Nella nostra cultura, quando si pensa a un grande dolore, si pensa al lutto, a una separazione o alla perdita del lavoro…

Ma c’è un’altra esperienza che può segnare una persona davvero nel profondo. Non si è mai creata una narrativa degna di quest’altro fenomeno altrettanto doloroso: il perdere la stima che riponevamo in una persona.

Manca, in qualche modo, un discorso comune su questo tema, che ci aiuti ad accompagnare l’esperienza con la dovuta comprensione.

Perdere la stima in una persona, sia essa un nostro amico o amica, un compagno, un amante, il nostro capo o collaboratore, richiede in realtà il percorso di una “via crucis” con delle sue tappe, di un “lutto” a tutto tondo.

È sempre molto importante suddividere un’esperienza di dolore in tanti piccoli step. E rendersi conto che un unico processo di ferita-dolore-guarigione ne include in realtà tanti diversi, che dovremmo affrontare un pezzo alla volta.

Vediamo dunque di sviscerare insieme l’esperienza della perdita della stima in una persona in cui credevamo.

Prima di tutto, si tratta della perdita di qualcosa che fa davvero da fondamento a qualunque rapporto umano. Dunque, anche da qui si può capire la profondità della sofferenza che ne consegue: stiamo parlando della nostra valutazione positiva e della nostra fiducia in qualcuno come “persona”, a monte e a prescindere da qualunque discorso di genere, sentimento o situazione. Infatti, come dicevo, questo si può verificare sia in coppia, che sul lavoro, che in qualunque altro tipo di relazione umana e situazionale.

Prima di vedere cosa comporta perdere la stima, vediamo cos’è la stima.

La stima che riponiamo in una persona viene a formarsi dal nostro modo di interagire con lei e da ciò che riceviamo come feedback e in aggiunta ad esso. Ossia, da come questa persona reagisce ai nostri stimoli e da cosa decide di restituire, di aggiungere, di elaborare e passarci, in un interscambio arricchente per entrambi.

La stima è riconoscere in questa persona integrità, sincerità, coerenza, capacità e la solidità che permette alla fiducia di radicarsi, nei giorni, nelle settimane e nei mesi.

E fidarsi significa sentirsi in uno spazio sicuro, protetto, potersi “affidare”, rilassarsi nel libero scambio. Fare il morto a galla in un lago di pace, in cui non ci si aspettano né mulinelli, né alcun tipo di perturbazione, perché siamo certi di quella persona.

“L’amore e l’amicizia hanno tre cose in comune.
Nascono dallo stesso seme: la stima.
Crescono sotto la stessa luce: il rispetto.
E per vivere hanno bisogno della stessa linfa: esserci.”
(Giuseppe Donadel)

Stima è “dare un valore”, un valore che sia al di sopra della media, per un modo di comportarsi, per un’integrità caratteriale, per determinati talenti da cui possiamo attingere e a cui possiamo anche contribuire, quando la fiducia è stata cementata.

Perdere la stima in una persona significa, a livello inconscio o del nostro bambino interiore – la nostra parte più fragile ed emotiva – assistere alla caduta di un mito. O, in termini più adulti, perdere un alleato.

Veder crollare un ponte, attraverso il quale passavano solo buone sostanze, nutrienti per entrambe le parti. E, quindi, restare in qualche modo carenti di quel nutrimento, di quello scambio simbiotico (in positivo, nel senso che creava valore, un valore aggiunto).

Avviene un non-riconoscimento. Non riconosciamo più l’altro. Viene a mancare un dialogo, per cui avevamo sviluppato un’abitudine. Un’abitudine nutriente.

La perdita della stima in una persona è molto vicina all’esperienza del tradimento. Uno dei passi più dolorosi da superare è quello stupore freddo di un coltello piantato tra le nostre costole: l’incapacità di riconoscere quella persona per quella che ci si era manifestata, per quella che fino a poco prima credevamo essere.

E da qui la sensazione di lutto: per quanto ci agitiamo, pretendiamo o strilliamo, quella persona che ha detto o fatto certe cose, non esiste più. PUFF, da un momento all’altro. Senza preavviso. D’un tratto, o le ha rinnegate, oppure le sue azioni ed espressioni vengono giustificate da un atteggiamento falso di fondo, dall’avere un interesse, un secondo scopo o a volte persino da una strategia predatoria nei confronti degli altri.

Nel senso che tutto ciò che credevamo “autentico” e basato su giustizia e integrità, era in realtà la recita di un ruolo per secondi scopi, la consuetudine spontanea di alcune persone alla menzogna, oppure ancora ciò che stimavamo era stato solo il picco di un attimo, che quella persona non riesce a sostenere e per il quale non era decisamente all’altezza. In questi casi, si è trattato di un salto energetico di possibilità, che poi ricadono rovinosamente nella “norma”, nel livello ordinario, e la persona che credevamo vivere a quel livello, o al nostro livello, non c’è più. Ridottasi a un angelo caduto.

Perdere la stima significa ritrovarsi soli in un’attività, in un sentimento, in un qualsivoglia genere di scambio, quando prima si era in due e si producevano flusso energetico e valore, scambio umano e creazione – su diversi livelli.

Un‘esperienza del genere può causare un collasso nervoso e nel peggiore dei casi andare anche a far tremare le fondamenta nella nostra scala di valori e dei nostri punti di riferimento. Con ricadute sulla stessa fiducia che riponiamo o riponevamo in noi, per esserci “causati” un‘esperienza del genere. Per non essere stati abbastanza accorti o non essere riusciti a proteggerci.

Ritengo dunque sia un’esperienza da trattare con grande delicatezza, cura, attenzione, da accompagnare, da maneggiare con guanti di seta. Un processo che richiede, possibilmente, il sostegno di qualcuno che non giudichi, una mente di ampie vedute o uno/a specialista.

Un’esperienza di cui si dovrebbe parlare di più, anziché continuare a riempire i programmi televisivi di categorie mediocri e di bassa lega su un femminile incompreso e un maschile bastardo, sul valore degli status symbol, l’assuefazione ai voltafaccia dei nostri punti di riferimento, e simili.

Dietro tante delusioni e sofferenze, spesso tutto si può riassumere nella perdita della stima. Che avviene più indietro della perdita di un amore, che avviene a monte del rapporto tra i generi, che avviene alla base della nostra sensibilità e della fiducia che abbiamo donato e che per questo tanto può minare e farci traballare. E che, proprio per questo, può riguardare, come avviene nella maggior parte dei casi, un uomo e una donna, ma anche due colleghi o due amici. La delusione è parimenti cocente e la ferita da guarire sarà altrettanto profonda. Provare per credere – anche se auguro di riuscire a risparmiarsi l’esperienza, causa certa di tanta dispersione, sia temporale, che fisica, nervosa, psichica ed energetica.

Sonia Serravalli (scrittrice e autrice de Il Maschile Sacro)