Psicologia

Il perfezionismo: la difesa psicologica che ruba l’energia vitale

Di Cristina Rubano - 2 Febbraio 2022

Il perfezionismo è un tratto di personalità più marcato in alcune persone che in altre. Ha in sé un elevato potenziale adattivo, purché non si riveli una pretesa troppo rigida e intransigente. Aspirare alla perfezione in ogni cosa è un modo disfunzionale per illudersi di poter controllare l’incontrollabile senza contare che gli errori a volte portano più vantaggi che guai…

“L’errore ci dona semplicemente l’opportunità di iniziare a diventare più intelligenti.”

(Henry Ford)

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Esempi illustri di imperfezione

Era il lontano 1928 e il medico e farmacologo britannico Alexander Fleming stava lavorando nel suo laboratorio alle colture dei bacilli di alcune malattie. Nonostante la sua grande esperienza commise un errore e le colture si contaminarono con delle muffe che ne impedirono la crescita. La coltura era da buttare! O forse no? Fleming collegò la muffa (la futura penicillina) con la morte dei bacilli patogeni e intravide la possibilità di una sua utilizzazione per la cura delle malattie infettive. Fu così che venne scoperto il primo antibiotico della storia che avrebbe cambiato (in meglio) le sorti di milioni di persone.

Nel 1968 Spencer Silver, ricercatore della 3M (la stessa azienda del marchio Scotch) stava lavorando alla realizzazione di quello che avrebbe dovuto essere l’adesivo più potente al mondo tanto da poter essere impiegato in campo ingegneristico e aeronautico. Ma l’esperimento si rivelò un fallimento: venne prodotto un collante così debole da non riuscire a tenere insieme neanche dei fogli di carta. Alcuni anni più tardi, nel 1974, Silver si rese conto che un suo collega che cantava in un coro aveva spesso un problema: perdeva i foglietti con le note all’interno del libro dei canti. Sarebbe stato utile poterli attaccare ma anche staccare all’occorrenza, per farlo ci sarebbe voluto una colla non troppo forte. Il progetto fallito qualche anno prima si rivelò la soluzione e si stima che siano circa 50 miliardi i post it prodotti e venduti ogni anno.

Molto prima dei celebri fallimenti di Fleming e Silver, nell’800 a Parigi, un giovane apprendista pasticcere per errore rovesciò del latte caldo sopra a delle tavolette di cioccolato. Rimproverato dal maestro, venne chiamato “ganache” cioè “imbecille”! Ma il liquido caldo sciolse il cioccolato, dando vita ad una crema che si rivelò deliziosa e innovativa e che è attualmente una delle più celebri della pasticceria. Il maestro, in onore del suo allievo maldestro, la chiamò proprio ganache ed è questi il nome con il quale è conosciuta tutt’ora.

Cosa ci insegnano queste storie?

Quelli che in apparenza, per una logica vicina al pensiero convergente, sembravano imperdonabili errori si sono rivelati scoperte innovative!

“Chi evita l’errore elude la vita”

(Carl Gustav Jung)

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Cosa nasconde il perfezionismo?

uomo giacca cravatta

Credit foto
©Pexels

Essere eccessivamente perfezionisti denota, paradossalmente, non tanto una genuina preoccupazione per la qualità del proprio operato, quanto un’apprensione per l’immagine di sé, il possibile giudizio negativo degli altri o il loro allontanamento. La preoccupazione maggiore del perfezionista non è per ciò che fa, ma per ciò che è: sbagliare significherebbe essere in errore e quindi non avere più le carte in regola per essere accettato e forse amato dagli altri.

