La paura di uscire di casa ha riguardato, chi più chi meno, tutti quanti noi in quest’ultimo anno. Soprattutto all’inizio della pandemia, disorientati e confusi, dopo le molte settimane chiusi in casa abbiamo sperimentato la gioia ma anche il disagio di poter rientrare nel mondo.

Le prime passeggiate dopo il lockdown dell’anno scorso, i primi incontri con le altre persone, il ritorno ad una vita diversa da prima ci hanno destabilizzato e una delle nostre reazioni a questo cambiamento improvviso è stato appunto la paura di uscire di casa, la difficoltà a lasciare il nido, il timore di stare in un mondo ormai divenuto sconosciuto, percepito come pericoloso, diverso da prima.

La paura del contagio ha portato e porta anche adesso molte persone a preferire di rimanere in casa il più possibile. Anche ora che abbiamo imparato a convivere nel mondo con misure restrittive c’è chi ancora non se la sente di passeggiare all’esterno della propria casa, di andare a fare la spesa, di uscire per incontrare parenti, amici, conoscenti.

Paura di uscire di casa: perché accade?

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Dopo aver trascorso un periodo in isolamento, a casa o in ospedale per esempio, ritornare nel mondo può creare angoscia e ansia. Si abbandona un rifugio che ci ha protetti, che conosciamo bene e che rappresenta per noi un porto sicuro. Questo cambiamento può far scaturire in noi delle difficoltà ad accettare il nuovo che viene percepito, appunto, come pericoloso.

E’ difficile lasciare la sicurezza per l’incertezza. Se poi aggiungiamo che quest’anno le nostre case ci hanno davvero protetto e hanno custodito la nostra salute comprendiamo bene che lasciare quel senso di protezione non è facile.

Dopo un evento traumatico oppure in seguito ad un lungo periodo in casa per i motivi più svariati uscire nel mondo per molte persone può divenire una grande fatica. Si trovano scuse per rimanere in casa, si cerca di posticipare il più possibile il momento di uscire, ci si accomoda nella propria zona di sicurezza non volendo saperne del fuori.

Questa paura di uscire di casa si nota anche in molti bambini piccoli. Per loro è una paura fisiologica perché tra le mura domestiche si sentono a loro agio e protetti e hanno bisogno di sperimentare il mondo passo dopo passo, senza fretta e senza costrizione per giungere ad acquisire una sufficiente sicurezza della realtà esterna alla loro casa. Per molti adulti e soprattutto molti anziani, da quando è iniziata la pandemia, è come ritornare a quell’età infantile dove la casa è il regno della pace, del conosciuto, della protezione e, allo stesso modo dei bambini, si devono abituare pian piano al mondo esterno.

Paura di uscire di casa: la Sindrome della Capanna o del Prigioniero

Questa particolare paura è chiamata anche Sindrome della Capanna o Sindrome del Prigioniero. Il nome deriva dal fatto di dover vivere lunghi isolamenti per prigionia o per necessità di rimanere nelle capanne dei villaggi a causa di lunghi periodi di freddo. E, una volta concluso questo periodo, uscire dal luogo che ci ha ospitato per così tanto tempo può portare a fatiche emotive e fisiche importanti.

Al solo pensiero di dover lasciare il luogo di protezione emerge ansia, disturbi del sonno, agitazione, preoccupazioni perenni, scarso appetito, pigrizia, irritabilità e apatia.

Rimanendo a casa c’è poi il rischio di rivolgere eccessivamente l’attenzione a internet e alle notizie televisive, trascorrendo la maggior parte del tempo a crearsi nella mente un mondo esterno brutto, pericoloso, negativo. Una delle cose da fare per alleviare la paura di uscire di casa è proprio quella di non dedicare troppo tempo alla tecnologia e di trascorrere molto tempo a crearsi hobby, a sviluppare passioni creative, a rilassarsi leggendo, dipingendo, scrivendo.

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Cosa fare per affrontare la paura di uscire di casa?

