Quando vuoi avere la risposta alla tua domanda, rivolgiti ad un bambino.

Lui è puro, senza condizionamenti, ti sa indicare la strada. E tu non devi far altro che imboccarla.

Ho posto due domande ai miei figli per riuscire ad avere una percezione diversa dell’immagine che ho di me stessa nella mia mente. Quando ho chiesto loro in cosa sono brava mi hanno risposto in coro e senza esitazione “a cucinare”.

E’ vero. E’ un’attività che mi cattura completamente. Quando cucino entro in uno stato meditativo di profonda creazione. Non esiste altro se non l’atto stesso della trasformazione degli alimenti.

Le nostre tavole sono ad ogni pasto avvolte di una miriade di sapori, di profumi e di colori. E davanti a questo banchetto imbandito si assiste ad una vera e propria festa del piacere.

La loro risposta, però, mi ha stupito molto.

Cucinare non è sempre stata un’attività così coinvolgente per me e non cucino piatti ricercati o particolarmente prelibati. Sono, al contrario, molto semplici.

Inoltre ho posto loro quella domanda per avere un’altra prospettiva di me e quindi riuscire a mettere in luce qualità che non sto sfruttando del tutto. Tutto mi aspettavo fuorché cucinare.

Ciò che non mi aspetto e che mi stupisce è sempre stato per me fonte di grande ispirazione. Ho deciso così di lasciar sedimentare dentro di me quel “cucinare”, senza pensarci troppo o dando vita a chissà quale ragionamento. E l’essenza di quella risposta è nel tempo, puntualmente, giunta.

I miei figli hanno compreso quanto fondamentale sia per me l’atto stesso della creazione, quanto mi nutre immergermi e creare. E quanto quello che compio ogni giorno debba partire dal mio sentire più autentico per riuscire buono anche agli altri. Per decidere cosa cucinare, infatti, mi affido sempre alla mia voglia di quel sapore in quel preciso momento. E’ un ascolto del mio corpo e delle mie sensazioni. E’ un donarmi tramite il cibo.

Non c’è fatica, non c’è pensiero, non esiste distrazione o costrizione. Quando cucino sono completamente immersa nel presente.

Le parole dei bambini non vanno prese alla lettera. Così facendo travisiamo il vero significato che ci vogliono donare e perdiamo un’occasione importantissima di comprensione. I miei figli non volevano dirmi che nella vita dovrei fare la cuoca, volevano mostrarmi la via da percorrere per giungere alla mia vera essenza.

Hanno colto il segreto della vera gioia e ne gioiscono a loro volta. Quella gioia che non va ricercata nel passato o nel futuro, in luoghi lontani o a fare chissà quale grandiosa impresa. La gioia vera è nelle piccole azioni quotidiane. Se non riusciamo ad essere totalmente concentrati nel nostro presente non possiamo ambire a nulla. Ed è solo immergendosi completamente in ciò che si fa che giungono senza fatica risposte, soluzioni, idee creative, serenità.

E’ solo seminando le nostre giornate di momenti di autentica presenza che riusciamo ad essere in pace e, di conseguenza, a rigenerarci e ad alimentare la nostra vera essenza.

Senza bisogno di ragionare, scegliere o capire.

Il segreto per trovare ognuno la propria strada è tanto semplice quanto complesso per l’adulto che non riesce mai a fermarsi al presente ma viaggia sempre tra il passato e il futuro, ricercando affannosamente quel qualcosa che si può trovare solo nell’Adesso.

La seconda domanda che ho posto loro è stata” Quando mi vedete più felice?”
Anche qua la risposta è arrivata nell’immediato: “Quando parli insieme al papà“.
Ma questa è tutta un’altra storia…

Elena Bernabè

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Responsabile della redazione, laureata in Psicologia. EticaMente è un progetto nato dalla sua mente e dal suo cuore: l'intento è di riuscire ad informare le persone in modo critico e costruttivo riuscendo a far vibrare le corde delle loro anime, vuole contribuire nel suo piccolo a diffondere dei pezzetti di verità affinché ognuno possa imboccare la via per il proprio cammino più autentico. E' moglie di un incantevole uomo: fonte di vita inesauribile. E' mamma di tre meravigliosi bambini: maestri di vita quotidiani.