Un genitore viene giudicato con la semplicità con cui si discute di carte al bar. E quel giudizio insindacabile è sulla bocca dei più, senza che si conosca la sua storia. “Non serve conoscere l’intera storia, basta vedere come va in giro o cosa fa con suo figlio”. Spesso le scene che si presentano nei luoghi pubblici sono attimi di vita quotidiana, piccoli frammenti di un grande film, ai quali, però, attribuiamo l’intera trama.

Separarsi dal giudizio non è cosa da poco. Bisogna sradicare preconcetti, la visione soggettiva, l’idea sociale, alle volte anche i valori in cui si crede. Il tutto, per accogliere uno sconosciuto. Eh già, perché quando vediamo al supermercato il bambino che si tuffa a terra, urla e scalpita, il genitore vicino che avverte lo sguardo indignato puntato sulla scena, noi non lo vediamo. O meglio, non vediamo il suo timore, il dispiacere, l’imbarazzo, il senso di impotenza, la vergogna. Vediamo un genitore che non sa come farsi valere con il proprio figlio, un genitore che gliele dà tutte vinte, un padre o una madre incapaci. E ci fermiamo a quel momento,lo classifichiamo, lui con il suo bambino, e lo condanniamo senza appello.

La riflessione che voglio portarvi quest’oggi è su due binari e parte da un pensiero trovato sul web che invita i genitori ad essere pigri. Una riflessione riguarda appunto il giudizio che buttiamo sull’altro e l’altra è sulla visione invece dei bambini.

Il genitore pigro sta seduto (mollemente, e preferibilmente per terra) e non insegue il proprio bimbo dappertutto. Lo incoraggia da lontano, ma non interviene se non quando è richiesto dal bimbo stesso.

Il genitore pigro non spiega al proprio figlio come si fa a giocare con il trattore di legno, e non gli raddrizza il libro che tiene tra le mani. Si muove il meno possibile, e parla ancora meno: non commenta ad alta voce ogni mossa del pargolo. Il suo bimbo è impegnato con i giochi e i bambini e gli adulti nella stanza, e il genitore pigro si fa da parte.”

Leggete l’intera riflessione sul genitore pigro:  www.timoilbruco.wordpress.com/2013/06/10/il-genitore-pigro/

“Genitore Pigro”, ovvero il genitore del “non fare se non richiesto”. Ma badate bene, è il “se non richiesto” che fa la differenza. L’aiuto non richiesto diventa superbia. Il sostituirsi al bambino suggerisce due messaggi: “Non ho fiducia in te”; “Non sei capace”. Entrambi questi messaggi sono dannosi per l’autostima del bambino e la relazione con il genitore. Quando vediamo un genitore “pigro”, riflettiamo se lo sia davvero o se, invece, non sia un genitore fiducioso nei confronti del suo bambino, che lo lascia libero di esplorare offrendogli sempre, con lo sguardo, un porto sicuro in cui tornare.

Ma come si sente il bambino del Genitore Pigro? 

Nella visione pregiudizievole il bambino del genitore pigro sarà visto come un povero bambino abbandonato a se stesso, che vaga nel mondo senza una guida, che vive la solitudine e il poco amore.

In una visione più ampia e nella relazione con il suo genitore, il bambino avvertirà fiducia, rispetto, libertà di esprimersi, di esplorare, certo dell’amore dell’adulto e forte della sicurezza del poter tornare qualora ne avesse bisogno. Il genitore pigro sarà lì ad attenderlo.

Ma quando il bambino avvertirà il giudizio sul suo papà o sulla sua mamma, è lì che  soffrirà. Si sentirà sbagliato a sua volta, avvertirà la sensazione di ingiustizia e si sentirà colpevole per non riuscire a comprendere in pieno quello che sta accadendo senza poter difendere ciò che gli è più caro.

E’ spesso questo giudizio facile che buttiamo sul genitore che fa soffrire il bambino. Nella società di oggi in cui sono aumentati  i “genitori elicottero” (altro giudizio. Solo che questo viene visto come positivo anche se tale non può essere), ovvero genitori che proteggono il loro bambino da qualsiasi difficoltà, certi che così facendo il bambino non subirà frustrazioni e non conoscerà la sconfitta, il genitore pigro viene visto come un genitore trascurante, che, su un modello un po’ superato dei “figli dei fiori”, lascia il bambino “troppo” libero. Questo si basa su un’osservazione superficiale del comportamento del genitore definito pigro, poichè si tralascia, volutamente, la parte in cui egli volge lo sguardo al figlio mentre gioca invece di guardare lo schermo di un telefono; quella in cui risponde al bambino che chiama: “Papà vieni a vedere”, “Certo, arrivo!”; quella in cui si sdraiano vicini ad osservare le nuvole creando storie; quella in cui il suo bambino supera un ostacolo da solo e lui è lì  a godersi la sua vittoria.

Ci sono svariati modelli genitoriali che vengono etichettati nella società attuale con estrema semplicità e con quel giudizio che colpisce al cuore non solo il genitore, ma anche il bambino. Ognuno ha la sua storia, il suo perchè, le sue difficoltà. Genitori pigri, elicottero, chiocce e qualsivoglia, sono semplicemente PERSONE. Persone che tentano di fare il loro meglio per i loro bambini, spinti dall’amore e dal desiderio di protezione. Che sia poi una protezione dal pericolo esterno (frustrazioni, sconfitte…) o da un pericolo interno (alimentare la scarsa autostima, la sfiducia….) non sta a noi giudicare.

Piuttosto l’apertura ad un confronto privo di giudizio, mette noi e il genitore nella condizione di scambio di opinioni, di idee, riflessioni, storie. Ci permette di comprendere, supportare, travasare l’uno nell’altro le nostre conoscenze, le virtù, i limiti e la bellezza dell’amore per i propri bambini. 

Abbandoniamo il giudizio facile, quello veloce che usiamo per gli oggetti. Lasciamoci la possibilità di essere noi stessi, liberi dai condizionamenti sociali. Permettiamoci di essere compresi, ascoltati, rispettati per ciò che siamo. Ne abbiamo bisogno tutti:noi e i bambini.

Siate felici!

“LE RADICI DI OGNI PIANTA CERCANO TRA LE MOLTE SOSTANZE CHE IL SUOLO CONTIENE SOLO QUELLE DI CUI LA PIANTA HA BISOGNO. “

M.Montessori

Educatrice Manuela Griso