Vuoi sapere che cosa penso? Avvicina il tuo orecchio al mio. Copri l’altro con la tua mano. Pensa a a me come se fossi una conchiglia. Ecco, adesso lì senti i miei pensieri? Hanno il suono di ciò che non hai mai ascoltato.
(Fabrizio Caramagna)
L’estate è il mese delle conchiglie. Le incontriamo sulle spiagge, nei fondali del mare, diventano protagoniste delle nostre giornate di vacanza. Nei mesi più freddi le dimenticheremo, ma loro rimarranno sempre là, dove le abbiamo viste, a piroettare tra le onde del mare o immobili e asciutte sulle rive dei fiumi, dei laghi, dell’oceano.
Veri e propri doni dell’acqua, le conchiglie parlano alla nostra anima un linguaggio antico, fatto di immagini, simboli e suoni silenziosi. Ci portano messaggi importanti che possiamo cogliere solo con l’anima.
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Presenza nell’antichità e nei miti

Da sempre la conchiglia ha affascinato l’uomo. Gli uomini primitivi dell’età della pietra le utilizzavano per decorare i loro monili, le abitazioni e le barche. Alcune tribù tropicali le utilizzavano addirittura come moneta di scambio.
Per i miti greci e romani le conchiglie rappresentavano un simbolo di prosperità, di rinascita e di fertilità.
Si narra che Venere, la dea dell’Amore, venne creata dalla schiuma del mare e portata a riva per mezzo di una conchiglia. Nelle antiche statue di Pompei si notano tante divinità raffigurate arricchite con conchiglie. Da qui si comprende come la conchiglia sia strettamente legata al mondo femminile. Anche la sua forma richiama il grembo materno ed il fatto che provenga dal mare ci fa pensare al liquido amniotico.
Vi sono stati ritrovamenti di conchiglie anche in alcune sepolture antiche: il loro legame con la morte e con la vita nei secoli è ricco e variegato.
Quando incontriamo una conchiglia stiamo incontrando un simbolo antico, fermiamoci ad ascoltare la sua voce, ad ammirarne le forme, a toccare i suoi spigoli, il materiale che la contraddistingue: il mare ha ricamato per noi il mistero della vita e della morte nella conchiglia.
Ho raccolto una conchiglia sulla riva del mare, una conchiglia dove si rifugia il vento nelle notti di luna, dove si riflette il sole quando le onde la bagnano.
Brillava per essere raccolta, per raccontare la sua storia di piccola creatura venuta da mondi sommersi.
L’ho poggiata all’orecchio ed ho sentito una voce che diceva: “Un giorno passò di qui un bambino, cercò di accogliermi, ma ebbe paura perché in quel momento una grossa onda stava avvicinandosi alla riva.
Suo padre che lo osservava gli domandò: sei sicuro di usare tutto il tuo coraggio, la tua volontà, in questo momento? Il bambino ammirando la conchiglia che si era riempita di raggi d’oro rispose di sì, ma rimase immobile. Il padre allora aggiunse:- Quello che hai detto non corrisponde a verità perché non mi hai chiesto di aiutarti a realizzare il tuo sogno -“.
I sogni sono come le conchiglie che il mare ha depositato sulla riva.
Bisogna raccoglierle ed ascoltare la loro voce.
(Romano Battaglia)
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Simbolismo moderno della conchiglia
Se avete raccolto una conchiglia durante le vostre vacanze (ci raccomandiamo che sia una sola per non rischiare di turbare il delicato equilibrio marino!), potete posizionarla vicino al comodino del vostro letto oppure sulla scrivania del vostro ufficio. Visti i meravigliosi significati antichi la conchiglia può divenire un simbolo anche per la nostra vita attuale: solo avendola vicina, guardandola di tanto in tanto, toccandola, o ascoltando il mare portandola al nostro orecchio, possiamo connetterci con la potenza delle onde, con l’immensità delle acque degli oceani, con il mistero della grandezza della natura.
Donare una conchiglia o riceverla come dono è un gesto colmo di significato e di affetto.
Potete ricreare un altare nelle vostre case collocando la conchiglia vicino ad un sasso particolare, posizionandola in una fontana da interno o da esterno, scegliendo per essa un posto nel vostro piccolo giardino zen da interno.
Avere vicino, a portata di occhi e di tocco, un simbolo semplice ma dal grande potere evocativo come una conchiglia, può farci sentire più vicini alla natura e ai suoi insegnamenti, può farci giungere idee, ricordarci chi siamo, togliere distrazioni e ricollegarci alla parte più autentica di noi.
Le nostre case e i nostri uffici, gli spazi che abitiamo, dovrebbero essere spogli da oggetti inutili e ricchi di pochi simboli in grado di nutrire la nostra anima.
Le conchiglie sono uno dei simboli dell’universo.
Si avvolgono in spire che riproducono la forma del tempo e creano perle che imitano la luce delle stelle.
(Fabrizio Caramagna)
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Approcciarsi alla conchiglia come farebbe un bambino

Un bambino che vede una conchiglia al mare si meraviglia, la coglie con grande cura, la conserva, e una volta a casa la pulisce per posizionarla in un barattolo oppure in una scatola particolare. A volte ci gioca solo in riva al mare e poi la lascia andare. In entrambi i casi l’atteggiamento del bambino è di concentrazione, quasi di meditazione, diventa un tutt’uno con essa e il mondo fuori di lui scompare.
Il bambino, ancora una volta, diviene il nostro maestro di vita più importante: ci insegna a perderci nella natura, per ritrovare il nostro centro.
Proviamo, allora, a vivere il simbolo della conchiglia come lo vivrebbe un bambino: con naturalezza, senza secondi scopi, solo con il piacere di fonderci con essa. Se riusciamo in quest’intento, almeno per un po’, ritroveremo il segreto del vivere bene…
Osserva un bambino che raccoglie conchiglie sulla spiaggia: è più felice dell’uomo più ricco del mondo. Qual è il suo segreto? Quel segreto è anche il mio. Il bambino vive nel momento presente, si gode il sole, l’aria salmastra della spiaggia, la meravigliosa distesa di sabbia. È qui e ora. Non pensa al passato, non pensa al futuro. E qualsiasi cosa fa, la fa con totalità, intensamente; ne è così assorbito da scordare ogni altra cosa
(Osho)
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