In questi giorni sto praticando la meditazione Vipassana (in lingua pali il termine “Vipassana” vuol dire “guardarsi dentro“). E’ una tra le meditazioni più antiche derivante dalla tradizione buddista theravada.

Una meditazione semplice ma complessa nello stesso tempo. Per una, due o tre ore a seconda della nostra esperienza meditativa si sta seduti in una posizione dignitosa (piedi che toccano terra con tutta la loro pianta, schiena dritta, spalle rilassate, occhi chiusi) e ci si concentra sul respiro rimanendo immobili con tutto il corpo. E si osserva cosa accade dentro di noi: quali pensieri giungono, quali fastidi nel corpo, quali emozioni. Senza giudizi, senza alcun intervento da parte nostra, senza voler cambiare ciò che accade.

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All’inizio della pratica sono tante le resistenze: si vuole aprire gli occhi, ci si vuole muovere con il corpo (allungare la schiena, massaggiarsi un ginocchio), si vuole smettere la meditazione. Si vuole fuggire. Non siamo abituati a rimanere in uno stato di immobilità corporea così prolungata e ciò crea agitazione, difficoltà a rimanere in quella condizione, si pensa di perdere tempo.

E’ ciò che accade nella vita di tutti i giorni: ad andare via sono capaci tutti ma è restare la grande sfida.

Perché è così importante restare nelle nostre emozioni?

Rimanere nello stato di sofferenza, di malumore, di dispiacere, di tristezza, di noia ma anche di gioia, di pace, di serenità senza fuggire non è nostra abitudine. Cerchiamo in tutti i modi le vie di fuga da questi stati d’animo, cerchiamo distrazioni, riempitivi del nostro vuoto interiore. Ma così facendo non riusciamo a capire il senso di ciò che ci accade. E distrazione dopo distrazione ci ritroviamo a vivere una vita confusa, rumorosa, faticosa.

Fuggire da uno sguardo, da un litigio, dalle nostre emozioni è un modo di fuggire da noi stessi.

– Perché sei scappata?
– Credo che tu mi abbia spaventata.
– Ti do una notizia! Tutti hanno paura, ma questa non è una buona ragione per fuggire.
(Dal film The perfect man)

Rimanere in ciò che ci turba, che ci spaventa e che ci addolora è l’unica via per elaborarlo e per poi andare avanti. Più ricchi e più consapevoli.

Restare. E’ questa la parola d’ordine per una vita presente e arricchente. E’ una parola da ripeterci più volte al giorno, come un mantra che ci conduce a rimanere dentro noi stessi.

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Come si fa a rimanere dentro noi stessi?

Ci sono varie tecniche da sperimentare per poter fermarsi nella nostra meravigliosa interiorità. La meditazione è la pratica regina che ci prende per mano e ci fa da guida per esplorare il nostro regno interiore. Anche la ripetizione di una frase a noi particolarmente cara da pensare o recitare durante la giornata può riportarci in noi stessi (per esempio una frase semplice come “rimani, non fuggire. Stai in quel che senti!“). L’attenzione sul nostro respiro è un’altra tecnica legata alla meditazione che può aiutarci a ritornare nel presente e a focalizzarci su noi stessi.

Esistono molte vie che ci conducono ad aprire i nostri occhi interiori che vedono dentro ed ognuno di noi può sperimentare, praticare e anche inventarsi il cammino migliore per sé.

Siamo chiamati oggigiorno a trovare la nostra ancora di salvataggio, quel richiamo, quella voce dentro di noi che ci invita a rimanere nelle nostre difficoltà per toccarle, sentirle, comprenderle e superarle. Perché si trovano proprio lì i nostri più grandi tesori.

Cosa si scopre rimanendo?

Se non fuggiamo riusciamo a contattare la parte più profonda di noi stessi, a far emergere lati di noi assopiti, a conoscerci meglio e, di conseguenza, a trovare quella forza vitale in grado di far nascere idee, intuizioni, soluzioni, capolavori.

Restando si scopre cos’è il vero amore, quello spietato, incondizionato, autentico.

Amare significa stare con. Significa emergere da un mondo di fantasia in un mondo in cui è possibile un amore sostenibile a faccia a faccia, ossa contro ossa, un amore fatto di devozione. Amore significa restare quando ogni cellula dice: scappa!
(Clarissa Pinkola Estés)

Come nella meditazione anche nella vita se si riesce a non fuggire si vivono esperienze nuove, emergono forze che non pensavamo di avere, si attivano creatività, nuove energie vitali, ricchezze e bellezze mai scorte prima.

Ma per poterle trovare tutte queste risorse dobbiamo attraversare il tunnel dei nostri stati d’animo, rimanere in quel buio, toccarne le pareti, annusarne l’odore e passo dopo passo camminarci dentro fino alla fine. Solo allora potremo scorgere la luce.

Buona permanenza ad ognuno di noi!

Elena Bernabè