Circola in rete una vignetta molto suggestiva: la pioggia cade scrosciante, due anziani coniugi sono seduti ai lati opposti di una panchina, girati di schiena l’uno rispetto all’altra e tenendosi il “muso”. Nonostante questo, lui allunga l’ombrello per riparare la moglie che siede distante da lui…

Allungare quel braccio, mantenere un sentimento di stima e dedizione per il partner, anche quando ci delude o ci fa arrabbiare è una delle prove più grandi dell’amore duraturo, quello che deve attraversare mille tempeste e poi mutare ancora per mantenersi in asse con la vita che corre.

Non è facile, anzi molto spesso accade di iniziare a covare un sordo risentimento che pian piano nel tempo rischia di tramutarsi in distacco e disprezzo: è a questo punto che le parole diventano taglienti come lame, non servono più a ricucire ma a dividere e i lunghi silenzi lasciano il posto al sarcasmo più distruttivo. La fine di una relazione diventa allora sempre più vicina…

“NON È IL LITIGIO CHE FA FINIRE L’AMORE, MA L’INDIFFERENZA.”

(ANONIMO)

Il sarcasmo danneggia la coppia

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Alcuni studi confermano quanto il sarcasmo sia una delle componenti più “velenose” delle liti di coppia in grado di rovinare la relazione erodendone man mano le fondamenta. Ma perché è così pericoloso? In fondo, si potrebbe pensare, a ridere che male c’è?

Il sarcasmo in psicologia viene attentamente distinto da altre forme di umorismo come ad esempio l’ironia e la satira. Tutte e tre condividono l’intento di dire qualcosa attraverso il riso, ma con intenti ed effetti molto diversi, come a dire: ridere è una cosa seria e si può farlo in molto modi diversi.

La satira ad esempio fornisce un’esasperazione caricaturale del reale a scopo di denuncia politica o sociale. L’ironia propone invece una lettura paradossale della realtà capovolgendo sì la prospettiva “consueta”, senza tuttavia renderla né ridicola, né grottesca. L’autoironia, infatti, è uno dei più sani meccanismi di difesa attraverso i quali venire a patti con i propri difetti attirando l’empatia altrui.

Ben differente è il sarcasmo che ridicolizzando e sminuendo mira ad offendere e a disprezzare l’altro.

È rimasta tristemente famosa l’espressione con cui alcuni anni fa Vittorio Sgarbi parlò dell’On. Rosy Bindi dicendo “è più bella che intelligente“…

Nel leggerla ne rimaniamo tutti giustamente scandalizzati e indignati, tuttavia potrebbe accadere qualcosa di analogo in un litigio di coppia. Questi atteggiamenti, specie se ripetuti nel tempo, possono mettere a rischio il legame perché alimentano disistima, disprezzo e rancore reciproci allontanando sempre più dal sentimento e dall’affetto che si nutrivano per il partner.

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Riconoscere il sarcasmo nella coppia

Perché accade che i litigi di coppia si trasformino in aggressioni verbali sarcastiche e come difendersi dal sarcasmo (agito o subito) prima che sia troppo tardi?

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Uno dei luoghi comuni più perniciosi per i legami di coppia è la pretesa di non litigare mai, l’aspettativa implicita che per essere affiatati, per mantenere saldo il legame, non si debbano verificare screzi, non debbano avvenire litigi. Si tratta di un assunto spesso tacito e inconsapevole che tuttavia porta le persone a non esplicitare subito ciò che non risulta gradito del partner nel timore di innescare liti furibonde o di non essere compresi e ascoltati. Ognuno dei due rimane “in solitudine” con ciò che gli provoca tristezza o disappunto nel rapporto senza poter avere la possibilità di cambiare le cose (sperando magari che l’altro cambi spontaneamente…). Questa frustrazione alimenta rancore e risentimento che rischiano di far percepire il partner come sempre più deludente e inadeguato e di dare corpo e espressioni sarcastiche e aggressive nei suoi confronti.

La questione non è non litigare, ma farlo con “arte”!

Sì, perché anche la gestione dei conflitti è qualcosa che richiede una certa competenza, specie quando avvengono con un partner, con cui abbiamo una relazione di forte intimità e che conosciamo (e quindi potremmo ferire) più di chiunque altro.

Non si tratta di urlare o “spaccare tutto” ma provare a verbalizzare, per tempo, cosa ci crea disagio e cosa vorremmo di diverso. In che modo?

Ecco alcuni “punti fermi” che permettano di difendersi dal sarcasmo:

  • Rimanere “sul punto”, fermi sull’argomento della discussione senza tirare in ballo altre situazioni passate o altre questioni non risolte che renderebbero solo confuso e ingestibile il problema. Litigare sì, ma per una cosa alla volta!
  • Non passare da valutazioni specifiche a valutazioni globali. È importante circoscrivere il proprio disappunto allo specifico comportamento senza prenderlo a pretesto per screditare e svalutare l’altro/a nella sua globalità di persona. È molto diverso dire al partner di essersi mostrato indifferente al proprio bisogno in una data circostanza, piuttosto che accusarlo di essere “in generale” una persona insensibile.
  • Parlare di come ci si sente. Se cediamo alla tentazione di cercare sollievo dalla tensione attaccando l’altro, questo andrà a sua volta sulla difensiva e passerà al contrattacco alimentando la distruttività del conflitto. Meglio dunque incentrarsi non sull’altro ma su di sé: non su come si suppone che l’altro sia o su cosa si ritiene che abbia o non abbia pensato, ma su come quello specifico comportamento ha fatto sentire noi. Dire “mi sono sentita abbandonata quando non ti sei ricordato che avevo quel colloquio di lavoro importante” è diverso dal dire “mi hai lasciato sola, è evidente che non ti importa nulla di me!”.

Ultimo ma non per importanza: possiamo discutere e litigare con qualcuno che amiamo rimanendo dalla sua parte, mantenendo l’affetto e la stima che ci lega a lui/lei e se la relazione dovesse comunque arrivare alla conclusione avremo almeno lo spazio per accomiatarci con gratitudine nonostante l’amarezza.

“QUANDO VOI DISCUTERETE NON LASCIATE CHE I VOSTRI CUORI SI ALLONTANINO, NON DITE PAROLE CHE LI POSSANO DISTANZIARE DI PIÙ, PERCHÉ ARRIVERÀ UN GIORNO IN CUI LA DISTANZA SARÀ TANTA CHE NON INCONTRERANNO MAI PIÙ LA STRADA PER TORNARE.”

(MAHATMA GANDHI)

Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it