Capita sempre più spesso di incontrare uomini che scelgono di portare i capelli lunghi, mostrando con la loro capigliatura la loro capacità di affrancarsi dalle regole dettate dalla società sulle scelte intimamente personali come quella legata alla propria apparenza. Purtroppo, non mancano gli episodi in cui vengono giudicati in malo modo dagli altri per via della loro scelta ritenuta anticonformista mentre, in un passato nemmeno così tanto lontano, gli uomini con i capelli lunghi rappresentavano una maggioranza che spesso ricopriva un ruolo importante nella comunità.

Al di là del fatto che un uomo possa scegliere di portare i capelli come gli piace di più senza doversi giustificare per questo, la scelta di portare i capelli lunghi ha un importante significato simbolico che sarebbe opportuno conoscere per evitare di cadere in facili ed indesiderati pregiudizi o ancora per sradicare ogni tentativo di body shaming.

In passato, gli uomini portavano i capelli lunghi

Nell’antichità, gli uomini coi capelli lunghi erano numerosi ed erano spesso rappresentati nelle opere d’arte; non mancano di certo rappresentazioni di dei ed eroi dalla lunga chioma come Achille, Sansone o Apollo, per citarne alcuni. La loro capigliatura rispecchiava la loro indole: irsuta per simboleggiare l’istinto selvaggio, coi boccoli per l’indole artistica e seduttiva, rigogliosa e folta per indicare una grande forza vitale.

Pure i Celti erano conosciuti per le loro lunghe acconciature. Cesare scrisse in proposito nel suo De bello gallico: “Tutti i Britanni […] portano i capelli lunghi”. Secondo alcuni studiosi, i Celti facevano uso di tinture per alterare il loro colore naturale, mostrando in questo modo quanto la cura dei loro capelli fosse importante per loro.

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Le tribù celtiche erano conosciute nella storia anche per la loro indipendenza e i loro feroci guerrieri, a differenza dei Romani che portavano i capelli corti ed erano considerati non come guerrieri ma come soldati. Mentre il guerriero celtico preservava la sua chioma e la sua individualità e lottava per i suoi ideali, il soldato accettava di rinunciare ad una parte importante della sua apparenza sia per un risparmio di tempo nella cura della sua persona che per un vantaggio sul campo di battaglia: i capelli corti non potevano essere afferrati dal nemico.

Non fu certo l’acconciatura a determinare la vittoria dei Romani sui Celti, ma la capacità di Roma di incanalare l’individuo verso una struttura collettiva ben gestita. Simbolicamente parlando, il soldato sacrificava ciò che lo rendeva unico (la chioma come simbolo d’individualità) per fondersi in un esercito coeso subordinato ai superiori.

Ritroviamo questa curiosa connessione tra individualità, capelli lunghi e libertà altrove nella storia. Nel Medioevo e fino al XVII secolo circa, i nobili Francesi ed Inglesi erano soliti portare i capelli lunghi mentre i capelli corti erano destinati alla servitù e al ceto povero della società, ad eccezione degli uomini religiosi che portavano la Tonsura in segno di rinuncia al mondo. È invece interessante notare che Gesù Cristo è sempre rappresentato nell’arte pittorica (ma non solo) anch’esso coi capelli lunghi.

Il taglio dei capelli: quando è un segno di sottomissione o di rinuncia ai piaceri del mondo

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I capelli rivestono una grande importanza non solo per le donne ma anche per gli uomini. Il mito di Sansone ci narra della credenza che vedeva riposta nei capelli la forza vitale di un uomo, essa diminuiva quando la lunga chioma veniva tagliata. Tagliare i capelli al nemico significava quindi sminuirlo, assoggettarlo, rubargli la forza e il potere, impedirgli di ribellarsi.

La pratica dello scalpo, per esempio, era presente nelle antiche popolazioni euro-asiatiche ed era considerata come un rituale magico oltre che come trofeo di guerra: chi si appropriava della chioma del nemico ne assorbiva la forza e le doti.

Alcuni, per evitare di essere uccisi per il loro scalpo che poteva finire sui macabri mercati di scalpi oppure provocare guerre tra tribù per recuperare quelli dei propri membri, preferivano radersi la testa, rinunciando a tutto ciò che i capelli potevano rappresentare per loro: forza, libertà, individualità. Giulio Cesare faceva radere i Galli fatti prigionieri prima di mandarli a Roma come schiavi. Nella dinastia dei Merovingi, tagliare i capelli ad un re significava levargli il potere di regnare.

Si trovano nella storia molte pratiche che legano il taglio dei lunghi capelli dell’uomo alla perdita di potere, diventando nell’immaginario psichico collettivo un simbolo di castrazione a tutti gli effetti e, per estensione, di sottomissione, obbedienza alle regole e rinuncia ai piaceri del mondo.

I capelli lunghi nell’uomo sono un simbolo di forza vitale

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Negli uomini, i capelli sono dunque espressioni di forza, istintività e fierezza, richiamano la criniera del leone, il re degli animali. Avere una folta chioma è anche un forte richiamo sessuale che si esibisce in silenzio, ecco perché sono da sempre un grande strumento di seduzione. Un bilancio ormonale ottimale per la riproduzione favorisce una capigliatura folta e sana e viene riconosciuta istintivamente dagli altri, motivo per il quale nelle società in cui la religione ha un ruolo preponderante e la castità è osservata, i capelli sono tagliati o rasati, scegliendo di ostentare saggezza e disciplina anziché forza e individualità.

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Fonti:

Jean-Claude Dardour, Calvitie et symbolique des cheveux chez l’homme
Il popolo di Brig. I Celti “dal parrucchiere”

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it