Il 1° aprile sembra essere abitato da un alone di inganno e mistero sin dalla sua nascita. Nessuno studioso è riuscito finora a rintracciare le reali origini del 1° aprile e molte ipotesi si sono rivelate, ironicamente, quasi un pesce d’aprile. Burlone dall’inizio alla fine, quindi.
Eppure, molte curiosità circolano sul suo conto, dai riti di fertilità dell’antica Roma fino al simbolismo zodiacale. Questa festa allegra è certamente l’occasione per ridere, scherzare, e, ad un livello profondo, prenderci cura di noi grazie all’effetto terapeutico della risata.
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Le radici antiche del primo aprile: dal risveglio della natura allo scherzo
Le origini del 1° aprile sono avvolte dall’ambiguità e dal paradosso, eppure è proprio questa incertezza che perdura da secoli a svelare l’identità più profonda del giorno degli scherzi.

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Momo, colui che prendeva in giro gli dei dell’Olimpo
Nella mitologia greca esiste una figura che incarna perfettamente lo spirito di questa giornata: Momo era il dio della risata e dello scherno, che si dilettava a criticare con sarcasmo le azioni degli dei, sforzandosi di scoprire in ogni cosa qualche difetto. Secondo il mito, Momo fu invitato un giorno da Zeus, Atena e Prometeo per far da giudice su chi di loro avesse fatto la miglior invenzione.
Zeus presentò un toro; Atena, la casa; Prometeo, l’uomo. Tuttavia, secondo l’opinione dell’arguto Momo, ogni creazione era sbagliata: il toro aveva le corna ai lati della testa, rendendo più difficile colpire il bersaglio; la casa non era trasportabile; all’uomo mancava un modo per vedere nel proprio cuore e nei propri sentimenti.
Per gli dei, i suoi scherni diventarono talmente insopportabili che lo cacciarono dall’Olimpo. Esiliato tra i comuni mortali, il figlio della Notte trovò solo Dioniso, dio dell’ebbrezza, dell’estasi e del capovolgimento dell’ordine, una compagnia dilettevole, probabilmente per affinità nel sovversivo. Momo divenne così il simbolo archetipico dello scherno come forza cosmica e liberatoria, la risata che osa sfidare persino gli dei. Ma, quell’energia liminale che lo caratterizzava, finì per pervadere la festa degli scherzi, in diversi suoi aspetti.
Hilaria, quando sacro e profano si mescolavano nell’antica Roma
Storicamente, è stato studiato il legame degli scherzi del 1° aprile con alcune feste romane. Nell’antica Roma la fine di marzo era il periodo delle feste delle Hilaria, in onore della dea Cibele, una delle diverse rappresentazioni della Dea Madre. Le Hilaria culminavano intorno al 25 marzo, giorno di resurrezione del dio Attis, amante di Cibele, che raffigurava il ritorno della forza vegetativa della natura, in concomitanza coi giorni equinoziali di primavera.
Durante queste celebrazioni era concesso ogni tipo di scherzo e travestimento: ognuno poteva assumere l’identità e l’aspetto di chiunque. Il confine tra sacro e profano si dissolveva, e la comunità si univa nello scherzo e nella risata.
Dal caos alla vita, grazie alla risata

