Niente sarà più come prima.

Se lo vogliamo.

Tutto sarà come viverlo per la prima volta. In modo più consapevole, più attento, più delicato.

Sarà come ritornare bambini e rivivere le prime esperienze di tutto.

Se ci siamo guardati dentro abbastanza. E se abbiamo compreso fino in fondo la lezione che questo momento ha voluto portarci. Una lezione personalizzata, diversa da individuo a individuo.

Questo periodo è un invito a contattare il nostro bambino interiore, la sede della nostra capacità di meravigliarsi, di aprirci e di affidarci alla vita. Ad abbracciarlo, ad accudirlo, a prenderci cura di lui. E a farlo agire nelle nostre vite. Quotidianamente.

E’ giunto il tempo per tutti, di farlo.

E niente sarà come prima.

Perchè niente è mai come prima. Se abbandoniamo il controllo, se non ci congeliamo in opinioni, pensieri ed abitudini, se guardiamo agli accadimenti con occhi diversi. Non quelli del giudizio, del non senso, della ricerca delle colpe. Ma con gli occhi del simbolo. Del significato. Della ricerca della verità interiore.

Ogni accadimento del mondo tocca corde dell’anima diverse, a seconda della persona che le vive.

Ognuno di noi è chiamato a toccare le proprie corde. Ad accarezzarle. Ad accudirle. Possono essere corde di paura, di terrore, di sollievo, di gioia, di serenità. Nessuna ha meno valore di un’altra. Sono tutte degne di grandissima attenzione. E sarà l’attenzione stessa a svelarci il messaggio che questo tocco di corde è giunto a portarci.

Ecco perchè non ha senso portare lo sguardo fuori di noi: non è la via per comprendere, per evolvere, per cambiare. E’ invece la strada per rimanere immobili, per rimanere uguali, per non prendersi le proprie responsabilità.

Questa è una chiamata speciale per la nostra interiorità.

“Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.” (Carl Gustav Jung)

Niente sarà più come prima.

E non è un’utopia. Un’illusione. Un accadimento impossibile. Una riflessione dettata dal buon umore.

O, almeno, lo può essere per chi si ostina a guardare fuori di sè. A ricercare la soluzione nel mondo, negli altri, negli eventi. Ma chi sta dirigendo lo sguardo verso la propria interiorità ha già compiuto un’immensa rivoluzione.

Ha dato attenzione vera alle proprie preoccupazioni senza ricercarne le cause o i colpevoli ma solo i significati che sono giunte a portare. In questo periodo ha percepito le proprie mancanze riuscendo a distinguere quelle che gli donano sollievo e quelle che invece lo mettono in difficoltà. E’ entrato in contatto più o meno ravvicinato con la morte, con la malattia e con la paura, riuscendo a non fuggire ma a fermarsi ad ascoltarne la saggia voce.

Il primo fondamentale passo per portare novità nel mondo è rinnovarci dentro. Non il contrario.

Ogni giorno non siamo mai simili a ciò che eravamo il giorno prima. Come il germoglio cambia continuamente e velocemente, anche noi mutiamo con lo scorrere della vita. Ed ogni evento ci accompagna ad essere sempre un po’ più diversi.

Ecco perché niente sarà più come prima.

Non è una favola, un pensiero filosofico o una visione semplicistica di questo momento.

Questo tempo sta inevitabilmente scavando dentro. Ad ognuno di noi. Sta facendo emergere nodi mai affrontati, fatiche trascinate, le nostre più profonde paure. Sta portando a galla una preziosa matassa da sbrogliare.

Come reagisce il resto del mondo a questo momento non ci riguarda. E pensare che tanto niente e nessuno cambierà è solo l’ennesimo tentativo di guardare fuori, invece di concentrarci al dentro di ognuno di noi.

Per me, niente è come prima. E questo mi basta per credere alla potenza di questo periodo.

Elena Bernabè