Gli animali sono puro istinto, rappresentazione delle energie primordiali degli esseri viventi da cui muovono anche gli albori della nostra psiche, quello che Jung ha definito inconscio collettivo. Su queste energie istintuali poggia lo sviluppo e l’individuazione della personalità umana che deve edificarsi in integrazione e mai in opposizione con esse.

Cosa rappresenta l’animale Totem

Ecco che i rituali iniziatici e le tradizioni mistiche e religiose di molti popoli sciamanici, devote al totem, inteso come animale sacro fonte di protezione e ispirazione per l’uomo, possono rivelarsi insolitamente attuali nel rappresentare quella necessaria sinergia tra natura e cultura, tra parte istintuale e parte civilizzata, tra mondo inconscio e coscienza che oggi più che mai abbiamo necessità di riscoprire dentro ognuno di noi.

Le energie psichiche associate all’animale totem – quale esso sia per ognuno – possono allora fare dell’animale guida un ponte attraverso il quale risvegliare la saggezza del nostro inconscio, della nostra intuizione e utilizzarla come preziosa guida per procedere nel nostro cammino esistenziale.

“Un eccesso di animalità svisa l’uomo civile, troppa civiltà crea animali ammalati.”

(C.G. Jung)

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Natura e cultura

Jung osservava quanto distante fosse l’uomo moderno dalle proprie pulsioni istintuali e quanto le istituzioni moderne, dalla religione al commercio, si fossero adoperate per costruire una società “civile” dalla quale fossero epurate, messe a tacere le tracce dell’animalità, dell’istintualità, di ciò che in comune l’essere umano ha col mondo animale. Ne può derivare un’umanità mutilata della consapevolezza del proprio potere più profondo e più arcaico e, al tempo stesso, facilmente ostaggio dell’emergere improvviso e incontrollato di tali istinti nella loro versione più violenta, involuta e distruttiva proprio perché dissociati dal resto della personalità. Ne vediamo un esempio in tutte quelle situazioni in cui l’animo umano è spinto fortemente alla regressione, come ad esempio avviene nei contesti collettivi dove la “folla” può spingere uomini e donne, che come individui difficilmente avrebbero abdicato ai propri principi etici e morali, a compiere le più efferate bassezze.

Ecco che allora scoprire il proprio animale interiore, l’animale guida che in un certo momento della nostra vita può risvegliare e disciplinare le energie più istintuali e intuitive della nostra psiche, può rappresentare un modo per affrontare un momento di difficoltà esistenziale, ma anche per riconnetterci all’autenticità di noi stessi.

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Totem e culture sciamaniche

lupi e luna
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La simbologia degli animali ha da sempre attratto gli esseri umani, gli studi antropologici testimoniano come nei popoli antichi i riti iniziatici e propiziatori fossero spesso accompagnati da velli e pellicce di animali che sacerdoti e guerrieri erano soliti indossare proprio per richiamare in sé stessi quelle caratteristiche divine attribuite all’animale. Anche una certa parte delle nostre tradizioni e attitudini alimentari ha conservato questo animismo residuale: si pensi agli stereotipi di genere attribuiti agli alimenti che ci fanno ad esempio considerare la carne più spiccatamente mascolina, simbolo di forza e aggressività.

I totem indiani, fra le varie culture sciamaniche, vedono in alcuni animali totem l’incarnazione di determinate qualità umane, come il lupo, l’aquila o il cane a cui si richiamano la devozione per la famiglia, la spiritualità e l’amore fedele e incondizionato. Nello sciamanesimo dei nativi americani si rintracciano 44 animali totem, fra questi ognuno avrebbe a riferimento 9 animali guida a seconda delle caratteristiche della propria personalità e momento di vita. Inoltre, sempre secondo questa tradizione, la data di nascita di ognuno sarebbe connessa ad un determinato animale totemico e alle sue qualità in modo non dissimile da quanto avviene nell’oroscopo cinese.

“L’uomo diede un nome agli animali migliaia di anni fa.

Ma i nomi dati agli animali sono tutti arbitrari, perché soltanto loro sanno chi sono.

Chissà qual è il vero nome della formica o della giraffa.”

(Fabrizio Caramagna)

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Come scoprire il nostro animale interiore e riconnetterci alla nostra natura più istintuale?

  1. Gli animali nei sogni

Spesso incontriamo figure animali nei sogni, il nostro inconscio le utilizza a scopo simbolico per rappresentarci elementi istintuali della nostra psiche: può trattarsi ad esempio di una quota di aggressività troppo repressa nella vita diurna (ben rappresentata magari da una belva dai denti affilati) o di aspetti vulnerabili e bisognosi di cure come cuccioli o altre bestie indifese… In realtà per ognuno, come per tutte le immagini oniriche, gli animali sognati non avranno un significato univoco ma comprensibile solo alla luce della psiche e della storia individuale. In ogni caso l’inconscio che ci parla attraverso queste raffigurazioni ci sta confrontando con aspetti istintuali che evidentemente stanno cercando la via per “dire la loro” riguardo ciò che avviene nella nostra coscienza.

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  1. Gli animali fuori da noi

La convivenza fra animali ed esseri umani è antica quanto la storia della civiltà; più moderna è invece l’abitudine di “adottarne” uno e tenerlo come animale da compagnia. Prima erano cani, gatti e poco altro; ultimamente non mancano casi in cui a venir adottati siano bestie tutt’altro che “addomesticate”. Come sempre la strada migliore sta nel mezzo…

Da un lato c’è chi antropomorfizza fin troppo il proprio animale pretendendo di dedicargli attenzioni e riguardi più adatti ad un essere umano che a un “pet” non riconoscendone la natura appunto “animale”. Sono questi i casi in cui l’animale domestico viene trattato in tutto e per tutto come un’estensione del proprio sé perché tramite la proiezione si attribuiscono a lui peculiari caratteristiche di sé stessi o magari di un figlio (di solito sono le parti più infantili quelle che attribuiamo agli animali di cui ci prendiamo cura).

Dall’altro lato ci sono coloro che, solo in apparenza, si situano all’opposto dei precedenti: non tollerano la vicinanza e men che mai la convivenza con gli animali, sono infastiditi e prevenuti riguardo al loro comportamento, li ritengono veicolo di infezioni, pericolo e disastri di vario genere… Insomma si tengono ben lontani da loro e, così facendo, dalle proprie parti istintuali che gli animali ben rappresentano.

In entrambi i casi si rileva la difficoltà a familiarizzare con un animale, e comunicare con esso riconoscendone e rispettandone la natura “animale”, istintuale, non razionale né sentimentale come umanamente la intendiamo.

Poter fare questo – e solo una compagnia sana con gli animali può farci da insegnamento – è un modo in cui possiamo imparare ad “addomesticare”, attraverso il cane, gatto o cavallo fuori da noi, l’animale e gli istinti dentro di noi

“È meglio lasciare che il cavallo segua la sua strada, e pretendere che sia la tua. Non c’è segreto più intimo di quello che c’è tra un cavaliere e il suo cavallo.”

(Robert Smith Surtees)

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Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it