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15enne violentata dal patrigno, viene condannata alla fustigazione

Di Valeria Bonora - 9 Gennaio 2013
Arriva da Amnesty Interantional la denuncia di questa vicenda oltraggiosa. Una ragazzina di 15 anni è stata violentata ripetutamente dal patrigno, rimasta incinta le è stato ucciso il figlio e adesso viene anche accusata di fornicazione e costretta agli arresti domiciliari fino al concepimento del 18esimo anno di età quando sarà condannata e fustigata in pubblico per il reato commesso.

La vicenda è successa qualche mese fa, ed ora durante le indagini della polizia si scopre che la giovane donna aveva avuto un rapporto sessuale consenziente con un altro uomo, un atteggiamento che lì equivale alla fornicazione ed è ritenuto un reato che può portare a una condanna ignobile, la fustigazione pubblica.
Questo perché nelle isole Maldive viene applicata la Sharia, che altro non è che il complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica dove convivono regole teologiche, morali, rituali e quelle che noi chiameremmo norme di diritto privato, affiancate da norme fiscali, penali, processuali e di diritto bellico. Sharia significa, alla lettera, “la via da seguire“, ma si può anche tradurre con “Legge divina“, e questa “legge” vieta alle donne relazioni amorose al di fuori del matrimonio.
Mentre procedono le indagini sul reato della ragazzina, un’altra indagine è in corso a discapito del patrigno che l’ha stuprata e che ha commesso omicidio verso il suo bambino.
L’uomo avrebbe abusato per anni della figliastra, oltre alle violenze e all’omicidio, è accusato anche di possesso di materiale pornografico. Anche la moglie è indagata con l’accusa di favoreggiamento, dovrà rispondere di occultamento del cadavere del piccolo.
Secondo quanto riporta Amnesty International le autorità maldiviane non hanno confermato i dettagli della vicenda e non hanno chiarito se l’imputazione di fornicazione abbia a che fare con lo stupro del patrigno, allo stesso tempo il dipartimento dell’Amministrazione giudiziaria delle Maldive ha dichiarato che non c’è un fascicolo sulla giovane ma ha ammesso di sapere delle accuse nei suoi confronti.
Il portavoce della polizia maldiviana Hassan Haneef ha spiegato: “Le indagini sono finite, abbiamo trasmesso il rapporto all’ufficio del procuratore generale“. Ufficialmente non sono stati resi pubblici altri dettagli ma il quotidiano Haveeru ha rivelato le accuse di fornicazione contro la vittima, la fonte sarebbe un funzionario anonimo della procura generale.
Abbaz Faiz, ricercatore di Amnesty International alle Maldive, commenta così questa storia: “Le accuse nei confronti della 15enne sono oltraggiose”, da ogni punto di vista che venga osservata la vicenda, le vittime di stupro dovrebbero essere protette e tutelate, e non incriminate. PEr questo la richiesta di Amnesty International è “che la ragazza sia prosciolta da ogni accusa, protetta e assistiti in ogni sua necessità”.
Faiz ha poi ancora una volta sottolineato: “Le frustate sono una violazione del divieto di torture o di altre punizioni crudeli, disumane e degradanti. Tale pratica potrebbe portare a danni psicologici e fisici”.
 

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