Cosa ci porta a non richiamare la ragazza con cui siamo stati la sera prima anche se ci piace? Che cosa ci spinge a osservare con più o meno attenzione le raccomandazioni e le prescrizioni sanitarie durante una pandemia? Qual è la spinta motivazionale di un atleta che lo porterà alla vittoria?

Le motivazioni che sottendono le nostre azioni, i nostri comportamenti, le nostre scelte di vita sono variegate, plurime e spesso anche in contrasto tra loro. È come se nella mente avessimo un’orchestra composta da diversi elementi che dobbiamo imparare ad accordare perché possano suonare insieme e in armonia. Essere motivati in qualcosa e perseguire un obiettivo con costanza significa dunque confrontarsi con questa pluralità di voci che risuonano nella nostra testa…

Cos’è la motivazione in psicologia

Si può definire la motivazione come la spinta, interna all’individuo, che rende conto del perché gli esseri umani agiscono in un certo modo. Essa trae vita da bisogni sia fisiologici che psicologici, consapevoli e inconsapevoli, e può essere sollecitata anche da stimoli esterni.

Il nostro comportamento è orientato alla realizzazione di un certo numero di scopi e alla soddisfazione di determinati bisogni. Questi possono essere di natura “primaria”, legati alle esigenze psicobiologiche elementari del nostro organismo (come la sete, la fame, l’attività sessuale, il bisogno di sicurezza e affetto) oppure orientati alle esigenze più “intangibili” che nascono e si sviluppano nella collettività sociale (come il bisogno avere successo, di essere apprezzati e stimati, di autorealizzazione, ecc…).

Nell’orientare l’agire umano verso il raggiungimento di mete, la motivazione influenza tutta la vita psichica: la percezione, l’attenzione, l’apprendimento ed anche le relazioni sociali.

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Motivazioni ed emozioni

uomo in cima alla montagna
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La motivazione non coinvolge soltanto aspetti cognitivo razionali, ma anche dinamiche motivazionali, emotive e relazionali. Questo vale anche per la motivazione personale che sostiene progetti e scelte di vita per noi importanti, per essere perseveranti occorre avere chiarezza di tutte le componenti in gioco. Pensiamo ad una persona che sta progettando di cambiare lavoro, accettare un’offerta da parte di una grossa azienda e trasferirsi in un’altra città. Potremmo dare per scontato che a guidarla sia solo o prevalentemente il desiderio di un avanzamento di carriera e realizzazione professionale, ma è sempre così?

David McClelland, uno psicologo che dedicò gran parte della sua attività a studiare i bisogni e le motivazioni umane, affermava che le persone nei loro comportamenti possono essere guidate da almeno tre grandi “famiglie” di motivazioni:

  • la motivazione alla riuscita, che rispecchia il desiderio di successo e la paura del fallimento;
  • la motivazione affiliativa, che combina il desiderio di protezione e socialità con la paura del rifiuto;
  • il bisogno di potere, che riflette il desiderio di dominio e il timore della dipendenza.

La forza di ognuno di questi tre sistemi motivazionali varia in funzione delle situazioni sociali e dei fattori individuali.

Torniamo al nostro esempio di poco sopra: quella persona potrebbe progettare un cambiamento lavorativo non solo perché mossa dal desiderio di successo e affermazione professionale. Potrebbe anche aver scelto un drastico cambiamento di carriera per non separarsi dal/dalla partner che lavora in un’altra città o, ancora, essere mossa più da obiettivi di prestigio e potere che da passione o interesse per specifiche mansioni lavorative. Ma potremmo complicare le cose ancora di più: questa persona potrebbe credere di inseguire un miglioramento lavorativo, ma star rinunciando in realtà ad un impegno professionale molto gratificante solo per seguire un partner da cui non tollera l’idea di separarsi. O, ancora, potrebbe inseguire potere, ambizione e successo fini e sé stessi e rischiare così un domani, raggiunta la nuova posizione, di ritrovarsi nuovamente insicura e insoddisfatta senza la minima idea di cosa significhi fare un lavoro che piace.

Noi esseri umani siamo mossi da spinte motivazionali complesse e spesso in contrasto tra loro.

