Significati Simbolici

L’elefante è un animale sacro, simbolo di guida spirituale

Di Sandra Saporito - 11 Agosto 2023

L’elefante è un animale sacro per moltissime culture e ha lasciato un’impronta importante anche nell’inconscio dei nostri progenitori europei. In effetti un team di ricercatori dell’Università di Tübingen e del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza ha scoperto la prova della presenza dell’elefante (Palaeoloxodon antiquus) sul tutto territorio europeo durante il Pleistocene, assieme agli utensili usati dagli uomini dell’epoca per nutrirsene.

Questa creatura imponente, il più grande mammifero terrestre del pianeta, ha impresso molti significati profondi nel nostro immaginario collettivo, alimentato anche dal lontano ricordo dei famosi elefanti da guerra di Annibale che attraversarono le Alpi e passarono alla storia. Può quindi essere interessante scoprire la simbologia dell’elefante per capire cosa rappresenta per noi al livello inconscio.

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Sotto la guida di Madre Elefante

Elefante, animale-guida
Foto Credit ©Pexels

La struttura sociale degli elefanti è affascinante. Seguono un’organizzazione matriarcale: i nuclei famigliari vengono guidati da una “madre”, di solito la femmina più anziana, che provvede a trovare l’acqua, il cibo e a proteggere i cuccioli dai predatori assieme alle altre femmine del branco. Con loro restano soltanto gli adolescenti maschi mentre i maschi adulti formano un gruppo a parte nel quale il più anziano guida i più giovani.

La straordinaria memoria di questi animali consente loro di mappare il territorio in modo da ricordare la corretta ubicazione delle risorse facendone un potente simbolo di guida sia terrena che spirituale.

La loro longevità (gli elefanti possono vivere fino a 70 anni) e la loro lunga esperienza di vita lo hanno per molto tempo associato alla vitalità, alla saggezza, alla pazienza, all’intelligenza, al trionfo e alla collaborazione.

L’acqua è l’elemento al quale l’elefante è associato in tutte le culture in quanto necessita di tenersi ben idratato oltre che compiere ripetuti bagni di fango per proteggersi dal calore e per prendersi cura di sé.

Curiosità: gli elefanti sono degli ottimi nuotatori!

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Il cimitero degli elefanti e i suoi significati

L’Elefante rappresenta una delle rare specie animali a dimostrare rituali funebri. Quando un membro del branco decede, gli altri membri accarezzano il corpo senza vita con la proboscide e poi lo ricoprono di foglie, rami e terra. Assieme al defunto vengono sepolti anche grandi quantità di cibo e fiori colorati, ricordando le usanze delle culture passate di seppellire i loro cari con delle offerte per aiutarli nel loro viaggio verso l’Oltremondo. Dopotutto, pure gli elefanti tornano sulla tomba dei loro cari defunti dopo anni, ricordandoli e mostrando chiari segni di dolore emotivo.

Da questa usanza di seppellire i propri morti è nato uno dei miti più antichi dell’umanità: quello del cimitero degli elefanti, un luogo verso il quale tutti gli elefanti sul punto di morte s’incamminerebbero guidati dal forte richiamo di quella terra sacra. Come tutti i miti, questo racconto custodisce certamente un grande insegnamento.

Questo luogo leggendario potrebbe rappresentare un santuario sacro, un passaggio tra la vita e la morte, il luogo della memoria che trascende la morte, il camminare nelle impronte dei propri antenati per attraversare il velo tra i mondi, mostrando come affrontare la morte con serenità e dignità, come una tappa del viaggio fino all’eterno riposo.

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L’elefante nelle religioni del mondo

Statua di Ganesha, il dio Elefante
Foto Credit ©Pexels

Nelle favole africane, l’elefante compare spesso come il grande saggio che risolve le diatribe tra gli animali della giungla. Nella tradizione Ashanti del Ghana, si dice che gli elefanti sono i capi tribù umani del passato.

