Spesso, ci adagiamo sui nostri nodi. Li trasformiamo in comode scuse, in storie che non possono mutare, in barriere inevitabili alla realizzazione di noi stessi.

E facciamo di tutto per non sbrogliarli. Perché vorrebbe dire aprire gli occhi, il cuore e l’azione verso mete che potrebbero scombussolarci la vita. Preferiamo, quindi, custodire questi nodi come macigni pesanti che ci ancorano al passato. Così siamo certi di non poterci muovere. E di non avere quindi responsabilità. E libertà.

Ci hanno insegnato a credere che i nodi del passato sono come delle spine che non bisogna toccare per non rischiare di pungersi e di sanguinare. Spesso, vengono chiamati traumi. E dato che dare un nome alle cose, agli eventi e alle emozioni è un modo per definire la loro essenza entro certi limiti, pensare ai nodi come a dei traumi risveglia in noi solo un oceano di terrore, fastidio, possibilità di dolore. I nodi divengono così delle vere e proprie prigioni di malessere. Meglio non entraci in queste prigioni, o tutto sarà un dramma.

Ma i nodi rappresentano invece i grovigli che la nostra anima ha messo in evidenza per noi. Sono lì a tirare il filo della nostra vita, a farlo teso e rigido. E’ un invito continuo a dare attenzione a quei nodi. Uno dopo l’altro. A guardarli, a parlarci, a celebrarli. Perché ogni garbuglio di noi non è altro che un appuntamento con la nostra anima e questi incontri sono da onorare e non da allontanare.

Le nostre mani sanno quanto è importante, curativo e liberatorio sgarbugliare i fili di lana mentre si lavora a maglia. Non si potrebbe procedere altrimenti e, se anche ci si riuscisse, il lavoro avrebbe sempre una cicatrice. Che richiama attenzione. Che ci fa ritornare alla mente il tempo che non abbiamo dedicato a quel nodo. E tutto torna, niente sparisce. Soprattutto con gli affari dell’anima.

Il bello è che toccare i nostri nodi è uno dei lavori più arricchenti mai vissuti. Perché non sono altro che indicatori del nostro cammino. Ci permettono di scavare dentro noi stessi per portare a galla quel faro che ci può dare chiarezza immediata. Sono il nostro pozzo di quiete, di ricchezza, di vera forza. Sciogliere i nodi non è, come si pensa, un modo per toglierci energia. Al contrario, ci rigenera. E fluire nella vita dopo aver compiuto questa grande impresa diventerà talmente semplice e rilassante che sarà il filo stesso a condurci nel mondo e non noi a trainarlo e a metterlo di qua e di là con sforzo e fatica.

I nostri nodi sono i tocchi della nostra anima, le carezze dell’universo, le cadute che ci preparano a volare. Basta solo non fuggire dall’altra parte, non denigrarli, non metterli sulle spalle altrui. Serve un gran coraggio. Quello di guardarsi dentro. E di lasciarsi così travolgere dalla marea che il nostro nodo vuole farci vivere. Si trova proprio in quelle acque burrascose il tesoro destinato per noi.

Sciogliere i nodi vuol dire prenderli con entrambe le nostre mani che sono i prolungamenti del nostro cuore e dedicare attenzione, presenza e pazienza alla slegatura. E sentire, in quella liberazione di fili, cosa avviene.

Solo in questo modo possiamo avere il comando del filo della nostra vita, afferrarlo con decisione e farci trascinare dal suo fluire. Non sarà più debole, imprigionato, indeciso. Diverrà potente, leggero, libero.

Questo tempo di incertezza e confusione che siamo chiamati a vivere è un invito. A prenderci finalmente cura dei nostri nodi antichi.

Elena Bernabè