Quando accade un femminicidio, oltre a fermarsi per pregare o semplicemente per rimanere in un silenzio come segno di raccoglimento e rispetto, è doveroso riflettere anche sul significato che un avvenimento così drammatico porta con sé.
Questi fatti non riguardano solo le persone direttamente coinvolte, ma tutti noi: la società, la cultura, il nostro pensiero comune. Un femminicidio è un allarme, un grido, un forte appello a destarci, a risvegliare l’attenzione. Verso il mondo esterno, ma soprattutto verso quello interiore.
Pensare che ciò che accade lontano da noi non è affar nostro è un grande sbaglio: tutto ci parla, ci comunica, ci invia segnali per comprendere, tutto è rivolto alla nostra interiorità.
La parola femminicidio non indica il sesso della morta. Indica il motivo per cui è stata uccisa. Una donna uccisa durante una rapina non è un femminicidio. Sono femminicidi le donne che si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne. Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto. Dire femminicidio ci dice anche il perché.
(Michela Murgia)
Quando le donne vengono uccise così violentemente viene di conseguenza uccisa anche la femminilità nel senso più ampio.
Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta. Si forza quanto è nato per essere aperto, fiducioso, caloroso, creativo e vivo a essere piegato, sterile e domato.
(Eve Ensler)
La femminilità è tutto ciò che riguarda l’intuizione, la cura amorevole, la creatività, l’apertura alla vita, la fantasia, la libertà emotiva, l’accoglienza, la profondità interiore, la sensibilità.
Viviamo in un mondo che definisce questi aspetti “debolezze” e che cerca in tutti i modi di forgiare la femminilità per renderla più simile possibile alla mascolinità. Ma entrambi questi aspetti umani sono contenuti in ogni persona (maschio o femmina che sia) e il nostro compito non è far vincere l’uno o l’altra ma trovare un’armonia, una fusione equilibrata, un matrimonio arricchente e passionale.
Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole.
(John Lennon)
Per salvare la femminilità da tutta questa violenza è necessario cambiare il nostro modo di vivere, di sentire, di pensare, di muoverci. Partendo dalle cose semplici di tutti i giorni: ascoltare il nostro cuore invece che la nostra mente, affidarsi alla vita invece di controllarla, riuscire a scorgere la propria strada e non confonderla con quella degli altri, avere ben chiaro le nostre priorità e non soffocarle mai. Partire da noi stessi per arrivare agli altri sembra un modo infantile e semplicistico di affrontare la violenza: è invece l’unico passo possibile per risolverla alla radice e non solo superficialmente.
Sono tante le vie per accogliere la femminilità dentro di noi, per salvarla, custodirla, proteggerla, celebrarla. Le tante campagne di informazione e di prevenzione contro il femminicidio sono iniziative fondamentali, ma da sole non servono ad attuare un vero cambiamento. Dobbiamo partire, ognuno, da noi stessi. Dalle nostre emozioni, dai nostri pensieri, dalle nostre convinzioni.
La femminilità è in pericolo perché non riusciamo più ad ascoltare il nostro cuore, a sentire la voce del nostro istinto, ad essere desti riguardo al nostro mondo interiore. Ogni atto di coraggio che riusciamo a compiere è un passo avanti verso la celebrazione della femminilità!
La parola “coraggio” è molto interessante: viene dalla radice latina cor, che significa “cuore”; quindi essere coraggiosi significa vivere con il cuore.
Osho
Destiamoci allora ed agiamo in prima persona per questo grande compito umano. Abbiamo il dovere e l’onore di essere custodi del femminile e del maschile, di intrecciarli in modo armonico, di farli accoppiare in modo sacro, di far nascere dalla loro unione amore e vita. Questo legame armonico può avvenire solo dall’educazione quotidiana di noi stessi, dalla volontà di rispettare il nostro sentire. I nostri sì e no detti con consapevolezza sono i semi di una buona vita, le scelte compiute con direzione autentica, anche se portate avanti con fatica, si rivelano essere le fondamenta del nostro benessere. Sono questi gli esempi che dobbiamo dare alle nuove generazioni.
L’unica rivoluzione possibile e significativa è quella interiore.





