L’inferno degli agnelli: una vita breve e crudele

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La carne di agnello, anche se richiesta soprattutto nel periodo pasquale, viene comunque consumata tutto l’anno durante il quale gli operatori del settore si adoperano per l’allevamento, il trasporto, la macellazione e la vendita di questi animali.

Vediamo allora cosa accade durante queste fasi nella speranza che un pizzico di consapevolezza in più possa farci un po’ riflettere.

Negli allevamenti, punto di partenza di una breve vita, ha inizio l’inferno degli agnelli che, poco più che neonati, vengono brutalmente separati dalle madri; viene così scatenato il primo grande dolore, l’inimmaginabile trauma di un cucciolo che, ancora non totalmente cosciente di ciò che succede, si ritrova ad essere trascinato per le zampe e, letteralmente lanciato all’interno del mezzo che si occuperà del trasporto.

In poco tempo gli agnelli sono lì, tutti ammucchiati, sconvolti, si guardano intorno impauriti e, quasi senza respiro a causa della mancanza di spazio vitale, soffrono la fame e la sete per diverse ore.

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Gli agnelli devono infatti essere consegnati dove saranno uccisi e, durante il tragitto, di certo il trasportatore non si preoccuperà né per il loro stato né per il loro benessere perché il tempo è denaro e, comunque, preoccuparsi per chi subirà una morte imminente sembra non poco contraddittorio.

Appena arrivati, gli agnelli subiscono la mortificazione di essere considerati oggetti e, spinti in tutta fretta già dal camion, a furia di calci e colpi violenti, si avviano, in un ordine costretto, verso il macello vero e proprio.

Proprio come fossero oggetti e nulla più, vengono presi a mucchi, legati insieme per le zampe e appesi per essere pesati, in modo da calcolare quantità e guadagni.

A questo punto parte inesorabile il sanguinoso processo di stordimento e sgozzamento che gli operatori eseguono con una calma inquietante di fronte ai movimenti disperati degli animali che, anche se non dovrebbero, sono ancora abbastanza coscienti da sentire il dolore della scossa alla testa e del taglio in gola; le loro urla sono per noi l’assoluta conferma di questo.

E se li lasciassimo invece liberi di vivere la loro vita?

La sensazione di sentire una forza e una sicurezza di sé tale da poter vivere bene la propria vita senza il bisogno del sacrificio di quella altrui, uomini o animali, è indifferente, la conoscono ancora in pochi ma, in fondo, è alla portata di tutti, basta solo coglierla e accoglierla.

Avremmo la possibilità di conoscere l’allegria, la freschezza, la spontaneità dei piccoli agnelli che, ancora cuccioli, possiedono un’energia infinita.

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È presso i rifugi, magici luoghi d’accoglienza, che, in totale libertà, un cucciolo cerca l’altro per invitarlo a giocare, per condividere spazio e tempo e instaurare vere e proprie amicizie.

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Crescendo, ognuno avrà un carattere unico, alla base forte perché sarà come se fosse stato scolpito nel tempo dalla natura stessa.

Animali profondamente intelligenti, capaci di grandi gesti di solidarietà, pieni di rispetto profondo nei confronti del gruppo al quale appartengono; oggi ancora pochi tra loro possono conoscere la felicità perchè nel frattempo, tutti gli altri si ritrovano appesi ad un gancio, pronti per essere venduti a coloro che, con soddisfazione, si considerano buongustai.

Partecipate all’iniziativa “Salva un Agnello”: impegnati a non mangiare cuccioli di pochi mesi!

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Gaia Di Giovanni

Gaia Di Giovanni

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avatar Articolo scritto da Gaia Di Giovanni il 27/03/2015
Categoria/e: Animalismo, Primo piano.



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