Educazione
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L'Io del bambino: le frasi che lo distruggono e quelle che invece lo aiutano ad esprimersi

Di Educatrice Manuela Griso - 5 Aprile 2016

Quest’oggi voglio parlarvi di una conferenza a cui ho partecipato ieri su “L’importanza del potenziamento cognitivo da 0 a 7 anni“.
Devo dire che sono stata molto ascoltatrice oltre che relatrice e voglio ringraziare l’associazione Sempre Meglio -Better and Better con Rodolfo Cavaliere che mi ha permesso di comprendere che anche altri studi e teorie hanno dimostrato l’importanza dell’approccio al bambino in ogni ambito della sua vita, affiancandosi così a ciò che racconta il metodo Montessori.

La spiegazione che più mi ha colpita è stata la descrizione dell’Io del bambino. Grande, libero, pronto a caricarsi. E poi come questo Io viene minato da frasi che a noi genitori appaiono come simbolo di “protezione” e “aiuto” ma in realtà vanno a compromettere parti di questo io che non verranno mai più recuperate. Le frasi incriminate sono “lascia stare che non ci riesci “, “Lo faccio io che non sei capace“, “Aspetta, fai così e non cosa’. “

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Così facendo non si permette al bambino di sperimentare la sua intelligenza, di formulare ipotesi, di trovare soluzioni nuove, di risolvere un problema e aumentare così la sua autostima. Queste frasi fanno credere al bambino che lui non sia abbastanza, che non valga quanto l’adulto e il suo Io diventa sempre più piccolo.

Anche i continui complimenti generalizzati non fanno bene alla loro capacità di giudizio di sé. Se continuamente un bambino si sente dire :”Bravo!! Bravissimo!!!”, imparerà a misurare il suo valore su quanti bravo riceve degli altri. In realtà noi non vorremmo questo per i nostri bambini, ma che sappiano che il loro valore esiste per il solo fatto che sono. Esistono e questo da’ loro un valore inestimabile qualunque cosa dicano o facciano. A tal proposito le frasi da utilizzare possono essere : “come hai disegnato bene il cane!” o “ti stai arrampicando molto bene, le braccia sono belle lunghe”. Concentrandosi sull’azione senza generalizzare sul sé.

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Quello che volevamo passasse con questa conferenza è che i bambini vengono stimolati da noi continuamente, anche quando non pensiamo che accada. Giusto quindi essere consapevoli di questo e anche se non saremo mai perfetti, potremo in questo modo parlare con il bambino, mostrargli dove abbiamo sbagliato e chiedere scusa. La domanda che dovremmo porci sempre è: voglio che mio figlio si comporti così da adulto?
Perché quello che faranno sarà riprodurre i nostri comportamenti. Entreranno poi in gioco le loro peculiarità, ma essendo i primi 7 anni formativi questi atteggiamenti influenzeranno talmente tanto la loro essenza che potrebbe perdersi quella reale. Meno si interviene nel modo di interagire e agire del bambino, più si lascia libertà all’Io di costruirsi basi solide. Non dimentichiamoci che l’ambiente psichico del bambino è l’adulto nei primissimi anni di vita. Tutte le nostre reazioni sono perciò assorbite dal bambino che però non ha la capacità di selezione. Lui assorbe tutto, senza lasciare nulla indietro. Questo mette in noi una responsabilità grandissima. Essere consapevoli di questo e porsi la domanda che vi dicevo sopra è la chiave per potersi migliorare e correggere.

Più l’Io bambino viene minato più avremo un adulto o rabbioso e prepotente, o remissivo e silente. Non credo sia auspicabile nessuna delle due soluzioni.

Essere consapevoli degli stimoli che passiamo ai nostri bambini non ci rende invulnerabili agli errori ma ci permette di aggiustare il tiro, di riflettere, di migliorare le nostre reazioni e di equilibrare le nostre emozioni.

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Un esercizio che mi ha raccontato Rodolfo e che vorrei consigliare a tutti voi è questo:

Un foglio bianco, una penna, una parola o un ruolo. Es. mamma. Intorno bisogna scrivere tutto quello che vi viene in mente riguardo a questa parola. Che cosa significa per voi la parola mamma. Vedrete che usciranno tantissime cose. Alcune positive, alcune negative. La cosa bella è che ora le potete visualizzare. E una volta visualizzata potete scegliere che cosa tenere e che cosa buttare. Un esercizio che pare banale per semplicità ma in realtà avere davanti agli occhi tutto ciò che si prova rispetto ad un ruolo è una sfida mica da poco. Perché a quel punto bisogna agire. Non si può più fare finta di nulla. Vi consiglio di provare.

E con questo Vivere Montessori vi augura di ritrovare consapevolezza e di mantenere l’Io dei vostri bambini Grande e Sicuro!

Educatrice Manuela Griso





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