“Costruisci i tuoi sogni, o qualcun altro ti assumerà per costruire i suoi.”

(Anonimo)

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Motivazione o motivazioni?

Non basta dunque motivare una persona a fare qualcosa, spesso si confonde la motivazione con l’azione in sé, con il suo correlato comportamentale. Come abbiamo visto dall’esempio sopra: la stessa scelta, lo stesso comportamento, il conseguimento di uno stesso obiettivo possono avere dietro motivazioni diverse e /o diversamente assortite. Prima ancora che aderire a tecniche motivazionali volte alla perseveranza e alla disciplina meramente comportamentale, è bene dunque chiarire a sé stessi/e quali sono le reali motivazioni alla base di una nostra scelta e se, e in che misura, esse corrispondono alla nostra natura più autentica o rischiano di allontanarci da noi stessi. Nell’esempio precedente, quella persona inseguiva potere e riconoscimenti esterni scambiandoli con reali fonti di soddisfazione, salvo poi ritrovarsi magari ai vertici di una multinazionale ancor più insoddisfatta e vuota di prima. Come iniziare a fare chiarezza?

“Sii te stesso. Il mondo adora l’originale.”

(Ingrid Bergman)

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Motivazione intrinseca ed estrinseca

Un buon metodo per provare a comprendere più a fondo le proprie motivazioni è quello di provare a domandarsi quanto siano estrinseche o intrinseche. Che cosa significa?

La motivazione estrinseca è alimentata da stimoli esterni alla persona che si impegna in un compito o a raggiungere un obiettivo magari per evitare conseguenze negative o raggiungere benefici (economici, materiali, sociali ecc.). Può trattarsi dei buoni voti a scuola o di fama, potere, prestigio sociale e riconoscimento pubblico nella vita lavorativa. Riconoscimenti di questo tipo fanno senz’altro parte dei pensieri motivazionali che spingono ad agire, tutti noi, per aumentare l’autostima: dipendiamo anche dai feedback esterni, abbiamo costitutivamente bisogno di sentirci in una certa parte apprezzati e ammirati da altri. Ma in assenza di un senso di sicurezza interno, di una solida fiducia in sé stessi, si rischia di dipendere troppo o esclusivamente da queste motivazioni “esterne” perdendo di vista cosa davvero piace, appassiona una persona e le permette di esprimere la propria natura più autentica.

Per questo bisogna essere guidati anche da una motivazione intrinseca. A molti sarà capitato magari di trovarsi completamente assorbiti in qualcosa, dimentichi del tempo e dello spazio, e di trarre piacere e soddisfazione dallo svolgimento in sé di quella determinata attività, a prescindere dalle sue ripercussioni su potere, successo e benefit estrinseci. In inglese si chiama stato di “flow”, un’esperienza di totale coinvolgimento e concentrazione in cui si riesce a dare il meglio di sé lasciandosi totalmente assorbire dal flusso dell’esperienza e della passione per essa. È lo stato mentale di cui fanno esperienza molto atleti, ma anche qualcosa che possiamo sperimentare nel nostro piccolo ogni volta che ci lasciamo assorbire da un libro, dall’idea di un progetto che ci “rapisce” a dispetto della sua apparente irrealizzabilità.

Si tratta di una dimensione motivazionale che dona una grande fiducia in sé stessi: ogni volta che contattiamo qualcosa che ci appassiona, che capiamo cosa ci piace o cosa vogliamo ne traiamo non soltanto un’indistruttibile spinta ad agire, ma anche un ritorno impagabile in termini di identità. Quelli siamo noi, quel piacere, quella passione, quella spinta irrefrenabile ci caratterizza, ci definisce, ci connette profondamente a qualcosa di autentico nel nostro essere più profondo. Che arrivino o meno benefit materiali, fama o potere bene, perché no, ci adopreremo anche affinché succeda magari, ma non saranno queste le leve primarie del nostro agire.

Quel che autenticamente vi muove, vi definisce; quello per cui vale la pena combattere vi emoziona, sempre…

“Chi dice che sia impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo”

(Albert Einstein)

Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it