Le mamme sono stanche. Stanchissime. E la loro stanchezza sembra non cessare mai. Anzi aumenta, si accumula in tutte le pieghe della loro vita. 

La nostra società non ci aiuta ad essere mamme. Ci ostacola in questa nostra missione e spesso esasperate da questo nostro compito ci facciamo travolgere da attività, pensieri, pesi e timori facendoci trasportare passivamente dall’onda della “mamma perfetta”.

Siamo mamme e di conseguenza dobbiamo sacrificare la nostra identità per accudire in quel determinato modo i nostri figli. Che devono essere aiutati quotidianamente a fare i compiti, che devono essere portati settimanalmente a svolgere quell’attività sportiva, che devono trovare in casa tutto pronto.

Ma questo non ha nulla a che vedere con l’essere mamme!

Una mamma non è la “schiava” di un figlio, è invece la dispensatrice di cura amorevole. Quella cura che nutre più lei stessa che suo figlio, quella cura che la rigenera, la soddisfa, le permette di essere una donna adulta prima di tutto e poi una madre.

Una mamma che sa dire di No ai suoi figli, che fa sperimentare loro il tempo dell’attesa, che li accompagna a fare da soli, che riconosce la propria stanchezza, l’accoglie e decide di fermarsi per avere il tempo di rigenerarsi. In questi comportamenti i messaggi educativi che giungono ai nostri figli sono molteplici e sono veicolati dall’assenza di parole.

Essere mamme vuol dire stare bene, essere riuscite a realizzarsi in questo compito educativo. Se invece viene vissuto come un peso qualcosa sta andando storto.

Se la mamma in gravidanza non sta bene significa che qualcosa in lei deve ancora essere risolto ed il suo piccolo dentro di lei le sta fornendo l’occasione per farlo.

Se la mamma con il suo piccolo appena nato vive momenti di profonda crisi vuol dire che in lei si stanno muovendo pensieri, emozioni e vissuti che devono essere ascoltati e non rifiutati, poiché sono elementi preziosi per potersi arricchire come individuo. Se ciò non avviene la neo mamma continuerà a stare male, a stare sempre peggio, ad accumulare messaggi non compresi, a precipitare nella disperazione dell’incomprensione.

Se siete stanche perché il vostro piccolo appena nato vi richiede tanta energia, non sprecatela in nient’altro. Delegate le faccende domestiche, fate capire a chi vi sta intorno che ora il vostro compito è un accudimento completo, rigeneratevi il più possibile. Non date la colpa della vostra stanchezza al vostro piccolo, ricordatevi che siete voi stesse le artifici di ciò che vivete e potete cambiare il vostro modo di vivere in qualsiasi momento.

La sofferenza è una guida, una maestra di vita insostituibile in grado di mostrarci la via. Se non la consideriamo tale perdiamo tutto il suo potere curativo.

Se la mamma con bambini più grandicelli vive la quotidianità come un peso a causa degli impegni giornalieri, dei pesi che ha sulle spalle, delle colpe per l’assenza o l’eccessiva presenza… vuol dire che è ora di cambiare qualcosa e non deve sforzarsi di proseguire nel suo cammino abitudinario trascinandosi con fatica e dolore perché si sa, la mamma deve sacrificare se stessa per i figli.

Per essere una mamma gioiosa è necessario prima di tutto diventare una donna consapevole, centrata, presente con se stessa.

Mamme stanche, fermatevi allora a riflettere sulla vostra stanchezza. Non aggiungete altra stanchezza o vi annienterà!

Iniziate a soddisfare per voi i bisogni primari, quelli che garantite prima di tutto ai vostri figli e mai a voi: il buon cibo, il buon sonno ristoratore, dei sani ritmi. Anche tempo vuoto per non fare nulla poiché è proprio nel niente che tutto si ferma, si sedimenta e fa nascere poi nuova vita, nuove idee, la vera comprensione.

Fatevi trascinare dal vostro nervosismo, vi sta portando dei messaggi importanti! E quando imparerete a conoscerlo pian piano non avrete più bisogno di lui e si dissolverà ancora prima di  nascere.

Spesso siamo noi a ricercare la stanchezza, quella stanchezza che ci consuma e ci annienta, perché pensiamo altrimenti di non fare abbastanza, di non essere abbastanza. E invece i nostri figli hanno solo bisogno di una mamma gioiosa che sa trovare la bellezza insieme a loro semplicemente trascorrendo un pomeriggio d’agosto nel giardino della propria casa.

Elena Bernabè