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Il mito di Pan e la sua energia “panica”, custode della creatività

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Credit foto ©Pixabay

C’è nella mitologia una divinità particolare, ambigua, che ha lasciato un’impronta importante in ognuno di noi. Si tratta del dio Pan. Era un dio metà uomo e metà capra, figlio abbandonato dalla madre e portato nell’Olimpo da suo padre il dio Ermete secondo alcune versioni del mito, anche se si narra altrove di un Pan primordiale: un dio delle origini legato alla potenza della natura di cui era custode.

Era assimilato a Phanes (da phainō , “che porta la luce”), altro nome di Protogonos, il “primo nato”. Alcuni mitografi narrano che fu allattato da Amaltea assieme a Zeus, altri affermano che Pan era il più antico dell’Olimpo, colui che insegnò la divinazione ad Apollo ed addestrò i cani di Artemide.

Per Superare Un Attacco Di Panico, Devi Accoglierlo

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Cosa provoca l’attacco di panico

L’attacco di panico nasce nella mente e colpisce il corpo, è fatto di un mix esplosivo di ansia ed emozioni non metabolizzate. Aggiungici una bella spruzzata di pensieri catastrofici e il cocktail è servito!

Se la responsabilità di questo evento è da imputare alla testa, purtroppo tocca al corpo fare il lavoro sporco: per evitare che la quantità abnorme di energia mobilitata dall’ansia ti faccia visceralmente del male (non dimentichiamoci che le emozioni lavorano a stretto contatto con gli ormoni), il corpo è costretto a trovare una valvola di sfogo in grado di smaltire in poco tempo tutta questa energia.

Psicotrappole: il nostro modo inconscio di renderci prigionieri

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psicotrappole

Perché la mente crea le psicotrappole?

Chiunque può costruirsi delle psicotrappole, qualunque psicotrappola ha il potere di far prigioniera la mente, molte menti rimangono prigioniere, ma molte altre menti hanno anche la capacità di costruire le psicosoluzioni. E’ proprio così; la circolarità della mente fa si che se da un lato si ha la capacità continua di costruire trappole, siamo altresì capaci di elaborare anche adeguate soluzioni. Fondamentale è stare nella corrente, danzare su queste note, avere la capacità di realizzare realtà patologiche da un lato e realtà terapeutiche dall’altro. La magia è insita nel saper oscillare senza irrigidimento tra le parti.