Le relazioni umane sono caratterizzate da una certa complessità in quanto sono il luogo prediletto dove si proietta tutto di noi: le speranze, l’ombra delle ferite pregresse, le nostre aspettative illusorie e le nostre fragilità. Riuscire ad instaurare una relazione intima con un’altra persona non è affatto semplice. Già capire in cosa consiste l’intimità è arduo in quanto viene troppo spesso limitata alla sfera sessuale quando difatti coinvolge la multidimensionalità di ogni persona.

“La gente pensa che l’intimità riguardi il sesso. Ma l’intimità riguarda la verità. Quando ti rendi conto di poter dire a qualcuno la tua verità, quando puoi mostrarti a loro, quando ti trovi di fronte a loro e la loro risposta è “sei al sicuro con me” – questa è l’intimità. “
(T. J. Reid)

Il peso del passato nell’intimità

Spesso non si comprende a pieno cosa rappresenta l’intimità e si finisce per costruire un rapporto in due in cui ci si protegge dal mondo, certo, ma nel quale nessuno riesce ad aprirsi all’altro, perché costruire un rapporto intimo non significa tanto costruire attorno alla coppia un muro impenetrabile che ne protegga la riservatezza quanto riuscire a mostrarsi all’altro per ciò che siamo, con la fiducia che l’altro ci accoglierà in tutta la nostra complessità, senza giudicarci o ferirci.

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Tuttavia, capita che dopo aver fatto l’esperienza del tradimento, spesso esperito già in infanzia nelle relazioni familiari, la diffidenza e la paura di soffrire di nuovo siano tali da incentivarci a nascondere all’altro la nostra vulnerabilità, impedendoci di creare quell’intimità reale e completa, che ci rivela all’altro. Spesso la fuga dall’intimità cela una strategia di difesa, un modo per non soffrire, per non ripetere quell’esperienza dolorosa provata in passato.

Accogliere la vulnerabilità nella coppia per superare i momenti di crisi

Anche se oggi pensiamo all’intimità come ad una dimensione legata prevalentemente alla sessualità, è bene ricordare che se la contempla non si limita ad essa in quanto lo spazio intimo è in grado di accogliere la multidimensionalità dell’essere: né accoglie la fisicità, la passione, la creatività, le emozioni, i sentimenti, i pensieri ed ideali permettendo ad entrambe le persone di sentirsi unite e distinte allo stesso tempo.

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Accogliere l’altro implica la capacità di rispettare la propria individualità, la propria unicità, scongiurando i rischi che potrebbero derivare da una fusione totale, da un perdersi o diluirsi nell’altro. Il rispetto e la conoscenza di sé sono una condizione sine qua non per instaurare un rapporto intimo, genuino ed equilibrato, che permetta all’altro di scoprire il nostro mondo e allo stesso tempo che ci conceda di vivere con consapevolezza le piccole crisi che costellano la vita di coppia, durante le quali sono spesso le proiezioni derivanti da ferite del passato a riflettersi nel rapporto.

Il non-giudizio nell’intimità include di certo la capacità di accogliere che l’altro porti tutto di sé nel rapporto, ferite e proiezioni incluse perché sono parti del suo vissuto, con la consapevolezza che nessuno è al riparo da tali dinamiche; ecco perché è possibile che pur amando l’altro, inconsapevolmente le nostre proiezioni agiscano in modo da renderlo infelice.

Facciamo un esempio: immaginiamo che io abbia paura delle altezze perché in passato mi è capitato di vivere una brutta (bruttissima!) esperienza su una ruota panoramica, mentre il mio partner abbia invece la passione per la montagna. La mia paura rischierà di frenare la sua passione perché io vi vedrò soltanto il pericolo e lui vedrà nella mia riluttanza un freno a qualcosa che lo fa sentire bene, realizzato. Il fatto che questa dinamica possa verificarsi in quanto è umano provare paura e diffidenza non implica che l’altro, nell’intimità del rapporto, non possa schermarsi da tale proiezione ed aiutarmi a comprendere che questa mia paura riguarda prevalentemente un riflesso di una mia ferita e non lui o la sua passione.

Il rispetto per se stessi è ciò che permette di non identificarsi con una possibile ferita dell’altro e allo stesso modo aiuta a comprendere ciò che può provare permettendo al rapporto di non bloccarsi nel punto di disaccordo, trovandovi anzi un modo per evolvere assieme. Ecco che aiutandosi sempre con gentilezza e rispetto (verso se stessi e l’altro, cela va sans dire) ad andare oltre alcuni limiti imposti dal passato e non corrispondenti alla realtà del presente, la coppia scopre la dimensione della solidarietà intima, entrando in questo modo in un ciclo virtuoso che renderà la coppia man mano più consapevole, compassionevole e solida.

L’intimità è uno spazio dove accogliere la multidimensionalità dell’essere

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Mostrarsi vulnerabile e accogliere l’altro nel cuore del proprio mondo col rischio di essere ferito o deluso, di sentirsi incompreso o deriso, è un atto di coraggio e fiducia nell’altro ma ancora di più in se stessi perché promuove l’accettazione della possibilità: una possibilità senza garanzia, senza poter sapere ciò che riserverà il futuro e che per sua caratteristica si basa sia sulla speranza indotta dal proprio sentire nei confronti dell’altro che nella propria capacità di saper gestire un momento di crisi o una possibile delusione.

L’intimità rappresenta quindi di uno spazio multidimensionale costruito sulla fiducia, il rispetto, la reciprocità, la complicità, la solidarietà, scevro di giudizi e aspettative, ancorato in un presente nel quale ci si mostra all’altro, gli si rivela la complessità del proprio essere. È da questa unione di vissuti complessi, accolti con amore e compassione, che può nascere la coppia, l’unione di due anime distinte e unite allo stesso tempo.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it