulla salute degli oli essenziali emanati da alberi e piante.
Dalla ricerca emerge che l’aria della foresta diminuisca lo stato di ansia considerato fattore di rischio per la salute, fare un bel respiro nei boschi e passeggiare tra gli odori delle piante fa bene non solo ai nostri polmoni, ma avrebbe anche una funzione calmante.

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Combinando sessioni di terapia forestale condotte da psicologi con tecniche avanzate di statistica, abbiamo potuto dimostrare che, in certe condizioni, l’aria della foresta è davvero terapeutica: un traguardo importante per la progressiva adozione di pratiche sanitarie verdi.
(Federica Zabini di Cnr-Ibe, responsabile Cnr del progetto e supervisore della ricerca).

Relazione tra alberi e cambiamento climatico

La scienza ci ha rivelato l’interconnessione stretta tra alberi e cambiamento climatico: d’estate potremmo risolvere il caldo anomalo facendo a meno dell’aria condizionata, infatti, la presenza di alberi in città può abbassare la temperatura anche di tre gradi, perché contrastano la capacità di assorbimento del calore propria dei materiali di costruzione.
D’inverno, ora che assistiamo sempre più spesso a fenomeni anomali come tornado, nubifragi , trombe d’aria, e le cosiddette bombe d’acqua che abbattono intere foreste, come nel novembre 2018, la foresta dei violini in Val di Flemme, dalla quale Antonio Stradivari, avrebbe attinto il legno per i suoi capolavori strumentali.
In tale direzione sono andate le conclusioni di Cop 27 a Sharm el-Sheikh, dove è stato discusso il tema del rapporto tra lotta ai cambiamenti climatici e la salvaguardia delle foreste. Per affrontare questa emergenza e lasciare un segno della ricorrenza 2022, grazie ai fondi del Pnrr, in Italia, verranno piantati 6,6 milioni di nuove piante entro il 2024 nelle 14 Città metropolitane, in 1268 comuni in cui vivono più di 21 milioni di abitanti.

Il Piano di forestazione fissa obiettivi specifici: preservare e valorizzare la biodiversità diffusa in linea con la strategia europea per la biodiversità; contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico nelle aree metropolitane; contribuire alla riduzione del numero delle procedure di infrazione in materia di qualità dell’aria; recuperare i paesaggi antropici e migliorare le aree protette presenti nelle immediate vicinanze delle aree metropolitane; arginare il consumo di suolo e ripristinare i suoli utili.

Gli alberi saranno usati per creare corridoi verdi fra città e campagne, mitigare le isole di calore in estate, rafforzare il terreno contro le bombe d’acqua e ripulire l’aria inquinata dallo smog. Perché gli alberi migliorano anche la qualità dell’aria, infatti, le foglie assorbono l’anidride carbonica dei gas serra e altri inquinanti atmosferici come ozono, monossido di carbonio e biossido di zolfo, d’altro canto rilasciano ossigeno. E 50mila alberi tratterranno già nei primi 10 anni di vita alcuni milioni di chilogrammi di anidride carbonica. Gli alberi, infatti, sono in grado di contrastare efficacemente l’inquinamento atmosferico con un costo decisamente inferiore ad altri rimedi non naturali. Si pensi che gli alberi sono mille volte più efficienti nell’assorbire anidride carbonica di qualsiasi altra tecnologia artificiale sperimentata finora.

Che forza che hanno gli alberi, sono spogli ma resistono, mi accontenterei solo del 20% della loro capacità nel rinascere. Adesso la maggior parte delle persone li vedono deboli, ma sono forti.
(Andrea Spinelli)

Non si può negare che il surriscaldamento globale abbia un impatto sulla salute e sul benessere mentale; l’aumento delle temperature è strettamente correlato a un numero maggiore di attacchi di ansia e di panico, in particolare nelle persone che già ne soffrono, magari in estate. Si chiama eco-ansia, o ansia climatica, e nella letteratura scientifica indica la preoccupazione, la paura o l’ansia cronica legata al destino ambientale del pianeta per via di gravi eventi climatici. Nelle persone più giovani e in quelle più sensibili ai temi di riscaldamento globale, cambiamenti climatici, aumento dell’incidenza di disastri naturali, deforestazione, innalzamento del livello del mare ed eventi meteorologici estremi, l’ansia climatica può manifestarsi con sintomi specifici di distress.
Una sana eco-ansia aiuta a non rimanere indifferenti nei confronti delle condizioni del nostro pianeta.

