Quante volte ti sei ritrovato a combattere battaglie che non erano tue? Quante responsabilità altrui hai fatto tue? Quante volte hai deciso di prendere sulle tue spalle dei pesi che non ti spettavano e ogni volta il peso era sempre più?

Speravi di aiutare gli altri, di fare un favore, ma in realtà ti sei fatto violenza perché chi ti ha visto forte, talmente forte da sopportare il peso che spettava ad altri, ti ha confuso per una roccia incrollabile e non ti ha creduto quando dicevi “basta!”, quando stavi crollando, quando cadevi a pezzi.

Forse è tempo per te di deporre le armi e di lasciare che l’altro combatti da solo le sue battaglie.

Ad ognuno le sue battaglie

Ognuno di noi si ritrova a percorrere un sentiero che gli è proprio nella vita: farà incontri particolari, esperienze, affronterà prove che lo cambieranno in modo specifico; nessun sentiero sarà uguale ad un altro perché ognuno di noi è unico. Durante questo lungo cammino, di un’ intera vita, ognuno di noi sarà chiamato a sviluppare le sue doti, i suoi talenti, non senza dare prova del proprio valore combattendo le proprie battaglie in base agli strumenti che avrò sviluppato strada facendo.

Ogni percorso è unico e si delinea secondo i tempi, i ritmi di chi li vive: non viviamo tutti le stesse fasi nei stessi momenti; ecco perché a volte ci capita di vedere qualcuno raccogliere il frutto del suo lavoro mentre noi stiamo ancora annaspando con la vanga. In quel momento, è facile perdere il controllo delle proprie emozioni e pensare che la grande gioia che l’altro sta provando è ingiusta e immeritata. La tentazione di giudicarlo, di riversare su di lui tutta la nostra frustrazione è forte e invece di continuare a lavorare di buona lena per poter raccogliere anche noi il frutto del nostro lavoro, scagliamo contro di lui la nostra invidia, la nostra rabbia repressa, le nostre paure, riversando su di lui tutta la nostra spazzatura emotiva.

Ma in realtà cosa sappiamo del suo percorso? Chi ci dice che ciò che sta raccogliendo ora è solo un colpo di fortuna e non il risultato di anni di duro lavoro, di prove, di fallimenti, di speranze infrante a volte? È probabile invece che dietro al suo successo ci siano tanti passi invisibili ai nostri occhi che l’hanno portato proprio li dov’è in questo preciso istante.

E noi, mentre stiamo dando battaglia all’altro, a che punto siamo del nostro cammino?

“Prima di criticare qualcuno, cammina per un miglio nelle sue scarpe.”
(Proverbio dei nativi americani)

Come riconoscere quando siamo impegnati in battaglie altrui

C’è un indizio quasi infallibile che può aiutarci a comprendere se stiamo perdendo tempo ed energia in una di queste battaglie inutili: se soffriamo quando qualcuno è felice, se la sua gioia risveglia in noi uno strano desiderio di vederlo fallire oppure un grande sentimento d’ingiustizia, sarà utile prendere coscienza che la pesantezza che sentiamo dentro di noi non ha nulla a che vedere con l’altro, ma con noi stessi. È una nostra battaglia, non la sua.

Basterebbe allargare lo sguardo sul percorso dell’altro e riconoscere che tutto ciò che ha costruito prima, mattone dopo mattone, con dedizione, ha giocato un ruolo importante affinché potesse finalmente godere del frutto delle sue tante fatiche, e riconoscere che ciò che proviamo a scagliargli contro non lo riguarda in quanto risuona con l’eco di una nostra insofferenza. Stiamo semplicemente minando la pace di qualcun altro, e la nostra, per una percezione distorta della realtà.

Similmente, se qualcuno ci provoca quando raggiungiamo un importante traguardo, tentando di sminuire il valore di tutto il nostro importante lavoro o di farci sentire immeritevole, sarà bene non raccogliere la provocazione: rischieremmo di appesantirci il cammino, combattendo una battaglia che non ci spetta e che ci toglierebbe la possibilità di continuare ad andare avanti per la nostra strada. Lasciamo che ognuno cammini sul proprio sentiero e ricordiamoci che la battaglia che l’altro vuole portare avanti non ci riguarda.

Abbiamo il potere di scegliere la pace

La cosa buffa della vita è che spesso ci spinge a ritrovarci da entrambi i lati del sentiero: a volte ci ritroviamo dalla parte di chi subisce, altre volte dalla parte di chi scaglia la prima pietra.

Questa alternanza di posizione ci aiuta a comprendere una cosa fondamentale: nessuno può o deve farsi carico delle battaglie altrui perché può essere deleterio sia per chi attua un meccanismo di disimpegno morale, che per chi si fa carico delle responsabilità altrui pagandoci spesso le conseguenze.

Il miglior modo di vivere in pace con se stessi è quello di non combattere le guerre altrui, di evitare di “passare il Rubicone” rispondendo alle provocazioni che sappiamo essere infondate: non c’è bisogno di reagire, di perdere la propria centratura per ciò che non è reale.

“Non difenderti. Quando cerchi di difenderti stai dando troppa importanza alle parole degli altri e dai più forza alle loro opinioni. Se accetti di non difenderti, stai dimostrando che le opinioni degli altri non ti influenzano, che “ascolti”. Che sono semplicemente opinioni e che non devi convincere gli altri.
Il tuo silenzio interiore ti rende sereno.”

(Thich Nhat Hanh)

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it