E’ importante darsi piccoli obiettivi quotidiani senza compiere grandi imprese. Uscire per brevi periodi e per mete vicine a casa, cercare di focalizzare l’attenzione sugli aspetti del mondo che ci fanno stare bene e che a casa non sussistono, recarsi in luoghi che ci fanno stare bene, incontrare persone per una breve passeggiata insieme.

Mettere cioè un piede nel mondo e avvicinarsi con l’altro solo dopo un periodo di lento ambientamento.

In alcuni casi la preoccupazione di uscire svanisce non appena si sperimenta la bellezza di una passeggiata o di un incontro con un amico. Altre volte c’è bisogno di più uscite, di più tempo. C’è chi ha necessità invece di essere accompagnato da professionisti (psicologi o psicoterapeuti) in questo passaggio tra casa e mondo ricordandosi in questo caso che in ogni paura c’è un tesoro da scoprire!

Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.
(Dal film Dune)

Paura di uscire di casa: una testimonianza

Bambino che si nasconde sotto ai cuscini
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Vogliamo riportavi la testimonianza di una mamma che ci ha scritto in redazione raccontandoci della sua esperienza alla prima passeggiata dopo il lockdown dello scorso anno che ha coinvolto l’intera Italia.

“Sono uscita per la prima volta dopo 4 settimane chiusa in casa. Insieme ai miei bambini e a mio marito. Abbiamo deciso di fare una piccola passeggiata intorno all’isolato dove abitiamo. Per me era davvero la prima volta nel mondo dall’inizio della pandemia poiché era mio marito che si occupava della spesa in quelle settimane. Quel giorno me lo ricordo bene. Eravamo tutti molto felici di poter mettere piede fuori da casa ma allo stesso tempo anche un po’ agitati. La passeggiata è stata molto faticosa a livello emotivo, mi è venuto il panico. Non volevo trattenermi fuori troppo, non sapevo cosa fare se avessi incontrato qualcuno, non vedevo l’ora di tornare a casa. La mia bambina più piccola dopo tutto quel tempo trascorso a casa era spaventata, agitata, sofferente. Siamo andati a passeggiare in un luogo isolato e nella natura ma nonostante questa scelta mi sono sentita non protetta, disorientata, agitata. Poi passeggiata dopo passeggiata è ritornata la voglia del mondo ed ora esco senza problemi ma la sensazione di allora è ancora molto presente e forte.”

Di certo questo periodo di isolamento forzato ha scavato dentro noi stessi e ha fatto emergere le nostre paure più profonde. Nessuno è riuscito a scampare a questo scavo interiore. Cerchiamo di pensare alle nostre paure come a delle occasioni per guardarci dentro, per conoscerci meglio, per arricchirci.

“Maestro, come si fa a mandare via la paura?”
“Prima bisogna riconoscerla. La paura si traveste spesso da fastidio, da rigidità muscolare, da arroganza, da noncuranza, da odio. Sceglie maschere sempre nuove, si diverte a indossare abiti diversi e a prendersi gioco di noi. Il nostro compito è smascherarla, denudarla e guardarla negli occhi. E’ l’unica via per innamorarsi di lei”
“Innamorarsi maestro?”
“La paura è come una dea che ama nascondersi, vuole essere conquistata, corteggiata, afferrata con decisione. Se fuggiamo da lei perdiamo l’occasione di vederla con i suoi abiti più eleganti e sontuosi. Indossati solo ed esclusivamente per noi.”
“Come si fa a vedere la paura in questo modo?”
“Ogni volta che senti un fastidio dentro di te vuol dire che la paura è venuta a trovarti. Paura di fare, di cambiare, di essere te stesso fino in fondo. Visualizzala come una donna d’altri tempi, fuggita da chissà quale prigione per venire da te. Ha in mano un messaggio segreto che solo tu puoi decifrare. Porgile la mano, afferra la pergamena e leggi il codice. Che può capire solo il tuo cuore.”
“Non sono sicuro di riuscire a fare questo.”
“Perché non vuoi guardarti dentro. E preferisci scappare. La paura è un alibi che stai raccontando a te stesso. E’ ora di essere coraggioso e di andare ad esplorare il luogo dei veri eroi: la tua interiorità.”