Tempo fa avevo scritto un articolo sulle nomenclature mute e parlate, che vengono utilizzate nelle case dei bambini Montessori. Una sorta di letto-scrittura accompagnata dalle immagini.

Ho preparato delle nomenclature scientifiche per la mia ludoteca utilizzando questa tecnica. Ho aspettato con trepidazione il momento in cui venissero utilizzate nel migliore dei modi e quel giorno è arrivato!

Era una domenica pomeriggio e vedo entrare una famiglia: mamma, papà, una bimba e un bimbo. Dopo le prime presentazioni mostro la struttura e la mamma, montessoriana convinta, mi fa i suoi complimenti e apprezzamenti sugli spazi e i materiali. Entrambi i bimbi frequentano una scuola montessori a Milano: la bimba in primaria e il bimbo nella casa dei bambini. Curiosa e felice di conoscere una così bella realtà chiacchieriamo per un bel po’ sulla scuola. Ad un certo punto Viola (così si chiama la bimba) prende un libro e inizia a leggere per una bimba più piccola presente in struttura. Legge con una fluidità pazzesca per essere in prima elementare quindi domando: “E’ molto che legge?”
Risposta: “Da quando aveva 4 anni/ 4 e mezzo”
Certo… Penso io. È andata in una scuola Montessori, dove tutto è a portata di mano, dove il tuo maestro interiore ti può guidare sfamando il periodo sensitivo che si è aperto. Quindi Viola legge.

Si sposta poi nella zona dei “giamburrasca”, stanza dei 5/7 anni, e prende la nomenclatura del cranio.

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La mia emozione era tanta. Ci sediamo al tavolo, estraggo la nomenclatura, inizio a nominare. Estraggo le mute, Viola le posiziona e le do i cartellini per completare la nomenclatura. Lei legge un cartellino per volta, posiziona, controlla, si autocorregge dove necessario. Nessuno fiata. Nessun intervento dell’adulto. In completa autonomia Viola svolge il suo lavoro concentrata. Completa il lavoro in modo perfetto. La mia ammirazione è alle stelle. Per lei, per i genitori che non sono caduti nella tentazione di correggere l’errore. Sono stati lì, vigili, ad attendere l’autocorrezione, fiduciosi che sarebbe avvenuta. Vi lascio il filmato che ho fatto a Viola durante il suo lavoro e che gentilmente i genitori mi hanno concesso di regalarvi. Purtroppo non ho filmato il momento in cui Viola sbaglia e prosegue per poi correggersi successivamente, ma qui troverete già immagini di autocorrezione.

Questo video serve a farci comprendere che l’intervento dell’adulto, se l’ambiente è preparato, è inutile, superfluo. Il bambino è in grado di autocorreggersi e da questo trae la giusta carica di autostima. Lui è un essere capace. Quante volte pronunciamo la frase: “Lascia stare che tanto non sei capace!” oppure “Faccio io che tu non riesci, non sei capace!”Invece sì! Lui è capace. Lui riesce. Sbaglia, se ne accorge e si corregge. Tutto senza l’intervento di nessuno, basta lasciarlo provare.

Da sempre l’uomo si è evoluto per tentativi ed errori. Tutto parte da un’intuizione, ma poi è la prova, l’esperienza, che ti fa vedere se è valida o no. E se non lo è, formuli un’altra ipotesi e poi di nuovo la metti in atto. Finché non trovi un risultato, che magari rimetterai a giudizio futuro in caso trovassi per strada nuovi “indizi” che mettono in discussione ciò che hai verificato. Questo meccanismo funziona così da sempre. Nel bambino però arriva l’adulto saccente che blocca questo processo, rendendo così il bambino privo di ingegno, di capacità di risolvere i problemi, di trovare soluzioni. La risposta che dovremmo dare non è la soluzione, ma aiutarli a formulare le loro ipotesi per poi provare a verificarle insieme.

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A tal proposito viene subito richiamato il “mantra” montessoriano “aiutami a fare da solo”. Scrive Maria Montessori ne “La Mente del bambino”: “nessuno può ‘sviluppare’ un’altra persona. Lo ‘sviluppo’ non si può insegnare. “

Ognuno di noi è diverso dall’altro, ognuno ha i suoi tempi per apprendere, per meravigliarsi, per ipotizzare… Ognuno è guidato dal suo Maestro Interiore, la sua guida, il suo faro… Ed è quello che deve e può seguire. Con i suoi modi e i suoi tempi perché solo così potrà “svilupparsi”. Paragonare un bambino ad un altro è spesso una regola, ma, se ci ragioniamo sopra, con un adulto non lo facciamo. Perché? Perché è lecito dire: lui a 3 anni ancora non parla bene mentre il fratello faceva già grandi discorsi… Ma non dire : lui a 40 anni ha già scalato le montagne tu invece impari adesso ad andare in bicicletta? E qui sono capacità motorie e fonatorie, ma si ha questo atteggiamento anche per propensioni emotive.

L’adulto, essere formato, ricco di convinzioni, non viene messo in discussione per il solo fatto che è “adulto” quindi in grado di correggersi, valutarsi da sè, mentre il bambino, essere in formazione, che con fatica cerca il suo spazio, il suo nutrimento, viene continuamente messo alla prova, giudicato, indirizzato.

A tal proposito vi invito a leggere “Leo” un libro per bambini edito da Babalibri, che parla di un tigrotto che non sa fare tante cose (a differenza dei suoi amici), il cui padre è preoccupato per le sue difficoltà, mentre la madre attende fiduciosa che sbocci. L’importanza di comprendere che ognuno ha i suoi tempi, i suoi modi per nuotare nel mare della vita, è grandissima. È ciò che ci rende unici. Ma l’ambiente (fisico e psichico) come sempre fa la differenza.

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Nel caso del video che vi ho proposto, se un adulto fosse intervenuto nella correzione, si sarebbe perso il senso del lavoro, la concentrazione, la fiducia, l’autostima. In questo caso, l’ambiente fisico ha esaurito un bisogno di risposte e l’ambiente psichico (l’adulto) ha permesso a Viola di cercarle e trovarle in autonomia. L’essere autonomi è il più grande regalo che possiamo dare ai nostri figli. Perché sono esseri capaci, che conoscono la giusta direzione e se dovessero sbagliare, tornano indietro e ripartono da capo. Non hanno pregiudizi, non hanno paura di essere giudicati (se non gli facciamo pesare gli errori). L’errore è nostro amico. Ci mette davanti ad una condizione di verità e ci permette di migliorare. Abbracciare l’errore, accoglierne le potenzialità e permettergli di autocorreggerci è elemento fondamentale per l’apprendimento ma soprattutto per uno sviluppo psicofisico sano.

Vivere Montessori vi invita a lasciar provare i vostri bambini, a guardarli con occhi fiduciosi e ad attendere il tempo della loro fioritura spontanea!

Educatrice Manuela Griso

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Operatrice socio-assistenziale per l'infanzia, direttrice de "Il Mondo di Anya". Mamma di due splendide bimbe e un angioletto. Ama scrivere e riflettere sul mondo, l’educazione, la vita, le gioie e i dolori. Ritiene che la vita vada assaporata con calma, seguendo i tempi che la natura ci suggerisce. Sostiene dunque un’educazione più naturale, a contatto con la terra e gli animali. Ha fatto del Montessori uno stile di vita e si impegna nella diffusione dell’approccio attraverso il lavoro con i bambini, gli incontri con i genitori e gli articoli su EticaMente. “Ogni bambino è un essere unico e speciale, aiutiamolo a tirare fuori ciò che è senza giudizio ne' aspettativa”