Psicologia

Paura delle malattie e di morire: ecco come ritornare a vivere

Di Cristina Rubano - 22 Febbraio 2022

Alle volte il corpo può essere chiamato a svolgere un compito piuttosto gravoso: parlare al posto della mente, esprimere per sua vece un disagio emozionale che non può essere riconosciuto o sperimentato come stato psichico. La paura di ammalarsi, quando è sproporzionata o ingiustificata, riversa sulla percezione corporea uno  stato di disagio emozionale che la persona può riconoscere solo e unicamente come disturbo corporeo.

A differenza di un disturbo d’ansia propriamente detto, la persona in questo caso non sperimenta una qualche ideazione cognitiva di tipo ansioso, ma esclusivamente un’ansia di malattia che può condizionare pesantemente le sue attività e relazioni quotidiane.

“Quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l’idea di essere malati.”
(Marcel Proust)

Il disturbo d’ansia da malattia (anche detto patofobia), comunemente conosciuto come ipocondria, è uno stato di preoccupazione persistente, ingiustificata e sproporzionata di poter contrarre una grave malattia. L’ansia di ammalarsi spesso è associata alla paura di morire. La persona sopravvaluta o distorce eventuali segni o sintomi corporei, interpretando come patologici segnali assolutamente normali o sopravvalutando piccoli fastidi o disturbi.

La malattia che si teme di poter contrarre può variare nel corso del tempo. Queste persone possono reagire in due modi alla loro fobia delle malattie: o ricercando continuamente l’aiuto dei medici in attesa che qualcuno faccia una diagnosi che puntualmente non arriva mai (poiché non vi è un reale stato patologico di tipo organico). O, al contrario, rifiutando qualunque tipo di contatto con il personale sanitario anche per i normali controlli di routine mettendo così paradossalmente a rischio per davvero la loro salute. Spiegazioni di buon senso non saranno utili a queste persone poiché generalmente, anche se alcune di loro sono disposte ad ammettere che probabilmente la loro paura potrebbe essere esagerata, difficilmente riusciranno a rimodularla sulla base di spiegazioni razionali.

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Cosa si nasconde dietro la paura delle malattie?

donna preoccupata

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©Pexels

Chi soffre di ansia per le malattie non è in condizione di riconoscere la portata psicologica del suo disturbo ritiene che il suo corpo abbia effettivamente qualcosa che non va e che i medici fino ad ora non sono riusciti a diagnosticare. Spesso queste persone arrivano dallo psicologo come “ultima spiaggia” dietro invio di altri professionisti sanitari senza avere idea di cosa ci facciano lì e di come parlare di loro stessi potrebbe farli sentire meglio. Nella loro percezione il problema sta nel corpo non nella testa!

Proprio questa modalità ipocondriaca espone queste persone a non sentirsi capire e ascoltate, migrano da un professionista all’altro (o li evitano del tutto) sentendosi trattate da “malati immaginari” senza riuscire a trovare nessuna figura di riferimento affidabile e in grado di alleviare i loro problemi.

Questo è l’aspetto relazionale portante del disturbo di ansia di malattia. La persona, attraverso il suo disagio, ci sta mostrando qual è la sua esperienza relazionale prevalente: percepirsi debole e in pericolo in un mondo dove nessuno è in grado di capirla e aiutarla. Nessuna figura di riferimento sembra affidabile o degna di fiducia.

Questa percezione passiva e sottodimensionata di sé stessi e questa marcata sfiducia negli altri alimenta un disagio emozionale profondo e troppo sconvolgente per essere riconosciuto come tale. Ecco che allora la mente sposta le proprie paure su un aspetto concreto, apparentemente facile da controllare,  come è quello della dimensione corporea e della verifica della presenza/assenza di malattia col risultato però che la persona si ritrova in una spirale senza fine dove la propria paura e sfiducia nei confronti degli altri non fanno che aumentare.

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Come vincere l’ansia e l’ipocondria?

Per gestire l’ansia da malattia possono essere utili tecniche psico-corporee come il Training Autogeno che insegnano alla persona a riprendere un contatto sereno con i segnali corporei senza interpretarli come stati di malessere o allarme. In molti casi per affrontare l’ansia e scoprirne le cause può essere di beneficio intraprendere un percorso psicoterapeutico.

Per una persona con un ansia da malattia può non essere facile intraprendere un percorso psicoterapeutico, potrebbe comprensibilmente nutrire ancora più sfiducia in un professionista “della mente” che non si prende neanche la briga di visitarla o di farle fare delle analisi. Potrebbe ritenere una perdita di tempo parlare di sé quando probabilmente nel suo corpo cova già una malattia gravissima che nessuno vuole diagnosticare. E, non ultimo, potrebbe vivere come l’ennesimo “scaricabarile” il fatto che un medico (impossibilitato a fare una diagnosi somatica) l’abbia inviata da uno psicologo.

Eppure già tutto questo ci dice quanto penoso e frustrante sia questo stato, a quanti dubbi e fallimenti relazionali  la persona sia andata incontro e quanto man mano debba aver ristretto il perimetro della propria “zona di comfort” eliminando dalla propria vita attività, incontri, occasioni di socializzazione per il timore di poter contrarre una malattia. Nessuno, fra esami diagnostici e controlli medici, ha mai domandato di questo, alle volte i percorsi apparentemente più impensati o più assurdi iniziano da un (solo apparentemente) semplice “come sta?”

“La paura di essere malati e il desiderio di esserlo, entrambi, nella riflessione sul corpo, trasformano la vita cosciente in una vita con un corpo malato. Quantunque l’individuo non sia infermo fisicamente, tuttavia non è un simulatore. Si sente realmente malato, il suo corpo si modifica effettivamente ed egli soffre come infermo. Il malato immaginario è, in modo nuovo, proprio per la sua natura, veramente malato.”

(Karl Jaspers)

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Cristina Rubano





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