Fra le life skills che l’OMS considera come competenze personali e sociali fondamentali ne troviamo una decisamente molto interessante. Fa riferimento alle competenze relazionali e in particolare alla capacità di stabilire relazioni soddisfacenti e durature e, parimenti, di interrompere quelle dannose e non appaganti. Per vivere bene, dunque, dobbiamo essere in grado di mantenere e curare nel lungo periodo i legami affettivi positivi e di non rimanere invischiati/e in quelli che ci fanno del male.

È interessante che addirittura l’Organizzazione Mondiale della Sanità batta su questo punto: saper instaurare buone relazioni non è un “di più”, ma è fra gli ingredienti di base della salute psicologica.

Non è così scontato però riuscire a fare questo, le relazioni umane spesso sembrano funzionare un po’ come le sirene che attiravano lo sventurato Ulisse: se non si fosse fatto legare all’albero maestro della sua nave non avrebbe resistito al loro richiamo tanto seducente quanto mortale. Ecco, quando ci ritroviamo imbrigliati in relazioni tossiche da cui non riusciamo a liberarci spesso siamo dilaniati dallo stesso conflitto: ciò che ci attrae irrefrenabilmente è purtroppo anche ciò che può farci del male…

“Le persone capitano per caso nella nostra vita, ma non a caso. Spesso ci riempiono la vita di insegnamenti. A volte ci fanno volare in alto, altre ci schiantano a terra insegnandoci il dolore… donandoci tutto, portandosi via il tutto, lasciandoci niente…”

(Alda Merini)

 Come si creano le relazioni affettive

Vedere gli altri con gli occhi del passato… Perché accade questo? Come mai possiamo ritrovarci, nostro malgrado, a ripetere schemi relazionali disfunzionali e autodistruttivi? Perché sembriamo nutrire una dipendenza emotiva da persone che immancabilmente finiscono per deluderci o farci soffrire?

Le relazioni complicate sono all’ordine del giorno fra gli esseri umani, sarebbe meglio però definirle complesse, perché sono un mix, non sempre ben bilanciato, di molti piani diversi di cui non sempre è facile rendersi conto. Nessuno di noi incontra una persona in modo “neutro”: le sue sensazioni, giudizi, emozioni saranno influenzati dalle aspettative/paure/speranze maturate dagli incontri relazionali precedenti. È un po’ come se ognuno di noi procedesse nella vita con un bel paio di “occhiali” addosso e filtrasse la realtà secondo quelle che sono le sue personalissime lenti utilizzate per osservarla. Nessuna persona ci piace o ci irrita “di per sé” ma sempre come risultato di un mix fra quelle che sono le caratteristiche “reali” dell’altro e quelle che sono le nostre idiosincratiche aspettative, convinzioni, timori frutto della nostra storia passata.

Per nutrire relazioni soddisfacenti è necessario che questo “mix” sia ben bilanciato nella nostra psiche e che ciò che temiamo o desideriamo di trovare nell’altro/a non offuschi la nostra capacità di giudizio fino a non farci vedere come l’altro effettivamente è o quanto ci sta già facendo del male. Questo può derivare da come si sono costruiti certi rapporti familiari: se difficili o traumatici in cui si è appreso un modello disfunzionale di relazione che tendiamo inconsciamente a ripetere nelle relazioni affettive adulte: ci sentiamo attratti da ciò che assomiglia al nostro passato, a ciò che è più “familiare” anche se questo rinnoverà la nostra sofferenza.

“Rare sono le persone che usano la mente…

poche coloro che usano il cuore,

e uniche coloro che usano entrambi.”

(Rita Levi Montalcini)

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Perché cadiamo in relazioni tossiche e di dipendenza affettiva

coppia che ha litigato
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Non è sempre facile essere consapevoli delle “lenti” che indossiamo per rapportarci agli altri. Fra i vari tipi di relazioni disfunzionali un esempio sono quelle in cui uno dei due partner è legato all’altro/a da un rapporto di dipendenza affettiva.

