Ai tempi di mia nonna, la nascita di un figlio veniva vissuta con l’appoggio dell’intera comunità femminile. Ci si raccoglieva nella casa dove era avvenuta la nascita, si preparavano pasti, si puliva, si permetteva alla neomamma di riposare dalle cure del neonato, si portava la propria compagnia, si donava sostegno. In una parola: ci si prendeva “CURA”. Della mamma, del bambino, della casa, del marito e degli altri figli se già c’erano. Tutto era incentrato sulla cura della famiglia, al fine di permettere un Ben-Essere di cui tutti potessero beneficiare.

Oggi si è già fortunati se si hanno la mamma e la suocera che offrono aiuto e comprensione. La verità è che le mamme di oggi soffrono di solitudine. Sono perennemente giudicate, messe sotto processo, investite di angosce, aspettative, ansie da chiunque possieda l’uso della parola. Non c’è coscienza, pensiero antecedente, vengono solamente ubriacate di insegnamenti e consigli non richiesti. L’istinto materno, quello secondo cui ogni mamma sa cos’è meglio per il proprio bambino, viene completamente sommerso da idee altrui, messo in discussione e fatto tacere. Di conseguenza le mamme si ritrovano a dubitare del loro istinto, ad affidarsi agli altri, senza trovare un sostegno adeguato e soprattutto senza supporto nel portare avanti la decisione presa.

Quando si diventa mamme si dovrebbe entrare in un tempo sacro, fatto di conoscenza con il proprio bambino già attraverso la pancia; un tempo fatto di suoni, di movimenti, di colori, di gesti che contraddistinguono il “nostro” essere mamme. Si resta invece intrappolate in una società giudicante che, comunque fai, sbagli. Si viene catapultati in un mondo pesante, che schiaccia la neomamma.

La mamma lavoratrice viene tacciata di non essere una buona mamma perchè lascia suo figlio alle cure di altri, perciò è egoista; la mamma casalinga è considerata una mamma troppo pressante e una donna  “mantenuta”; la mamma ansiosa è sbagliata; la mamma che lascia sperimentare il suo bambino viene accusata di crescere un selvaggio. Tutte le mamme vengono costantemente incolpate, sminuite, colpite duramente, umiliate. Perchè? Qual è lo scopo della gogna a cui vengono sottoposte? La società è forse migliore con questo tipo di pensiero? Sminuire loro fa salire più in alto chi le giudica? La società del giudizio, della condanna, della diffamazione pubblica. I virus da tastiera, protetti dallo schermo, si espandono a macchia d’olio infettando l’intero sistema educante. Già, perchè con l’avvento dei social network è molto più facile apporre etichette, svelare al mondo chi è l’altro, il nemico. Vedo donne e uomini scannerizzare senza timore la vita di un altro e montare il caso mediatico, invocare la gogna pubblica, per una rivalsa che lascia solo l’amaro in bocca. Le più colpite sono proprio le mamme che purtroppo non godono di nessuna immunità.

Ma le mamme vanno protette, comprese e ascoltate. Vanno sostenute, va ri-creato quel circuito di mutuo aiuto al femminile, di COMUNITA’ che è andato perso, ma è prezioso. Prezioso non solo per le donne e i bambini, ma anche per gli uomini, i compagni, i mariti delle donne/madri, perchè attraverso questo inestimabile contributo di umanità, tanti fattori di rischio di alcune patologie verrebbero meno, con beneficio dell’intera famiglia. Spesso anche il compagno più attento, non può sostenere l’intero nucleo, c’è bisogno di un supporto esterno, che restituisca alla donna la sua giusta dignità, il suo giusto modo di essere mamma, che la accompagni in questo cammino di conoscenza senza giudizio, ma con compassionevole sostegno. Per non inciampare in quella solitudine nascosta, che si trasforma poi in tristezza, per diventare depressione, serve la comunità intera. Abbassiamo le armi contro coloro che ci danno la vita.

Uomini e donne, indistintamente, vengono generati e amati e gli stessi poi si trasformano in beffardi giudici della donna/madre, senza considerare che da esse sono stati creati. Abbiamo il dovere di guardare ogni mamma con occhi gentili, delicati, comprensivi e non giudicanti. Ci sono spesso spiegazioni, incomprensioni, memorie che non conosciamo, che condizionano comportamenti, azioni e pensieri. Poniamoci in ascolto. Restiamo in silenzio, a braccia aperte, con le mani tese, ad attendere che lei si fidi, che ci lasci un pezzetto di sè da raccogliere, rivestire di buoni pensieri e restituire. Rendiamoci presenza. Creiamo comunità. Eliminiamo il senso di colpa, l’inadeguatezza, l’incapacità di chiedere aiuto, il giudizio.

Le mamme crescono figli, fanno girare il mondo, guidano battaglie, accolgono, amano, comprendono. Si fanno piccole e grandi, a misura di bambino. Dobbiamo essere mamme per le mamme. Ma anche papà per le mamme. Donne e uomini per le mamme. Perchè senza di loro, non esisteremmo nemmeno noi. Ricordarlo fa bene al cuore e alla consapevolezza, che sostenendole stiamo contribuendo a creare un mondo migliore.

Educatrice Manuela Griso