Nel cristianesimo invece è l’emblema della purezza. Si può leggere nel Physiologus: “…L’elefante e la sua femmina sono dunque immagini di Adamo ed Eva: quando erano nelle delizie del paradiso prima della trasgressione”.

Nella cosmologia induista, troviamo gli otto Elefanti del Mondo chiamati Ashtadiggajas, i guardiani delle direzioni che sostengono l’universo, e il dio-elefante Ganesha, dio delle arti, delle scienze, dell’intelligenza e della saggezza.

Nell’iconografia buddista, l’elefante è associato a Buddha che avrebbe vissuto diverse vite incarnato in un elefante bianco prima di reincarnarsi in essere umano. Secondo il Canone Buddhista la regina Maya avrebbe sognato un elefante bianco prima di dare alla luce suo figlio, il principe Siddhartha.

Malgrado sia considerato come un animale sacro nel buddismo, ne rimangono soltanto 40.000 in tutto il continente asiatico.

Elefante da guerra o… di foresta?

Abbiamo precedentemente accennato agli elefanti da guerra. Il loro uso in tale contesto aveva una valenza prettamente logistica: la loro forza fisica permetteva loro di trasportare carichi pesanti e di lanciarli contro gli eserciti nemici ma è bene precisare che l’indole del pachiderma non è mai stato violento.

In effetti, in Africa, patria dei famosi 37 elefanti di foresta della specie Loxodonta Cyclotis di Annibale, l’elefante simboleggia la nobiltà, il potere, la ricchezza, la leadership mentre la sua associazione con la guerra non lo vede come aggressore ma come simbolo di vittoria.

Purtroppo anche gli elefanti africani sono in pericolo, in particolare l’elefante di foresta è classificato come specie in “pericolo critico”, ovvero con elevato rischio di estinzione a breve termine.

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12 agosto, Giornata mondiale degli elefanti

Un cucciolo d'elefante dorme sull'erbe
Foto Credit ©Pexels

Il 12 agosto è la Giornata Mondiale degli Elefanti, fondata il 12 agosto 2012 dalla canadese Patricia Sims e dalla Elephant Reintroduction Foundation della Thailandia, ha per obiettivo di sensibilizzare il mondo sulla progressiva scomparsa di questi affascinanti animali.

Cosa minaccia la sopravvivenza della specie? Secondo il WWF, sono la perdita di habitat (distruzione della natura per mano dell’uomo, la crisi climatica) e il bracconaggio (commercio criminale di avorio e altre parti del corpo).

Purtroppo, per loro il tempo stringe: ci vogliono quasi 2 anni per vedere nascere un elefante ma in quel preciso lasso di tempo ne muoiono 40.000 per il commercio illegale di avorio. In appena un secolo, il pianeta ha perso il 95% degli elefanti africani. Se nulla cambia, loro diventeranno un lontano ricordo e potremo ammirarli soltanto nei vecchi libri di storia.

Ciò che possiamo fare per aiutare gli elefanti è condannare il commercio di avorio, firmare petizioni per spingere i paesi del mondo a prendere provvedimenti severi contro questo commercio illegale e il bracconaggio, sostenere associazioni di difesa degli animali impegnate nel creare aree naturali protette per gli elefanti e nel difenderli, preservare il loro habitat naturale facendo scelte di consumo etiche (tra i prodotti più controversi figura l’olio di palma) e partecipare a progetti che aiutano a ripristinare il loro ambiente.

L’elefante sa che lui è il re degli animali, essendo uno delle più antiche creature della terra; e anche gli animali che vivono nei suoi dintorni sanno questo. Solo il leone non lo sa. Ma l’elefante, come tutti i re saggi, lascia che il leone si illuda di essere il re della giungla.
(Fabrizio Caramagna)

Fonti e approfondimenti:

La Sapienza: Quando gli elefanti popolavano il Nord EuropaNatura: La spiritualità degli animali The Role of Elephants in Buddhism WWF: SOS elefante 

Sandra Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it





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