Ognuno ha i genitori che si sceglie!

Sì, sono convinta che sia una scelta e non un caso se siamo nati in una certa famiglia e non in un’altra. Le motivazioni possono essere molte e non è mia intenzione tirare fuori scheletri dall’armadio ora, ma non credo che sia un merito o un demerito avere un certo genitore, credo che sia una scelta.

Posto comunque che il ruolo di genitore sia l’impresa più ardua che un essere umano possa compiere, credo anche che, proprio per questo, sia umano “sbagliare” . Con il termine sbagliare intendo dire che ogni genitore con i propri figli compie o non compie delle azioni che il figlio si aspetta o non si aspetta e questo viene visto come un errore, a volte imperdonabile, dal figlio stesso. E dunque si cresce anno dopo anno alimentando un rancore alle volte anche inconscio verso un genitore e ponendoci in una dimensione di sfiducia che mina nel profondo non solo il rapporto stesso ma la nostra stessa personalità.

Un bambino cresciuto con la convinzione di non essere abbastanza per i propri genitori per esempio, sarà un adulto intransigente con se stesso e con gli altri, con un rigore morale molto rigido. Passerà una vita intera a non sentirsi abbastanza non appena la persona prediletta ed eletta al ruolo di “autostima esterna”, barcollerà nel dubbio o avrà un’indecisione nei suoi confronti o mancherà in determinate occasioni. L’adulto in questione non perdonerà l’inciampo e si sentirà subito di poco valore. Questo perché la sua ferita interiore non è stata sanata. Come si può fare? Attraverso il perdono.

Mio padre morì quando avevo 5 anni. Morì di malattia e la mia convinzione fu che lui non volle curarsi perché non gli importava di restare con me. Io non ero importante per lui. Crebbi con questa convinzione radicata e la mia vita subì delle svolte non propriamente felici dovute a questo fatto. Un giorno scoprii che lui non voleva che lo vedessi in un ospedale. Era stato per questo che aveva scelto di non curarsi. In qualche modo, la sua scelta era stata una forma di tutela nei miei confronti. Tutta la mia vita e l’opinione che avevo di me stessa si era basata su un’idea che mi ero fatta io e non su una spiegazione data da lui. Quando ne divenni cosciente e la rabbia lasciò spazio alla consapevolezza e alla riflessione, capii l’aspetto tutelante e, pur non condividendo, compresi. Perdonai il mio papà per questa scelta sbagliata che mi aveva resa fragile e insicura. Il giorno in cui accadde sentii un’aria nuova nei polmoni e una luce calda invadermi dentro. Accaddero molte cose da quel giorno e la ferita non è del tutto risanata, ma il perdono ha permesso a me di vivere con un vento nuovo in poppa.

Molte volte, soprattutto in età adolescenziale, i nostri genitori ci sembrano il nemico. Divieti, castighi, privazioni, ci appaiono come l’unico mezzo che loro utilizzano per comunicare con noi. Ci si sente incompresi, di poco valore perché la nostra opinione sembra non essere presa in considerazione. Se ci mettiamo un attimo dalla loro parte (e quando si hanno figli ci si capita per forza) ed analizziamo la loro visuale, vediamo la loro vita da figli, cresciuti in famiglie spesso numerosissime, per lo più povere, che vivevano di vita nei campi. I loro genitori li lasciavano molto in quello stato che noi ora definiremmo “abbandonati a loro stessi”, ma che per l’epoca era normale; a volte dai fratelli maggiori subivano violenze e prese in giro, a scuola dalle maestre anche e non potevano certo tornare a casa e raccontarlo. Dovevano badare a loro stessi. Ecco, se pensiamo a questo e riflettiamo su che genitori sono stati loro, vediamo che hanno fatto dei passi da gigante e senza psicoterapeuti o psicologi al seguito. Hanno tirato fuori delle risorse che non ci saremmo mai aspettati. Questo perché ? Perché hanno compreso e accettato che i loro genitori avevano fatto del loro meglio. Li avevano perdonati. A loro volta hanno tentato di fare del loro meglio e per le risorse che avevano, interne ed esterne, non potevano fare di più. E noi a nostra volta faremo lo stesso.

Perché tutti in questo mondo ci sentiamo un po’ incompresi e non esiste nessuno che si comporti sempre e solo esattamente come ci aspettiamo senza deluderci mai. E questo perché siamo tutti diversi e mettiamo in atto strategie e risposte diverse per affrontare la vita. Detto questo, il perdono serve a noi. Perché se non risaniamo quella ferita, se non chiudiamo con il nostro dolore, lo alimenteremo ed è come il racconto del lupo buono e il lupo cattivo che sono dentro di noi… se lottano uno dei due muore e sai chi è? Quello a cui non dai da mangiare. Se alimentiamo il nostro dolore con il rancore, la rabbia, il sospetto, la sfiducia, egli diventerà sempre più grande e più ingombrante.

Buddha scrisse: “perdona gli altri non perché essi meritino il perdono, ma perché tu meriti la pace.”

Ed è così. Le ferite inferte nell’infanzia, e purtroppo dai nostri stessi genitori che sono generatori di amore e dolore con lo stesso potenziale, sono ferite difficilissime da curare, ma l’amore per noi stessi è la risposta. Abbiamo un solo corpo e una sola anima in questa vita e abbiamo il dovere di prendercene cura. Alimentiamola con sentimenti positivi e propositivi. Facciamole del bene.
Molto spesso quando subiamo una ferita nella nostra infanzia, la vita, o noi, ci ripresenta la situazione più e più volte. A noi sembra che si accanisca, ci sentiamo amareggiati e arrabbiati, in realtà ci sta offrendo la possibilità di riscattarci. Di superare quella situazione non sentendoci come ci ha sempre fatto sentire, ma tirando fuori le risorse di amore e protezione che abbiamo nei confronti di noi stessi e andando così a curare quella ferita. La consapevolezza di ciò che ci ha fatto male, ci permette di attuare dei meccanismi che disinnescano la reazione emotiva automatica e questo salverà le nostre relazioni future.

Maria Montessori parlava di quanto è necessario lavorare su se stessi per educare un bambino e io credo che abbiamo il dovere verso noi stessi e verso i nostri figli, di prenderci cura di noi, del nostro bambino interiore e di concedergli la possibilità di essere amato davvero. Solo perdonando chi ci ha ferito e alimentando così l’amore, la gratitudine, la fiducia, possiamo far crescere quel bambino sano e forte ed essere genitori consapevoli.

Vivere Montessori Vi augura di riuscire a comprendere la vostra ferita, perdonare i vostri genitori e amare voi stessi!

Educatrice Manuela Griso