In casi come questo non si riesce ad essere obiettivi sulle reali caratteristiche e responsabilità del partner, magari violento o svalutante, perché la disistima di sé e la paura dell’abbandono sono tali da far assumere tutta si di sé la responsabilità della relazione. Queste persone si ritrovano spesso ad agire secondo la credenza disfunzionale per la quale se solo loro riuscissero ad essere abbastanza “brave”, “buone”, “piacenti” o chissà cos’altro allora l’altro cambierebbe e la relazione si aggiusterebbe. Questo irragionevole senso di colpa per l’abbandono temuto – e sempre paventato dal partner abusante a scopo manipolatorio – le lega sempre più strette in un rapporto di sofferenza da cui è difficile immaginare di uscire perché la solitudine spaventa più di qualsiasi sofferenza relazionale e si teme di affrontare il dolore dell’abbandono.

“L’amore può trasformarsi in una dipendenza affettiva, ma la dipendenza affettiva non si trasforma mai in amore.”

(Enrico Maria Secci)

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Guarire le relazioni disordinate iniziando dalla consapevolezza di sé

Alcune persone riescono a raggiungere una sufficiente indipendenza affettiva con la maturità adulta, dopo relazioni adolescenziali burrascose e dolorose. Altre dopo grandi crisi coniugali e un buon percorso di psicoterapia. Altre ancora possono aver bisogno di strutture e contesti protetti che sostengano la loro fragile sicurezza affettiva nel momento in cui viene meno la presenza del partner.

In ogni caso, il primo passo per uscire da una relazione disfunzionale, o dal un ripetersi di relazioni disordinate ciclicamente insoddisfacenti, è fondamentale condurre un viaggio introspettivo che aiuti a maturare la consapevolezza che quello che si sta disperatamente cercando è da ritrovare in sé stessi, non nell’altro. Nessun partner potrà rassicurarci sul nostro diritto ad essere amati o sul nostro valore se non compiremo noi stessi per primi questo percorso.

A volte è difficile cogliere la differenza, può sembrare sottile il confine che distingue una relazione “perfetta” da una che ci porterà al dolore e alla sofferenza. Provate a pensare se nelle vostre relazioni, presenti o passate, vi sembra di poter cogliere questi “campanelli d’allarme”

  • La relazione vi sembra fin da subito idilliaca, perfetta, voi e l’altro pensate all’unisono, vi capire al volo; dopo pochi incontri vi convincete di essere fatti l’uno per l’altro/a e già fate progetti a lungo termine.
  • Avete messo da parte amicizie, hobby o attività lavorative per stare più tempo con il partner o non contrariarlo.
  • Le occasioni in cui voi chiedete rassicurazione sui suoi sentimenti o ricercate la sua presenza sono decisamente sbilanciate e sproporzionate rispetto a quanto l’altro non faccia a sua volta.
  • Non ci sono routine o litigi “normali” tra voi ma solo “vette” e “burroni”: si alternano momenti di apparente idillio stile “luna di miele” a contrasti violenti in cui vi ritrovate a temere penosamente per la tenuta della relazione (o per la vostra sicurezza) o in cui il modo di parlare o di comportarsi del partner vi spaventa in qualche modo (anche in situazioni di conflitto non dovreste mai provare paura quando siete insieme al partner).
  • Le iniziative del partner, il fatto che lui o lei abbia interessi o affetti al di fuori della relazione di coppia vi irrita o vi fa sentire a disagio.
  • Prendete un foglio e dividetelo con una riga in due metà: da un lato scrivete tutte le esigenze/desideri altrui che la vostra relazione sta soddisfacendo (esigenze del partner, aspettative della famiglia ecc.); nell’altra metà appuntate quelle che sono le vostre esigenze o desideri che  questa relazione sta soddisfacendo. Se notate uno squilibrio dovreste riflettere…

Le relazioni perfette e idilliache non esistono, almeno nella realtà fuori da noi. Esistono nelle nostre fantasie di matrice più infantile dove tutti noi fantastichiamo da sempre di incontrare qualcuno che possa amarci, capirci e comprenderci al di là delle parole. Esiste però l’adulto che è dentro di noi e che possiamo incontrare attraverso un percorso di consapevolezza e conoscenza di noi stessi. Fuori da noi ci sono persone parziali, imperfette, alcune persone decisamente tossiche, altre forse poco interessanti, altre magari straordinarie. Nessuna di loro potrà però darci tutto, soddisfare ogni nostra esigenza, potrà darci qualcosa e se sapremo indossare il paio di occhiali giusti avremo finalmente smesso di ripercorrere il passato per aprirci al futuro.

“Sii l’adulto che avresti voluto accanto quando eri bambino”

(T. Gordon)

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Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it