L’uomo è dotato d’intelligenza e di forza creativa per moltiplicare ciò che gli è dato, sinora però egli non ha creato, ma distrutto. Le foreste si fanno sempre più rade, i fiumi si seccano, la selvaggina si è estinta, il clima si è guastato, e di giorno in giorno la terra diventa sempre più povera e più brutta.
(Anton Čechov, Zio Vanja)

Il meraviglioso potere curativo del bosco

È innegabile quanto faccia bene e ci faccia sentire sollevati immergerci in un bosco fino a respirarlo.

Torturato da un freddo che mai lo abbandona, non cessa di ripetere: «Ho i brividi, ho i brividi». Corre di paese in paese, consulta medici, va di clinica in clinica: dal freddo interiore non si guarisce con nessun clima.
(Emil Cioran, La tentazione di esistere)

Un bosco non è soltanto l’insieme degli alberi che lo compongono e neppure la somma di flora e fauna. Un bosco è il risultato di azioni e reazioni, alleanze e competizioni, crescita e crolli. Il bosco è un mondo mobile, che, sebbene continuiamo a sforzarci di studiare e catalogare, limitare e controllare, resterà sempre un selvaggio, vibrante spazio di meraviglia e di racconti degli uomini di ogni epoca che lo hanno camminato.

Lei era assai svestita
e i grandi alberi indiscreti
buttavano sui vetri il loro fogliame
maliziosamente, vicino, vicino.
(Arthur Rimbaud)

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Tanti racconti ce li narra Andrea Guglielmetti, che lavora come tecnico della sezione Forestale per il dipartimento del territorio dal Canton Ticino, nella quale si fa tutto quello che c’è da fare per la cura dei boschi proprio a livello tecnico. La Forestale del Ticino è anche un organo di sorveglianza. Il compito primario di Andrea Guglielmetti è promuovere la cura del bosco e il loro risanamento perché la funzione principale di un bosco è quella di protezione.

Per Guglielmetti, questi boschi non sono un lavoro, ma amici cui tendere una mano, quando si addentra nell’elenco delle funzioni del bosco, afferma : “Dopo viene anche la funzione di svago, quella di produzione di legname, la funzione paesaggistica, ma quella principale è di protezione degli abitanti e delle vie di comunicazione. Questo lavoro consiste nell’individuare quali boschi hanno bisogno di una mano per svolgere la loro funzione, dopodiché promuoviamo dei progetti, che possiamo sviluppare noi direttamente all’interno della sezione forestale, oppure affidare agli studi di ingegneria forestale privata e, poi, una volta aggiudicati gli appalti, a noi compete la sorveglianza dei cantieri”.

Nulla è originale. Ruba ovunque ciò che risuona con la tua inspirazione o alimenta la tua immaginazione. Divora vecchi film, nuovi film, musica, libri, dipinti, fotografie, poesie, sogni, conversazioni casuali, architettura, ponti, segnali stradali, alberi, nuvole, corpi di acqua, luce e ombra. Seleziona solo cose da rubare che parlano direttamente alla tua anima.
(Jim Jarmusch, Stranger Than Paradise)

Poi Guglielmetti si riferisce alle tempeste del 2020, per le quali hanno dovuto contenere i danni con un pronto intervento, per poter intervenire con progetti di risanamento dei boschi, dando la priorità
all’apertura delle vie di comunicazione, all’apertura dei sentieri escursionistici, alla messa in sicurezza di tutti gli stabili, le strade. Infine, una volta finita la prima fase di emergenza, durata diversi mesi, tutte le imprese forestali erano impegnate sul territorio, anchil singolo cittadino che aveva l’albero caduto sul tetto ha chiamato urgentemente. “C’è voluto diverso tempo – ci racconta – per tamponare l’emergenza, sono intervenute le imprese a svolgere questo lavoro. E in un attimo siamo riusciti a raddoppiare la produzione media, sia l’anno scorso che quest’anno: siamo passati da 6 mila a 12mila mq di legname”.