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Secondo il folclorista Alan Dundes diverse tradizioni carnevalesche, tra cui quella del pesce d’aprile, sembrano radicare negli antichi riti di fertilità durante i quali il passaggio tra l’inverno e la primavera dava luogo a capovolgimenti rituali delle regole della società.
Qui, il simbolico si mescola con l’origine della vita secondo molte cosmogonie: secondo i miti delle origini, il Caos diede nascita alla vita e all’ordine, ed è da questo caos ricreato ritualmente grazie alla dimensione collettiva che l’uomo partecipava al mistero della vita che si manifestava ad ogni primavera, grazie al rovesciamento dei ruoli, gli scherzi, e le risate che scacciavano gli spiriti dell’inverno.
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Quando il pesce d’aprile era… francese
Secondo una delle ipotesi più diffuse sulle origini del 1° aprile, vi sarebbe il famoso qui pro quo del Capodanno. All’epoca, la data di inizio anno non era fissata all’unanimità al 1° gennaio in tutta Europa.
Con l’adozione del calendario gregoriano in Francia, con l’Editto di Roussillon del 1564, l’inizio dell’anno fu fissato al 1° gennaio. Chi continuava a festeggiare il capodanno tra fine marzo e inizio aprile, seguendo l’antico calendario, veniva preso in giro con inviti falsi e regali vuoti, guadagnandosi il soprannome di poisson d’avril.
Le prime fonti documentate del pesce d’aprile
La prima attestazione scritta certa della tradizione del 1° aprile come giorno degli scherzi risale al 1561. Lo scrittore fiammingo Eduard De Dene pubblicò una poesia comica su un nobile che mandava avanti e indietro il suo servo in commissioni assurde il 1° aprile. Un’opera assai divertente e in linea con lo spirito del giorno dunque.
In Italia la tradizione sembrò arrivare solo nell’Ottocento e risale agli scritti di Vittorio Imbriani nel 1867, ma alcune tracce precedenti sembrano comparire già nell’Arlecchino: giornale comico-politico di tutti i colori pubblicato a Napoli nel 1849. In seguito, la tradizione del 1° aprile passò dai ceti medio-alti, in particolare di Genova, per la prossimità con la Francia, e poi finalmente al popolo.
Il valore terapeutico dell’umorismo nella tradizione popolare
La risata è anche un collante sociale che permette interazioni più equilibrate e relazioni migliori. Probabilmente è per la sua valenza quasi catartica sulle tensioni sociali che molte culture riservarono un giorno all’anno alla risata rituale e alla burla.
Tutti ridono nella stessa lingua.
(Anonimo)
Il senso dell’umorismo fa bene alla salute perché riduce stress e tensioni, attiva i sistemi respiratorio, cardiovascolare, immunitario ed endocrino, aumenta la resilienza. Quando ridiamo, si attivano la corteccia cerebrale prefrontale e le aree temporali per comprendere la battuta, mentre il cervello rilascia dopamina ed endorfine, gli ormoni della felicità. È quindi facilmente comprensibile perché la risata condivisa a livello collettivo sia così importante per la salute psichica della comunità.
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Anche Freud approfondì la questione nel suo Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio pubblicato nel 1905. Secondo l’opinione del celebre psicanalista, l’umorismo costituiva un atto creativo e liberatorio; considerazione appoggiata anche da Charles Brenner, psicanalista americano che affermò: “La tecnica della battuta generalmente serve a provocare la liberazione, o lo scarico, di tendenze inconsce, le quali altrimenti non avrebbero avuto il permesso di esprimersi […] in maniera così completa.”
Lo scherzo condiviso del pesce d’aprile può quindi rappresentare una forma di igiene psichica collettiva, che canalizza le pulsioni interiori e le sublima.

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In Grecia si dice ancora oggi che riuscire a ingannare qualcuno con successo il 1° aprile porti fortuna al burlone per tutto l’anno: un’eco di quell’antica convinzione per cui la risata, quando è autentica e generosa, richiama su di sé la benevolenza del destino.
Simbologia dell’acqua e dei pesci: perché proprio il 1° aprile?
Il motivo per il quale il simbolo di questa giornata degli scherzi è un pesce è assai stratificato, e rimanda alla connessione intima che i nostri avi avevano col tempo, la natura e il sacro.
Secondo una delle tradizioni più folcloristiche, la tradizione dello scherzo del pesce d’aprile era connessa all’apertura della stagione della pesca il 1° aprile. In alcune comunità la pesca era troppo facile nel giorno dell’apertura per l’abbondanza di pesci. I pescatori venivano presi in giro dai compaesani: un vero pesce veniva appeso di nascosto sulla schiena dei pescatori che, con i loro vestiti larghi, non se ne accorgevano subito. Col tempo il pesce diventava sempre più viscido e maleodorante, amplificando il ridicolo della situazione. Da questo scherzo diventato tradizione discenderebbe il pesce di carta che ancora oggi i bambini incollano sulla schiena dei malcapitati.
Da un punto di vista simbolico, questo scherzo s’iscrive in una visione cosmica che vede il sole uscire nei giorni dell’equinozio di primavera dalla costellazione dei Pesci, ultimo segno dello zodiaco. I pesci sono un segno che sosta sul limite tra due cicli: chiude l’inverno e prepara la primavera, forte della componente acquatica, quasi uterina dell’acqua che prepara la nuova vita.
Se storicamente le origini del 1° aprile nascono da un insieme di simboli, riti e pratiche che si sono stratificati nel tempo, ciò non toglie che la valenza simbolica e psicologica di questa tradizione abbia un motivo più che solido per attraversare i secoli.
Nella tradizione popolare, il pesce rappresenta il mistero ma anche il rinnovamento, l’abbondanza, la vita; assume pertanto un valore di buon augurio, anche quando veicolato dallo scherzo.
Il ricco simbolismo fa del pesce d’aprile un fantastico compagno di viaggio verso un nuovo ciclo, da vivere con leggerezza e quel buonumore che non guasta.
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Fonti e approfondimenti:
• Sigmund Freud, Il motto di spirito e altri scritti (1905-1908) (Vol. 5), Ed. Boringhieri, Torino, 1989.
• State of Mind: la risata sociale




