Psicologia

Racconti che scaldano: l’arte di tramandare storie sotto le coperte

Di Elena Bernabè - 4 Dicembre 2025

L’arte di tramandare storie è una consuetudine dell’antichità, di un tempo lontano dove intorno a un falò ci si ritrovava per scambiare aneddoti, narrazioni fiabesche, racconti saggi e simbolici, canti e danze. Il falò scaldava il corpo, le storie invece l’anima.

La narrazione di storie permette l’emergere della propria interiorità e la condivisione con gli altri di queste storie arricchisce chi narra e chi riceve la narrazione: è un vero e proprio scambio energetico. Ecco che allora comprendiamo l’importanza degli artisti, degli scrittori, dei poeti, degli educatori che raccontano ai bambini storie ricche di simboli di valore.

Leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale. Leggendo romanzi sfuggiamo all’angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale.
Questa è la funzione terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini, dagli inizi dell’umanità, raccontano storie. Che è poi la funzione dei miti: dar forma al disordine dell’esperienza.
(Umberto Eco)

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La narrazione come fuoco acceso nelle lunghe notti d’inverno

Papà che legge un libro al proprio figlio

I racconti del passato avvenivano soprattutto la sera, prima dell’addormentamento e in modo particolare durante il periodo invernale, momento dell’anno più fertile per rimanere dentro se stessi e lasciarsi cullare dall’immaginazione, dalla fantasia, dalla saggezza antica. In questo tempo sospeso la mente dell’uomo è più propensa a lasciarsi fecondare dai simboli racchiusi in ogni storia di valore: dopo la narrazione si dormiva meglio, i sogni s’intensificavano, il corpo si rilassava, le intuizioni divenivano più presenti. Un po’ quello che accade ai bambini di oggi che, dopo aver ascoltato una storia raccontata dalla voce di un adulto, purché sia una storia adatta alla sua età e che racchiuda al suo interno significati simbolici in grado di nutrire la sua anima, si possono abbandonare con più serenità e fiducia nella vita nel sonno notturno. Anche gli adulti possono beneficiare di questi effetti salvifici delle storie.

Le parole danno vita all’immaginazione, creano realtà, coltivano semi di consapevolezza. Le storie composte da parole consapevoli sono in grado di educare il bambino a divenire un adulto saggio e presente.

Il bambino comprende intuitivamente che, anche se queste storie sono irreali, non sono false…
(Bruno Bettelheim)

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Le storie come fili invisibili tra generazioni

Le storie tessono fili generazionali: gli stessi racconti vengono tramandati da uomo a uomo all’infinito. Questo accade per la storia di un popolo ma anche per la storia di una famiglia. Forse è uno dei pochi ambiti in cui non vi è ancora l’abitudine di scrivere i racconti, per esempio dei nonni, per poi tramandarli: la voce, in questi casi, è ancora il veicolo generazionale prescelto. E così di voce in voce la storia si modifica, si colora di nuove sfumature, acquisisce dettagli nuovi, rivive nella voce di chi la tramanda: accade questo perché probabilmente non è importante la narrazione veritiera del fatto accaduto ma il simbolo che accompagna la storia, è proprio questo valore simbolico che si vuole tramandare ai postumi, come un legame sottile ma potente tra generazioni.

La voce diviene così ponte tra passato, presente e futuro, melodia pronta a mutare ad ogni generazione, suono vivo che ama il movimento, il cambiamento, l’adattamento.

Come nel passato i racconti dei nostri parenti più anziani diventano la nostra storia, ci modellano, ci rassicurano, ci mostrano la via da seguire per comprenderci meglio. I bambini amano sentirle ripetere più volte, come se in quelle parole vi fossero tutti i loro antenati radunati la sera per proteggerli dalla paura del loro buio, esteriore e interiore.

La narrativa non ci dice qualcosa che non sappiamo, ci dice qualcosa che sappiamo, ma non sappiamo di conoscerlo.
(Walker Percy)

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Il potere curativo del racconto condiviso

ragazzi che parlano intorno a un fuoco

Condividere un racconto è donare una parte di sé, la più autentica, giocosa, profonda. 

Percepiamo, spesso, il desiderio di condividere con qualcuno a noi caro il nostro pensiero, il racconto di un evento, quella domanda che ci perseguita e che non trova risposta. Parlare con chi è in grado di capirci apre le porte della chiarezza interiore, dell’intuizione, della creatività. Se riusciamo a condividere la nostra anima mediante la parola riusciamo anche ad alleggerire le nostre spalle da pesi che portiamo da soli. Spesso basta un racconto simbolico di ciò che stiamo provando per percepire un grande senso di sollievo. Ecco allora l’importanza di scrivere storie, di trasformare il tema del nostro dolore in racconto.

La nostra anima vive d’immagini: se riusciamo ad elaborare le nostre emozioni mediante la creazione di immagini artistiche (storie scritte, cantate, dipinte), siamo in grado di prenderci cura dei lati più profondi del nostro essere che chiedono di essere visti, riconosciuti, trasmutati. Così la nostra sofferenza può diventare un lupo che ulula alla luna, la gioia una danzatrice, la noia un gatto addormentato. Dando voce alle nostre emozioni diamo voce alla nostra anima che si libera dal non detto, dal non visto, dal non amato.

Mentre lavoro a un romanzo, non vedo nessuno, non parlo con nessuno, non rispondo al telefono – faccio la vita di un monaco. Per tutto il giorno io sono uno dei miei personaggi. Sento quello che sente lui.
(Georges Simenon)

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L’augurio per questo dicembre 2025

Vi auguro un periodo ricco di storie da leggere, ascoltare, vedere a teatro, raccontare ai bambini. Scegliete narrazioni simboliche, adatte a voi o all’età dei vostri figli, allontanate racconti superficiali, rumorosi, senza un senso educativo. Scegliete parole che nutrono, che rendono fertile il vostro terreno interiore, che vi permettono di raggiungere altri livelli di coscienza. Buon ascolto di voi stessi!





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