Un’altra mansione del forestale svizzero è la parte amministrativa che, prevede la conoscenza della legislazione forestale, per esempio, quando dare i permessi per tagliare gli alberi perché un singolo cittadino che vuole tagliare la legna del suo bosco, del quale il forestale deve valutare le piante, in Svizzera, deve almeno aver fatto un minimo corso di formazione per garantire sempre la sicurezza delle persone e le distanze di legge”.

Per gentile concessione di Laura Cusmà Piccione

Altra considerazione importante che il forestale deve tenere in conto nei progetti silvestri è la biodiversità.

La nostra sovracrescita economica si scontra con i limiti della finitezza della biosfera. La capacità rigeneratrice della terra non riesce più a seguire la domanda: l’uomo trasforma le risorse in rifiuti più rapidamente di quanto la natura sia in grado di trasformare questi rifiuti in nuove risorse.
(Serge Latouche)

Spiega Guglielmetti: “Dobbiamo essere attenti che il bosco sia caratterizzato da biodiversità: non devono essere boschi mono-specie, ma al loro interno si possono sviluppare tutte le specie tipiche della nostra regione e, quando troviamo dei boschi particolarmente di pregio, possiamo proporli per inaugurare una riserva forestale. Ho appena proposto di preservare a Breggia, nella valle della Crotta, al confine con l’Italia, un bosco splendido con ontani neri misti a faggi, cosicché si sviluppino senza l’intervento dell’uomo almeno per i prossimi 50 anni. L’intenzione sarebbe lasciarli a loro stessi senza alcun intervento per i prossimi secoli.

Breggia, valle della Crotta faggio. Per gentile concessione di Andrea Guglielmetti.

Durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022 (COP27), tenuta nel mese di novembre a Sharm el-Sheikh, è stato evidenziato in maniera indiscutibile il tema del rapporto tra lotta ai cambiamenti climatici e salvaguardia delle foreste: gli alberi rinfrescano d’estate, perché contrastano la capacità di assorbimento del calore propria dei materiali di costruzione. D’inverno, invece, rafforzano il terreno contro le manifestazioni temporalesche più violente degli ultimi anni (cosiddette bombe d’acqua), e sempre ripuliscono l’aria inquinata dallo smog, poiché le foglie assorbono l’anidride carbonica dei gas serra e altri inquinanti atmosferici e rilasciano ossigeno. Questi sono tre ottimi motivi per incentivare la piantumazione degli alberi in città.

Guglielmetti spiega: “La foresta è come l’oceano: un regolatore automatico, per cui laddove si tolgono completamente ampie porzioni di foreste, come in Amazzonia, poi si vedono subito gli effetti, perché questa funzione tampone che ha la foresta, viene tolta, per cui è constatabile evidentemente quel che succede. Per esempio, nell’Amazzonia, quel terreno che prima sembrava così fertile per la presenza di tanti alberi verdi, potrebbe diventare sterile, qualora le sostanze nutritive venissero dilavate. Qui da noi, in genere, la deforestazione riguarda piccole superfici, ma sicuramente se non vi fosse il bosco in tanti luoghi, si vedrebbero tanti smottamenti o frane. Già nel secolo scorso, si è riconosciuto che il bosco ha come funzione primaria quella protettiva da valanghe e smottamenti. È stata presa una precoce consapevolezza.

Credit foto ©Pixabay

Continua Guglirlmetti: “Noi siamo privilegiati in Svizzera perché è dalla seconda metà del secolo scorso che esistono leggi forestali, secondo le quali la foresta non può arretrare, ma soltanto aumentare, inglobando i territori agricoli abbandonati. In certi casi è stato persino controproducente per la questione della biodiversità perché, se abbiamo bei prati protetti, che sono ricchi di specie di lepidotteri e farfalline, o fiorellini acquevori, se la foresta avanza troppo, alla fine soffoca anche questi ecosistemi. Invece noi forestali stiamo cercando di mantenere vivi anche questi piccoli ecosistemi perché sono importanti sia essi che la foresta”.