Non di rado nelle storie familiari di queste persone rintracciamo modelli di relazione basati quasi esclusivamente su dimensioni concrete o razionali, caratterizzati a volte da ipercriticismo e uno stile educativo fortemente controllante. Questa schiera di bravi bambini” e “brave bambine” è cresciuta ritenendo implicitamente di dover fare di tutto per corrispondere a un ideale perfetto per poter essere amati, accettati, considerati dagli altri. Alle volte queste persone hanno avuto effettivamente modelli educativi troppo rigidi e intransigenti. Altre volte si è trattato di famiglie in cui prevaleva una visione materialistica, concreta della realtà e in cui i bisogni emotivi non hanno trovato spazio per essere riconosciuti e contenuti.

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Una persona perfezionista rischia di commettere, senza saperlo, un fondamentale errore di valutazione. Percepisce infatti il risultato fallimentare del suo operato come espressione del fallimento della propria intera persona. Il perfezionista non sbaglia semplicemente a fare una cosa, ma si sente una persona sbagliata nella sua interezza e per questo soggetta a essere giudicata, rifiutata forse non amata.

Questo errore di valutazione però confonde due piani molto diversi: ciò che si fa, che riguarda sempre un’azione specifica e molto circoscritta, con ciò che si è. Il nostro valore come persone, il nostro spessore personale sono qualcosa di molto più ampio e sfaccettato di una singola azione.

“Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni matita.”

(Proverbio giapponese)

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Come risolvere il perfezionismo?

Il perfezionismo diventa disfunzionale quando limita le potenzialità creative della persona, quando la costringe a non rischiare in nuovi progetti e desideri e a perseverare su una strada al di là della ragionevolezza.

In alcuni casi questa modalità rigida e intransigente di vedere la vita può essere qualcosa su cui la persona fonda tutto il proprio equilibrio psicologico tanto da configurarsi come una vera e propria tipologia di personalità: la personalità ossessiva. Se questa modalità di funzionamento crea disagio o compromette la vita affettiva, sociale o lavorativa della persona una psicoterapia può rivelarsi di grande beneficio.

Non tutti coloro che hanno un eccessivo perfezionismo hanno anche un disturbo di personalità, questo aspetto del carattere può connotare il funzionamento di molti e creare disagio o meno a seconda di quanto si è riusciti ad “addomesticarlo”.

Possiamo pensare al perfezionismo come ad un aspetto un po’ egocentrico della nostra psiche: uno di quelli che quando emerge tende a prendersi tutta la scena e a non lasciare spazio ad altri personaggi. Fra coloro che più rischiano di venir messi in ombra ci sono: l’emozionalità, l’entusiasmo, la creatività, il pensiero divergente, l’intuizione… Tutte quelle facoltà non razionali che non potranno mai dirci se una cosa è o meno perfetta – non sono questi i parametri con cui osservano il mondo – ma sicuramente potranno dirci se è ciò che veramente vogliamo, se ci appassiona o no e indicarci una strada nuova per ottenerla o risolverla.

Per smorzare un perfezionismo eccessivamente rigido e pervasivo occorre allenare stati della mente ad esso complementari. Concedersi la possibilità di sbagliare, magari farlo di proposito di tanto in tanto, quando l’errore si rivelerebbe innocuo, e provare a considerarla una divertente trasgressione.

Oppure impegnarsi in qualche attività che non richieda l’impegno della mente razionale, che aiuti a smorzare il controllo e solleciti modalità più emotive e creative della nostra personalità. Alle volte giocare con i bambini o trascorrere del tempo con gli animali può fungere allo scopo; se vi accorgete di sentirvi a disagio in queste situazioni, di non sapere che pesci prendere insomma, non demordete: è un buon segno. Vuol dire che quella situazione vi sta costringendo finalmente a mettere da parte il perfezionismo: non c’è un modo “perfetto” di giocare!

“È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé.”

(Donad Winnicott)

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Per saperne di più:

Bucchi M. (2018), Sbagliare da professionisti. Storie di errori e fallimenti memorabili, Rizzoli.

Harfodr T. (2011), Elogio dell’errore. Perché i grandi successi iniziano sempre da un fallimento, Sperling & Kupfer.

Cristina Rubano





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