Psicologia

Lasciare andare il dolore: l’unico modo per crescere

Di Redazione - 13 Gennaio 2026

Il dolore fa parte delle nostre vite. Le prove dell’esistenza sono il nostro pane quotidiano, giungono per insegnarci qualcosa, per condurci a progredire sul nostro cammino, per farci crescere. Ma il dolore di per sé non riesce in quest’impresa solo apparendo, noi abbiamo il compito di collaborare con esso per compiere scelte, cambiare sguardo sulla vita, togliere maschere, ascoltare il cuore: la sofferenza ci desta per farci risvegliare. Siamo attori attivi in questo processo di miglioramento di noi stessi. In caso contrario la preziosa occasione di crescita che porta con sé il dolore viene sprecata.

Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.
(Marie von Ebner-Eschenbach)

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Cos’è davvero il dolore emotivo

Uomo dal viso triste

Tutti noi abbiamo sperimentato nella vita quella sensazione di sofferenza profonda, un vissuto che colpisce duramente il corpo e l’anima, ognuno di noi ha pensato “non mi riprenderò mai più da questo dolore“. Può essere scaturito da un lutto, una separazione, una difficoltà particolare… Il dolore emotivo non lascia scampo a nessuno. Entra nelle nostre vite e lascia una scia di sofferenza, vuoto e tristezza che mette a tacere tutto il resto del mondo, veniamo scaraventati in un vortice di pensieri ed emozioni che non riusciamo, lì per lì, a gestire.

Solo dopo aver vissuto la fase acuta del dolore emotivo possiamo iniziare a elaborare in modo più nitido ciò che è successo, a capire cosa fare per stare meglio, spesso anche a intravederne il messaggio che il dolore è giunto a portarci.

Ma chiunque abbia avuto un dolore così grande da piangere fino a non avere più lacrime, sa bene che ad un certo punto si arriva a una specie di tranquilla malinconia, una sorta di calma, quasi la certezza che non succederà più nulla.
(C.S Lewis)

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Perché trattenere il dolore ci blocca

L’uomo tende, in modo consapevole o meno, a volere trattenere il dolore. Questo perché si aggrappa al ricordo di chi non c’è più, ad un passato che non ritornerà, a una relazione finita, a un legame che non potrà mai tornare come prima. Non è però rimanendo ancorati al passato che quest’ultimo potrà ritornare, anzi continueremo a vivere in un’illusione continua e in un’infelicità tale da condurci a uno stato di malessere diffuso.

Spesso ci aggrappiamo al dolore perché può giustificare le nostre scelte, può essere una scusa per non cambiare, possiamo identificarci con esso e non progredire più nel nostro cammino terreno.

Dobbiamo imparare, invece, a cogliere l’insegnamento che il dolore è giunto a portarci e poi a lasciarlo andare: aprire le mani del cuore e farlo scivolare via, lontano da noi. Altrimenti non avremo più spazio per accogliere le nuove sfide che la vita ha in serbo per noi e correremo il rischio di rimanere imprigionati nella confortevole ma deleteria prigione del dolore passato.

Dio sussurra a noi nei nostri piaceri, parla nelle nostre coscienze, ma grida nei nostri dolori. E’ il suo megafono per svegliare un mondo sordo.
(CS Lewis)

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Lasciare andare non significa dimenticare

Soffione

Andare oltre il dolore dopo averlo elaborato non vuol dire dimenticare ciò che è accaduto e le emozioni che ha suscitato in noi, significa invece aver fatto sedimentare l’intensità emotiva, aver compreso il messaggio che quel dolore ha portato per noi, essere pronti a proseguire il cammino con una forza interiore rinnovata, rivolta al futuro e non al passato.

Se, infatti, il nostro sguardo è sempre rivolto all’indietro, a ciò che è stato, alle ferite che abbiamo avuto, non possiamo avere l’energia per poter andare avanti e costruire progetti nuovi, relazioni diverse, cambiamenti importanti nella vita. Spesso i grandi blocchi dell’esistenza sono dovuti proprio a questo: a nodi antichi che non sono ancora stati sciolti e che ci portiamo dietro come pesi che ci affaticano e ci sottraggono preziosa energia vitale.

Il paradosso senza fine è che noi impariamo attraverso il dolore.
(Madeleine L’Engle)

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Il dolore come maestro di trasformazione

Sembra una frase banale, scontata e ormai detta e ridetta, eppure il dolore è maestro di trasformazione e di vita. Solo tramite lo scombussolamento emotivo, fisico e mentale che ci porta possiamo imparare insegnamenti preziosi sulla vita, porci domande nuove e profonde, rivolgere lo sguardo verso obiettivi più alti.

Gli eventi che portano dolore ci destano, svegliano le emozioni, i sogni, le paure. Portano a galla le nostre ombre in modo da poterle affrontare. Gli eventi e i dolori ci conducono a cambiare, a trasformare il nostro mondo interiore, obbligano a lasciare andare quello che eravamo prima per far spazio a nuovi lati di noi.

Dio sussurra a noi nei nostri piaceri, parla nelle nostre coscienze, ma grida nei nostri dolori, è il suo megafono per svegliare un mondo sordo.
(CS Lewis)

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Strumenti interiori per accogliere e superare la sofferenza

Due persone che si abbracciano

Mentre ci troviamo nel pieno del nostro dolore lo dobbiamo vivere in modo completo, altrimenti, rifiutandolo, esso si ripresenterà. Questo non vuol dire cadere passivamente nella disperazione, ma lasciare emergere tutte le emozioni che vogliono fluire e trovarvi un senso. Possiamo intraprendere questa via in diversi modi, a seconda delle inclinazioni personali di ciascuno di noi.

Scrivere un diario è una via che aiuta a elaborare i propri vissuti: permette di prenderci un tempo lento e dedicato a guardarci dentro, trovando un’espressione scritta a ciò che proviamo. L’arte, in generale, può aiutare questo processo di elaborazione.

Non serve avere fretta di tornare alla vita di prima, è importante dedicare tempo al nostro dolore. Che può variare di ora in ora, donandoci intuizioni, pensieri nuovi, sguardi diversi sulla vita.

Fondamentale, poi, risulta essere il rispetto per noi stessi e le nostre dinamiche interiori. Stare soli quando ne sentiamo l’esigenza, senza sforzarci di stare in mezzo alla gente solo perché ci viene richiesto, e cercare invece compagnia quando ne abbiamo voglia. E che sia qualcuno che ci capisca, che sappiamo possa arricchirci, donarci forza.

Cerchiamo di vivere il dolore come un ponte da attraversare, una porta da aprire, una montagna da scalare. Un percorso da vivere che ci può condurre a compiere un altro passetto del nostro cammino terreno.

Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.
(Hermann Hesse)

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