La Svizzera si è già preparata ad affrontare il cambiamento climatico, infatti, da qualche anno la confederazione ha lanciato un programma di studio per vedere quali saranno le specie arboree più resistenti che si possono adattare meglio in futuro al cambiamento climatico. E in tutta la Svizzera è stato lanciato il progetto Tes (Tree Energy Solutions): sono state create in tutta la Svizzera 57 superfici Tes, dove vengono studiate in modo sistematico 18 specie arboree che sono state individuate tra le più resistenti e si sta cercando di capire quale sia l’influsso del cambiamento climatico su di esse in tutta la vita. Sarà uno studio che dura tra i 30 e i 50 anni. Per non arrivare impreparati nel prossimo futuro se dovessero esserci gravi conseguenze al cambiamento climatico.

Guglielmetti si inoltra nell’analisi di pro e contro dei progetti di deforestazione e riforestazione: “Non bisogna indignarsi davanti all’abbattimento di alcuni alberi che anzi a volte si rende necessario perché anch’essi non sono eterni, ma questi abbattimenti devono essere accompagnati da un lavoro di comunicazione di progettazione e devono essere sostituiti con alberi idonei anche più avanti.
Spesso per realizzare un bel viale alberato si piantano degli alberelli più piccoli che sono facili da potare, ma non svolgono la stessa funzione di abbassamento della temperatura urbana di 2-3 gradi – anche perché poi questo aiuta a combattere il cambiamento climatico – e di dare piacevolezza di vita. Perché chiaramente chi abita in quella zona, potrà tenere la temperatura un po’ più bassa rispetto ai condizionatori. Lodo anche i progetti di foreste verticali perché comportano più diversità e portano insetti e api di nuovo in città, danno la possibilità alla pioggia che cade di venire assorbita prima che finisca nelle canalizzazioni e poi vada ad allagare la città intera perché tutti questi piccoli giardini contribuiscono a rallentare il decorso delle acque e dovrebbe essere obbligatorio nel futuro proporre delle costruzioni che abbiano degli spazi verdi, dei giardini non sempre asfaltati. A volte basterebbe un terreno che drena l’acqua, che la fa assorbire, per esempio, di ghiaia”.

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Per quanto gli uomini cercassero di distruggere la terra, per quanto la soffocassero di pietre, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città. 

Per quanto gli uomini cercassero di distruggere la terra, per quanto la soffocassero di pietre, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, – la primavera era primavera anche in città.
Il sole scaldava, l’erba riprendeva vita. Betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie profumate; le cornacchie, i passeri e i colombi già preparavano i nidi. Allegre erano le piante, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini. Ma gli uomini – i grandi, gli adulti – non smettevano di ingannare e tormentare se stessi e gli altri. Gli uomini ritenevano che sacro e importante non fosse quel mattino di primavera, quella bellezza del mondo, la bellezza che dispone alla pace, all’amore, ma sacro e importante fosse quello che loro stessi avevano inventato per dominarsi l’un l’altro.
(Lev Tolstoj, Resurrezione)

Gli alberi costituiscono anche la più importante fonte di riparo e nutrimento per molti animali. Il forestale ticinese si addentra sin dentro alle venature della corteccia: “Di per sé un albero è un piccolo ecosistema. Basti pensare a dove il bambino disegna il nido dell’uccellino. Sull’albero che sia nel bosco, che sia anche città: gli uccellini che nidificano in città sono tanti. Vicino a casa mia, si possono vedere dei nidi tra le fronde delle betulle; infatti, gli uccellini si nutrono di insetti che a volte trovano anche nella corteccia e, quando si piantano alberi nei viali si dovrebbe tener conto anche che più la corteccia è ruvida, più può ospitare insetti, mentre una corteccia più è liscia, più è sterile. Una bella corteccia liscia di faggio sarà bellissima da vedere però tra le sue pieghe non ha insetti. Invece è preferibile un bel viale alberato di tigli, o querce o pioppi contengono nella corteccia tutti questi insetti, per cui lì il ciclo della vita sarà mantenuto. Per esempio, il tiglio può attirare le api selvatiche, da qui il miele: è il ciclo della vita che noi tante volte diamo per scontato perché non lo vediamo, e invece può essere mantenuto con un semplice viale alberato”.

