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Acqua all'arsenico, chiusi i rubinetti di 40 comuni italiani

Di Valeria Bonora - 7 Gennaio 2013

Dal primo Gennaio molti sindaci delle zone del Lazio, Roma, Latina e Viterbo si sono visti costretti a vietare l’uso dell’acqua del rubinetto, ma non solo per berla, ma anche il divieto di impiegarla per cucinare, lavarsi i denti e fare la doccia se affetti da patologie cutanee.
L’allarme è stato dato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), un’esposizione prolungata nel tempo all’arsenico contenuto nell’acqua potabile e nel cibo può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, effetti sullo sviluppo, danni al sistema nervoso e diabete.
I comuni che hanno vietato l’uso delle acque dei rubinetti sono una quarantina e quasi 300mila le persone coinvolte.

Nel frattempo i cittadini possono tutelarsi e chiedere un risarcimento danni, aiutati dal Codacons che ha fatto ricorso al Tar del Lazio
Tutti i titolari di un’utenza idrica residenti nei Comuni sotto elencati nei quali, entro il 31 dicembre del 2012, il problema della presenza dell’arsenico nell’acqua destinata al consumo umano in percentuale superiore a quella prevista dalla legge non è stato risolto, POTRANNO AGIRE CON IL CODACONS AL FINE DI OTTENERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI SUBITI E LA RIDUZIONE DELLA TARIFFA DELL’ACQUA!

Il Codacons, infatti, sta studiando una nuova azione da proporre contro le Autorità responsabili di tale situazione al fine di ottenere la condanna delle stesse ad un adeguato risarcimento del danno a favore di ciascun aderente e la riduzione della tariffa idrica applicata anche se continua ad essere erogata acqua avvelenata.
Il Codacons suggerisce intanto a tutti i residenti dei Comuni sopra indicati, titolari di un’utenza idrica, di chiedere con raccomandata a/r presso i preposti uffici dei Comuni interessati l’esatto valore quantitativo di arsenico presente nell’acqua erogata nella propria zona di residenza, utilizzando il modulo che e’ possibile scaricare CLICCANDO QUI. (file formato .rtf – dim. 1,29 kb)

 
E proprio grazie all’associazione il Tar del Lazio ha disposto un risarcimento in favore di 2000 cittadini che avevano proposto ricorso attraverso il Codacons, affermando che il “fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’arsenico disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario“.
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