Significati Simbolici

Il mito di Prometeo ci svela i segreti del nostro fuoco interiore

Di Sandra Saporito - 3 Gennaio 2022

La mitologia greca offre spesso delle risposte simboliche alle domande della psiche che già dall’alba dei tempi tormentavano il genere umano e ritroviamo alcuni di questi temi, come la nostra origine, identità ed evoluzione, nel mito di Prometeo. Ma attenzione, i miti non sono delle mere favole utili solo a divertire! In realtà raccontano attraverso un linguaggio simbolico la cosmogonia di un popolo, la sua identità e comprensione delle leggi del mondo, la sua memoria. I miti sono un patrimonio da preservare. E da trasmettere.

“Chi è privo di un mito è un uomo che non ha radici.”
(Carl G. Jung)

Tuttavia, la mitologia non svela facilmente i suoi segreti! Anzi, dà significati fantasiosi ai più superficiali, ma sa anche mostrarsi generosa, offrendo invece chiavi d’interpretazione e risposte profonde a chi è mosso da un autentico desiderio di conoscenza. Oggi cercheremo di leggere il mito di Prometeo da una prospettiva diversa che potrebbe rispondere ad alcune domande sull’anima.

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Il mito di Prometeo, la creazione dell’uomo e il “furto” del fuoco

Prometeo (“colui che riflette prima”) era un Titano, figlio di Climene (o Asia secondo altre versioni) e Giapeto (fratello di Cronos). Aveva un gemello: Epimeteo (“colui che riflette dopo”), lo stesso che nel mito sposerà Pandora, la liberatrice dei mali che affliggeranno l’umanità, che si vedrà spinta volente o nolente ad intraprendere un percorso di evoluzione.

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Il mito vuole Prometeo ed Epimeteo gemelli, procreati assieme e nati dalla stessa matrice, non per mera licenza poetica ma per offrirci uno spunto di riflessione sull’apparente dualità del mondo che si paleserà poi nei molti livelli di lettura del mito che inizia con la Titanomachia, che vede opporsi i Titani e gli dei dell’Olimpo, guidati da Zeus. Prometeo, seppur un Titano, appoggia gli Olimpi e si attira la loro benevolenza (anche se in cuor suo non perdonerà mai a Zeus il trattamento riservato ai suoi fratelli, rinchiusi per l’eternità nel Tartaro).

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Su incarico di Zeus, che lo ringrazierà così per il suo aiuto in battaglia, Prometeo avrà l’onore (e l’onere) di creare gli esseri viventi, tra i quali l’uomo, forgiandoli con acqua e argilla e li animerà con il fuoco celeste (la Conoscenza). A questi nuovi esseri gli Olimpi faranno dei doni che Prometeo ed Epimeteo dovranno spartire tra loro, ma il fratello frettoloso distribuirà questi doni agli animali, non lasciando nulla agli uomini.

Per rimediare a questo errore, Prometeo ruberà ad Atena uno scrigno con all’interno l’Intelletto e la Memoria facendone dono agli uomini in modo che l’umanità possa prosperare (secondo altre versioni ruberà la maestria del fuoco di Efesto e la perizia tecnica di Atena), provocando la collera di Zeus che giudicherà gli uomini così dotati troppo pericolosi. Di nuovo, Prometeo giocherà d’astuzia per proteggere le sue creature durante la famosa disputa di Mecone sulla spartizione del sacrificio tra Dei e uomini che deciderà del possibile sterminio della razza umana, favorendo di nuovo questi ultimi e aumentando purtroppo l’ira del capo degli dei che sottrarrà poi loro il fuoco celeste che li aveva animati.

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Gli uomini privati del fuoco della Conoscenza sprofonderanno nella miseria e nelle tenebre, fino a quando il buon Titano riuscirà a rubare un “seme di fuoco” e lo nasconderà dentro una canna per ovviare all’ingiustizia. A differenza del fuoco celeste, il fuoco nato dal “seme di fuoco” avrà bisogno di essere “coltivato”, ovvero protetto e nutrito, ma sarà comunque abbastanza per permettere all’uomo di proseguire sulla via del progresso e della conoscenza.

Prometeo pagherà a caro prezzo questo ultimo atto di bontà e sarà condannato da Zeus ad essere incatenato ad una rupe e vedersi corrodere il fegato da un’aquila ogni giorno per l’eternità.

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Il potere dell’essere umano è nascosto tra le righe del mito

Le divinità greche vantavano sul genere umanità un potere assoluto grazie all’ambrosia, al nettare e al possesso del fuoco celeste. Il fuoco donato agli uomini era in origine quello del dio Efesto e quindi un fuoco creativo, incorruttibile, capace di forgiare e trasformatore. Simbolo di energia creativa legato al divino, alla Conoscenza suprema, forse all’immortalità, questo fuoco primevo degli uomini fu loro sottratto per impedire loro di competere con gli dei. La capacità di (pro-?) creare sarebbe forse legata a questo fuoco celeste?

Ciò che ci è dato sapere è che questo elemento, alla base del Creato, costituiva per gli Antichi Greci uno degli archè (origine del cosmo), ma anche una metafora del Logos, principio in grado di animare la materia inerte. L’anima secondo il mito di Prometeo non sarebbe quindi fatta soltanto del soffio vitale (elemento aria), ma anche del fuoco celeste, pegno di immortalità.

L’uomo era in origine una creatura quasi perfetta che racchiudeva in sé i quattro elementi o arché (terra, acqua, aria, fuoco), e quindi fondata sui principi del cosmo. Ai nuovi dei dell’Olimpo appena insediati al potere, non avrebbe di certo fatto piacere trovare un nuovo rivale nella creatura nata dalle mani di Prometeo, motivo per il quale l’uomo fu privato del fuoco della Conoscenza e catapultato così nelle tenebre dell’ignoranza. Ma Prometeo diede all’uomo un altro fuoco, da nutrire e di cui prendersi cura, un “seme di fuoco”, dalla simbologia importante in quanto il seme rappresenta l’insieme delle possibilità e delle potenzialità: in ogni seme è racchiuso l’infinito in potenza.

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Il fuoco della conoscenza e i segreti dell’immortalità

Quando Prometeo dà il seme di fuoco all’uomo, gli dà in realtà una possibilità di eludere la morte, non attraverso l’immortalità, ma tramite la creazione e la trasmissione: gli offre una possibilità di riscatto, di evoluzione, di recuperare ciò che ha perso attraverso l’unione di questo seme con gli altri due doni ricevuti: Intelletto e Memoria.

L’intelligenza è una virtù che sostiene l’evoluzione tuttavia non basta da sola a questo scopo se non si sposa con la memoria, virtù in grado di aiutarci a fare tesoro delle esperienze del passato (errori, dolori, fallimenti compresi). Ma la memoria ha senso solo se trasmessa, come una fiamma, di casa in casa, di generazione in generazione per permettere lo sviluppo di una conoscenza concreta, esperita, allineata alla realtà.

Sono molti gli indizi seminati in questo mito che rispondono alle nostre domande esistenziali: chi siamo? da dove veniamo? perché siamo qui?La risposta questa volta non è soltanto individuale, ma collettiva.

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E ognuno è chiamato ad accendere il suo fuoco interiore per rispondervi.

Fonti:

• James Hillman, Psicologia archetipica, Treccani, 2021.
Il “Fuoco celeste”: Kronos, Fetonte, Prometeo
Platone, Protagora narra il mito di Prometeo

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it





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