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In un’epoca che ha fatto della «felicità» un mantra, dell’essere energici e sorridenti un dovere sociale, perché un lavoratore per produrre tanto deve essere innanzitutto efficiente e un consumatore per generare profitto deve illudersi di potersi comprare la felicità, esiste l’ecoansia, o ansia climatica che, nella letteratura scientifica, indica la preoccupazione, la paura o l’ansia cronica legata al destino ambientale del pianeta per via dei gravi eventi climatici.

Spegnete i cellulari, uscite in strada e guardate per un istante, solo per un istante, il cielo che vi sta davanti. Che emozioni vi suscita? Guardate gli alberi, la luna, la stelle. Guardate in faccia le altre persone. Andate in un museo, dimenticatevi dei social, dei messaggini, dei mille impegni e pensieri che vi attraversano la mente e guardate i dipinti. Guardateli davvero. Io ho visto gente piangere davanti a un dipinto di Caravaggio o di Michelangelo. Benedico queste persone, perché ridere, piangere, emozionarsi, riuscire ancora in questi tempi moderni a provare stupore è la più grande ricchezza che si possa avere nella vita.
(G.Middei)

Nelle persone più giovani e in quelle più sensibili ai temi di riscaldamento globale, cambiamenti climatici, l’ansia climatica può manifestarsi con sintomi specifici di angoscia. Eppure la letteratura scientifica dice che un insediamento urbano è più vivibile se immerso nella natura. Alcuni ricercatori dell’università di Chicago hanno studiato gli effetti degli alberi sulla salute degli uomini piantando 10 nuovi alberi su una superficie di 8.000 mq. Dopo un po’ di tempo, gli abitanti di quell’area mostravano le stesse condizioni di salute di persone in media più giovani di 7 anni. Quando passeggiamo nel bosco, respiriamo il respiro delle piante. Questa aria non è solo ricca di ossigeno, ma è composta di molecole diverse, emesse normalmente dalle piante, che hanno effetti profondi sulla nostra psiche e sul nostro corpo. Passeggiare nel verde non ci rilassa solo per il paesaggio e per i colori, ma anche per ciò che entra in noi.

I risultati mostrano che, oltre una data soglia di concentrazione di monoterpeni i sintomi di ansia diminuiscono a prescindere da tutti gli altri parametri, sia ambientali che individuali, e poiché questi composti sono emessi dalle piante, possiamo ora assegnare un valore terapeutico specifico a ogni sito verde, anche condizionato alla frequentazione in momenti diversi dell’anno e del giorno.
(Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr-Ibe e membro del Comitato scientifico centrale del Cai).

Guglielmetti conferma l’effetto calmante e rilassante di cui beneficiano tutti i sensi portando alberi nei centri urbani: “Degli studi scientifici che non sono forestali, ma psicologici e medici, hanno constatato che quando una persona si inoltra in un bosco automaticamente ne trae beneficio, come dimostra il battito cardiaco che rallenta, la pressione arteriosa che diminuisce, quindi ti senti bene, più rilassato. Anche i comuni, nelle aree dismesse, al posto di edificare, dovrebbero acquistarle per creare dei parchi, che porterebbero agli abitanti del quartiere grandi benefici.
Flora e fauna hanno sempre bisogno di percorsi, altrimenti non riescono a svilupparsi; basterebbe trovare dei punti non troppo distanti che collegano le città con i parchi e troverebbero un corridoio faunistico che riesce a mantenere la biodiversità anche in città. Come guardare delle mappe dall’alto per portare la natura verso il centro, verso il cuore della città.
Per esempio, quando ci si addentra in un bosco di sequoie, ci sono profumi che sembra di essere in un altro mondo. E viene spontaneo sedersi in mezzo a questa pace, questa serenità e questi profumi: tutti i sensi vengono coinvolti.”.

C’è un piacere nei boschi senza sentieri,
c’è un’estasi sulla spiaggia desolata,
c’è vita, laddove nessuno s’intromette,
accanto al mare profondo, e alla musica del suo sciabordare:
non è ch’io ami di meno l’uomo, ma la Natura di più.
(George Gordon Byron)

Il Geasi (Gruppo di Educazione Ambientale della Svizzera italiana) promuove il progetto “Rispettare la natura attraverso la scoperta e la conoscenza”, Greta Thunberg, l’attivista svedese per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico, invoca nelle sue manifestazioni lo «Sciopero scolastico per il clima» e ha sollevato le coscienze dei più giovani ad acquisire maggiore consapevolezza dei temi della sostenibilità e del rispetto e della difesa dell’ambiente.

Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro.
(Daniele Zovi)

Funziona l’educazione a partire dai più piccoli, non dovrebbero essere gli adulti ad acquisire una nuova consapevolezza di quello che stiamo facendo al pianeta? Guglielmetti crede molto nell’educazione ambientale, raccontandoci che lui stesso è spesso stato coinvolto dalle scuole anche per la formazione ambientale dei bambini più piccoli e quando si portano i bambini nei boschi e li si coinvolge facendo ammirare loro la natura, sono entusiasti :è da loro che si recupera la sensibilità per la natura, che i più piccoli assorbono in maniera eccezionale.
Il forestale ha anche fatto delle manifestazioni appositamente per portare i bambini nel bosco nell’Anno internazionale della foresta (nel 2011) sviluppando un percorso di notte nel bosco con una favola. C’era un telo bianco di circa 2 metri d’altezza, 4 di lunghezza retroilluminato e spento in notturna, quando i ragazzi si inoltravano nel bosco e gli si avvicinavano, una fotocellula lo faceva accendere su un’immagine del libro che racconta la storia di un piccolo gnomo della foresta che aveva perso la famiglia caduta in una fontana e che cerca seguendo l’acqua rappresentata nell’installazione da un filo azzurro che dovevano seguire anche le persone. Erano 24 postazioni per 1 chilometro e mezzo di sentiero (segnato dal filo azzurro) nel bosco al buio, alcune delle quali anche sonore, e sembrava davvero di essere dentro all’immagine.

.Per gentile concessione di Andrea Guglielmetti

Progetti di piantumazione del Canton Ticino

Sono tanti i progetti di piantumazione del Canton Ticino. Il forestale ha già esposto il Tes con il quale pianteranno qualche milione di alberi per sostituire quelli abbattuti nelle zone colpite dalla tempesta del 2020.Tuttavia, il progetto deve ancora partire, fermato ancora dal cambiamento climatico, perché l’anno scorso non sono riusciti a far piantare nulla perché era troppo secco e avrebbero perso tutte le nuove piantine, i forestali sono, dunque, in attesa che la pioggia inumidisca il terreno per poi piantare tigli, faggi. Ora Guglielmetti vorrebbe seminare anche le ghiande di quercia in modo che con un sistema particolare può farla germinare: la ghianda viene trattata e messa sotto terra e nel momento in cui mette la radice sta lì.
Un altro progetto per il quale sono riusciti a trovare finanziamenti avrà luogo sulla vetta del Monte Generoso, dove c’è una piantagione storica di cent’anni di abete rosso che purtroppo sta cadendo a pezzi, perché è invecchiata ed è stata danneggiata dalle nevicate di qualche anno fa, per cui non è più sostenibile tenerla lì. Quindi vorrebbero sostituire i pochi alberi rimasti con alberi più adatti. Ci sarà tutto un lavoro di recinzione perché devono proteggere quelle piantine dagli animali selvatici, come i camosci che andrebbero a mangiarli, e dopo potranno piantare questi nuovi alberi sostituendo gli abeti non con una monocultultura, ma con diverse specie in modo che diano colorazione alla vetta del monte per tutto l’anno con fioriture. Addirittura vorrebbero far recuperare dei semi di larice che sono resistiti all’ultima era glaciale sul monte Generoso. Così da avere un bosco tutto colorato, perché i larici di inverno diventano giallo rossi, fiori, bacche rosse: biodiversità e paesaggio.

Credit foto © Pixabay

Altre soluzioni arboree

Sono numerosi gli esperti che individuano negli alberi una soluzione al cambiamento climatico.
Roberto Battiston, fisico all’Università di Trento, ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana, sostiene che è proprio la scarsa conoscenza della Scienza, e quindi dei fenomeni che ci circondano, a impedirci di risolvere i problemi, a cominciare dall’emergenza climatica.
La Tecnologia ha declinato diversi prodotti per contrastare il cambiamento climatico, ma neppure la più sofisticata ha eguagliato il potere degli alberi.

