“Salva Un Agnello”: impegnati a non mangiare cuccioli di pochi mesi!

“Salva Un Agnello” è un’importante campagna che l’associazione animalista Animal Equality porta avanti già da tre anni con enorme successo.

La campagna nasce in occasione della Pasqua e di quella tradizione, la nostra, che sembra imporre l’uccisione di un numero incalcolabile di agnelli e capretti come fosse un volere divino e quindi assoluto.

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Il lavoro degli attivisti di Animal Equality è stato fondamentale per la diffusione di reale informazione e, di conseguenza, di consapevolezza nei confronti di ciò che ci sta di fronte ma che spesso non vediamo con chiarezza.

Potremmo partire da un video messo a nostra disposizione nel quale possiamo renderci conto di ciò che si nasconde dietro alla produzione della carne del tanto atteso agnello pasquale:

60 secondi da brivido perché da nessuna di queste veloci e impressionanti immagini possiamo ricavare l’idea di una buona cucina, la gioia di una festa considerata santa, la necessità di mantenere viva la tradizione.

È inaccettabile permettere che un agnello appena nato venga trascinato via da un uomo diretto al macello, mentre la madre del cucciolo, ancora sanguinante, li insegue disperata; è privo della più insignificante briciola di umanità chi attraversa un gruppo di questi animali calpestandoli come se sotto le sue scarpe non ci fosse niente di vivo; è spaventosa la freddezza con la quale ogni agnello viene stordito e poi sgozzato mentre è ancora in vita, ci lascia perplessi la furia e la velocità degli operatori che sembrano non rendersi conto del sangue che li circonda.

Ma la loro morte è talmente ovvia che discuterne sembra addirittura un atto estremo; e allora andiamo almeno a conoscere le condizioni in cui questi animali sono costretti a viaggiare mentre vengono trasportati da un Paese all’altro.

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Consideriamo, ad esempio, l’ultima indagine durante la quale un camion carico di animali è stato fermato a causa della più totale indifferenza alle norme; gli agnelli si trovavano all’inferno!

Erano all’incirca 650 e, l’uno sull’altro, partiti dall’Ungheria e diretti qui in Italia apposta per la Pasqua e ricoperti dai loro stessi escrementi, leccavano tutt’intorno elemosinando un po’ d’acqua che durante le 30 ore di viaggio non gli era stata concessa.

Proprio in quest’occasione gli attivisti protagonisti della vicenda hanno portato in salvo due degli agnelli coinvolti al massacro, troppo pochi ma fondamentali, seppur simbolicamente, allo sviluppo del fondamentale concetto di rispetto degli animali che ogni giorno portiamo avanti con fatica, impegno e tanto dolore.

I due fortunati si chiamano Timo e Zenzero, ospiti da alcuni mesi presso un rifugio per animali portati in salvo da simili situazioni, meraviglioso esempio di vita libera che non ammette sfruttamento.

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E’ possibile ripercorrere la strada intrapresa per la salvezza di questi animali, che rappresentano in questi giorni il maggior bersaglio di noi uomini, alla pagina di Salva Un Agnello.

Nella speranza che in molti rifletteranno su questa storia e rivaluteranno l’idea di una Pasqua meno sanguinosa, questo è l’impegno che tanti hanno già firmato e che ancora tanti potrebbero firmare a dimostrazione dei fatto che la nostra umanità non è andata completamente perduta.

Firmate per fermare questa assurda “tradizione! —> PETIZIONE

SalvaUnAgnello

Gaia Di Giovanni

Gaia Di Giovanni

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avatar Articolo scritto da Gaia Di Giovanni il 24/03/2015
Categoria/e: Animalismo, Primo piano.



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