Avete presente Wendy nella celebre storia di Peter Pan? Una ragazzina che giunta nell’isola che non c’è si prende cura dei bimbi sperduti, della gestione della casa e anche dello stesso Peter, cercando di farlo ragionare e crescere. È una bimba adultizzata che mette da parte i suoi bisogni e necessità per il bene di altri. Ecco perché proprio da questo personaggio prende nome una sindrome molto diffusa, specialmente tra le donne, conosciuta come sindrome della crocerossina o, appunto, sindrome di Wendy.

“Non riusciamo a capire di quanto poco abbiamo bisogno in questo mondo finché non ne conosciamo la perdita.”  (Sir James Matthew Barrie)

In cosa consiste la Sindrome della crocerossina

La Sindrome della Crocerossina in psicologia è considerata una condizione, spesso riconosciuta nel genere femminile, in cui la donna si sente investita di grandissima responsabilità verso gli altri che la porta a prendersi cura di chi ha accanto in modo esasperato e a tratti “patologico”, mettendo da parte se stessa.

braccia di donna che consolano un uomo
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Proprio come Wendy in Peter Pan la donna crocerossina è solitamente estremamente attenta ai bisogni dell’altro, spesso il partner, si prende cura di lui sia da un punto di vista fisico, attraverso la cura della casa, il preparare il cibo e prestando attenzione alla sua salute, sia psicologico. Su questo versante cerca di rispondere a tutte le richieste dell’altro, mostrandosi sempre d’accordo, accondiscendente e appoggiando tutte le idee e necessità altrui. Il partner, ma anche un’altra persona cara, è messa prima di tutto e ogni propria azione è fatta per soddisfare i suoi bisogni.

Questo porta ad eliminare o non soddisfare i propri bisogni, desideri e necessità. Queste donne solitamente percepiscono se stesse come poco degne di amore e di attenzione, se non per il fatto di aver dato tutte se stesse ed essersi spese per l’altro. Nella sua convinzione c’è che l’altro può amarla e starle vicino se e solo se le esegue di tutto per renderlo felice e soddisfare i suoi bisogni. Se questo non accade non si sente degna di amore e attivando il senso di colpa e di inadeguatezza.

In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla sua vita.

Cesare Pavese

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Cosa attiva la sindrome della crocerossina?

Le persone con la sindrome da crocerossina sono solitamente insicure di sé, la loro autostima è molto bassa e basata solo sul riconoscimento di sé come supporto e aiuto dell’altro. Sono spesso donne che non riconoscono se stesse come degne di valore e riconoscimento per quello che sono ma solo come brave nell’essere le “salvatrici dell’altro”.

Questa bassa autostima porta a mettersi in secondo piano e a vivere spesso amori pericolosi in cui l’uomo è spesso caratterizzato da difficoltà, problemi o dalla così detta Sindrome di Peter Pan, ovvero uomini che non crescono mai. La donna, che dovrebbe essere una partner, assume invece anche il ruolo di madre.

Accanto alla bassa autostima vi è sicuramente l’assenza nel corso della propria vita di relazioni in cui è stato riconosciuto il proprio valore come persona, come donna indipendente e autonoma con proprie potenzialità, capacità ma anche bisogni, fatiche e debolezze. Il mancato riconoscimento attiva la sensazione di dover sempre fare qualcosa per meritarsi l’affetto e l’amore e il senso di inadeguatezza se non si appagano i bisogni dell’altro spinge a fare sempre di più, anche a costo della propria felicità.

Sono donne che rimangono “intrappolate” in storie difficili e spesso poco “sane” e con uomini sfuggenti, poco presenti ed eternamente da “salvare”.

Oltre a questi aspetti vi è una forte difficoltà, nel riconoscere l’arte di dire di no e prendersi i propri spazi: tutto quello che riguarda gli altri viene prima e la stanchezza, la frustrazione, la rabbia e ogni altra sensazione o emozione negativa vengono celate a se stessa e non accolte.

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Come liberarsi della sindrome della crocerossina

Il primo passo per liberarsi dalla sindrome di Wendy è quello di lavorare sulla propria autostima, sul riconoscimento di se stessa come persona degna di valore e rispetto. Imparare a riconoscere le proprie potenzialità, le proprie caratteristiche e osservarsi con cura, attenzione e amore. Prima di ricevere il rispetto e amore dell’altro è importante imparare ad amare se stesse e quindi non mettersi in un angolo per soddisfare i bisogni altrui, ma ascoltare i propri. Ecco alcuni consigli per aumentare l’autostima e guarire dalla Sindrome della crocerossina.

  • L’autostima passa dal riconoscimento di sé, come persona e donna indipendente nel proprio essere da quello che fa o realizza, da quanta felicità e soddisfazione arreca agli altri e quante responsabilità porta a termine. Per poter davvero aiutare gli altri, bisogna stare bene con se stessi, avere la forza fisica e mentale ed essere capaci di aiutare chi ci sta accanto a camminare da solo, ad essere autonomo e nell’autonomia individuale essere complici. Questo dovrebbe essere l’obiettivo.
  • Altro passo importante è sviluppare assertività e quindi imparare a dire di no a delegare con rispetto e con coscienza senza però acconsentire e caricarsi di ogni cosa solo per il forte senso del dovere o responsabilità. Le prime volte dire no può sembrare difficile e anche gli altri, abituati al proprio sì perenne, rimarranno straniti e potrebbero avere reazioni negative, ma fa parte del percorso verso la propria autonomia e serenità.
  • Ascoltare poi le proprie emozioni negative, non solo il fortissimo senso di colpa che devasta al solo pensiero di non fare qualcosa per l’altro ma anche la rabbia per un suo comportamento, per la condizione di crocerossina, la stanchezza, la frustrazione del non sentirsi accettata, amata, accolta e valorizzata. Non lasciare che le emozioni negative prendano il sopravvento ma ascoltarle, dare loro uno spazio per imparare a comunicarle e a gestirle. Continuare a reprimerle con l’idea che non vanno bene, che sono sbagliate perché il proprio ruolo è quello di fare, fare, fare, porta solo a nuovo sconforto.
  • In ultimo, ma non per questo meno importante, riconoscere le relazioni dannose e liberarsene. Questo è un passo molto doloroso e spesso anche complicato ma sicuramente importante se l’altro, alla manifestazione del proprio malessere non cerca di cambiare per mantenere il rapporto e lavorare assieme per un nuovo equilibrio.

Si è parlato tutto al femminile, perché il più delle volte sono le donne a vivere questa condizione, capita però che anche uomini assumano ruolo di crocerossini, con caratteristiche molto simili a quelle mostrate.

“Colui che vede un bisogno e aspetta che gli venga chiesto aiuto è scortese quanto colui che lo rifiuta.”
Dante Alighieri

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Milena Rota

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Psicologa e psicologa dello sport. Attenta al benessere della persona ad ampio raggio, ama lo sport e specialmente camminare in mezzo alla natura. La montagna è la sua passione. È determinata, sempre in movimento e a caccia di nuovi stimoli e spunti. Crede fortemente nel lavoro di equipe dove “tante teste possono suonare insieme per dare voce ad una bellissima melodia”. Lavora principalmente presso uno studio privato multidisciplinare (Centro Elpis di Ispra -Varese), dove si occupa prevalentemente di tematiche relative all’età dello sviluppo e di performance sportiva. Componente di equipe accreditate dall’AST-Insubria per la prima certificazione dei Disturbi dell’Apprendimento (DSA). Frequenta un master di specializzazione sui Disturbi del Comportamento Alimentare. “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” (Il Piccolo Principe, Saint-Exupéry)