Gli alberi sono la strategia tecnologica più efficace che abbiamo per proteggere dal caldo le nostre città; dobbiamo considerarli alla stregua di un’infrastruttura e investirci.
(Brian Stone jr)

In particolare, contro l’inquinamento, uno studio svizzero ha stimato che 1.200 miliardi di alberi dovrebbero essere piantati sulla Terra, per assorbire due terzi del CO2 prodotto dall’uomo sin dall’era industriale. E sono tanti i progetti di riforestazione, o di conservazione delle foreste.

“Non c’è albero solido e forte se non quello che subisce il continuo assalto del vento poiché è lo stesso scuotimento delle raffiche a dargli più robustezza e più tenaci radici; fragili quelle piante cresciute in una valle solatia.”
Lucio Anneo Seneca

La piantumazione è anche la risposta dei principali progetti ideati dopo Cop27, dove il consesso politico mondiale, a livello di Organizzazioni internazionali e regionali e di singoli Stati, è impegnato in un complesso e difficoltoso percorso decisorio per affrontare il cambiamento climatico e i suoi ormai evidenti ed innegabili negativi effetti ambientali, sociali ed economici per la vita sulla Terra. L’assoluta urgenza delle questioni aperte, pur da tempo riconosciuta, ha finora portato a poche decisioni realmente operative ed è quindi richiesto uno sforzo di ulteriore e definitiva condivisione degli obiettivi e di forte accelerazione degli impegni e dei processi già messi in campo.

Perseguire uno sviluppo sostenibile, risolvendo le questioni critiche dell’inquinamento atmosferico,
della perdita di biodiversità, delle emissioni di CO2, dell’utilizzo di fonti fossili e dunque diminuendo il riscaldamento globale. E il Comitato per il Verde pubblico, istituito dalla legge n. 10/2013, nella Prima Strategia Nazionale del Verde Urbano del 2018 ha fissato criteri e linee guida per la promozione di foreste urbane e periurbane, basandola su tre principi essenziali: passare da metri quadri a ettari, ridurre le superfici asfaltate, adottare le foreste urbane come riferimento strutturale e funzionale del verde urbano, per tornare ad avere ‘più natura in città’ con la messa a dimora di milioni di alberi.

Quale differenza può fare il clima nel godimento della vita! Quanto diverse sono le sensazioni che si provano quando si hanno sott’occhio nere montagne ravvolte per metà di nuvole, e quando si vedono altre catene di monti attraverso la luce azzurra di una bella giornata! Per un po’ di tempo le prime possono parere sublimi; le altre sono tutte giocondità e vita felice.
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo)

Anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per combattere il cambiamento climatico e vivere nella bellezza e nella magia della natura. Certo ci vuole coraggio. La famiglia australiana degli Zammit Rappresentano un vero e proprio esempio di resistenza al cemento: la famiglia che vive a The Ponds, nella zona ovest di Sydney, ha rifiutato offerte milionarie per tenersi stretti la loro proprietà.

Questa famiglia ha la fortuna di vivere nella casa dei suoi sogni e non è assolutamente disposta ad abbandonarla. Nemmeno per quasi 5 milioni di dollari (valore del 2013). Intorno al terreno e alla villa degli Zammit, infatti, sono state costruite decine e decine di villette unifamiliari tutte uguali: un vero e proprio ecomostro.
Un enorme blocco edilizio che ha cambiato per sempre l’aspetto di quella zona e che, ai costruttori, ha portato guadagni dalle cifre esorbitanti. Tutti i vecchi vicini degli Zammit, a fronte delle offerte di acquisto per i loro terreni, hanno venduto o si sono trasferiti.
La loro proprietà, 10 anni fa, valeva quasi 5 milioni di dollari: non è dunque difficile immaginare che oggi, questa famiglia potrebbe ricavarci cifre simili o maggiori.
Basti pensare che oggi le case su quel pezzo di terra grande oltre 2 ettari frutterebbero ai costruttori circa 40 milioni! Ma gli Zammit hanno saputo non cedere al dio denaro e al Brutto. La loro casa è un’oasi in mezzo al verde e un vero esempio nel mezzo del boom edilizio che la circonda.




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