Psicologia

La pretesa di essere coerenti: un mito da sfatare

Di Sandra Saporito - 19 Maggio 2022

Essere coerenti è un segno d’integrità morale quando i valori ai quali si dedicano le proprie azioni sono allineate all’Io. Purtroppo coerenza e onestà interiore non vanno sempre di pari passo, portando alla nascita di una coerenza artificiale, ostentata, che attraverso comportamenti all’apparenza ineccepibili nasconde un’intransigenza morale, incapace di concepire le contraddizioni e i paradossi dell’esistenza umana.

“Coerenza è quando ciò che dici, ciò che fai, ciò che pensi e ciò che sei vengono tutti da un unico posto.”
(Anonimo)

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Cosa significa essere coerenti?

“Coerenza” è un termine che deriva dal latino cum haerere, “tenere assieme” ed è per definizione uno stato di “intima connessione e interdipendenza tra diverse parti”; per cui possiamo tracciarne il significato applicato alla nostra vita come l’ essere fatto d’un pezzo, o meglio, l’ essere in grado di instaurare un terreno comune e coeso tra le diverse parti del nostro essere.

Nietzche descrisse questa molteplicità nell’uno nei Frammenti postumi, descrivendoci come “una pluralità di forze di tipo personale, delle quali ora l’una ora l’altra vengono alla ribalta, come ego, e guardano alle altre come un soggetto guarda a un mondo esterno ricco di influssi e di determinazioni. Il soggetto è in un punto ora nell’altro.Essere coerenti rappresenta quindi l’azione allineata a tutto ciò che siamo, con i nostri paradossi e le nostre contraddizioni. Questo implica mettersi in ascolto di noi stessi, anzi, di tutti i frammenti che ci compongono, anche quelli più piccoli o in fase di sviluppo.

Purtroppo spesso pensiamo che l’incoerenza si limiti esclusivamente al rispetto delle idee e dei valori appresi ed integrati nel nostro sistema di pensiero che non sempre ci appartengono, portandoci ad un’illusione di coerenza, al rispetto di idee rigide non allineate all’essere.

La coerenza fasulla: una maschera “perfetta”

La ricerca della coerenza a tutti i costi può nascondere alcune insidie quando è forzata, ostentata, come se fosse una prova di valore. Ci si aggrappa a dei principi o a dei valori che poco risuonano con noi ma che ci danno delle linee-guide da seguire nell’intento di rispondere il più possibile ad un immagine ideale che si vuole incarnare. Ad un primo approccio, rispettare queste regole imposte sembra avere numerosi vantaggi: un’immagine pubblica di spessore sulla quale si basa l’autostima, un risparmio di energia mentale perché si sa in anticipo cosa dire e come comportarsi. Si segue un copione già scritto precedentemente che ci illustra in maniera chiara come (e cosa) pensare, cos’è opportuno fare e cosa no.

Ma se guardiamo cosa nasconde questo tentativo di incarnare questo ideale, scopriamo che sotto sotto può dissimularsi una ricerca della perfezione, che sappiamo non essere di questo mondo. Ed è questo il motivo per il quale presto o tardi l’imporsi di essere coerenti, soprattutto se non è accompagnato dalla flessibilità che richiede il vivere in un mondo imperfetto, potrà essere deleterio: la spontaneità sfumerà a favore di un comportamento sempre più rigido, lasciando poco spazio al cambiamento e all’estro creativo e portando ad una rigidità mentale, ad un moralismo esasperato (ed esasperante). Oppure potrebbe esserci una ricerca di sicurezza, un tentativo maldestro di fuggire all’ovvia presa di responsabilità che l’essere confrontati alle contraddizioni della vita richiede? Ognuno può interrogarsi sulla questione e capire il limite tra la coerenza autentica e quella tarocca che cela un moralismo dogmatico.

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Credit foto © Pexels

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Essere coerenti può diventare una prigione

La coerenza forzata che risponde ad un bisogno di creare un’immagine ideale di sé fatica a radicarsi nella vita quotidiana e stanca oltre modo la mente, sempre allerta nell’intento di rispettare questa richiesta di coerenza artificiale. Inoltre basta permettersi un attimo di libertà per cadere nella trappola della vergogna e del senso di colpa, rinchiudendoci in un circolo vizioso che ci spingerà poi a condannare duramente ogni piccola trasgressione alla regola.

“La coerenza è comportarsi come si è, e non come si si è deciso di essere.”
(Sandro Pertini)

La coerenza dovrebbe essere un riflesso naturale del nostro essere profondo nel rispetto delle sue fluttuazioni e dei suoi mutamenti ma, se è forzata rischia di trasformarsi in un burattinaio che tira i fili delle nostre azioni e al quale cercheremo di obbedire a tutti i costi. Ecco che l’esagerazione ci catapulta nella più completa incongruenza: nel cercare di essere coerenti fuori diventiamo incoerenti dentro di noi, facendoci violenza, spesso con l’aggravante di non voler riconoscere i propri errori per paura di vedere frantumarsi davanti ai nostri occhi l’immagine ideale di noi che avevamo plasmato con così tanto tempo e fatica, assieme alla nostra fragile autostima.

Tuttavia, la coerenza deve restare l’allineamento del proprio agire al proprio essere, non il contrario, per cui se ti accorgi di rinunciare a ciò che è davvero importante per te in nome di idee astratte, chiediti se risuonano davvero con la tua autenticità, se ne valgono la pena. La coerenza verso i tuoi principi non deve costarti l’onestà verso di te.

“Quando uno non vive come pensa, finisce per pensare come vive.”
(Gabriel Marcel)

Fonte:

• Colamedici A., Prendila con filosofia, in Gancitano M., Manuale di fioritura personale, HarperCollins Italia, 2021.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali

www.risorsedellanima.it





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