Quando vengono a trovarci le nostre emozioni dolorose tendiamo a volerle allontanare. Con ogni mezzo, il più presto possibile. Invece di accoglierle e di prenderci cura del messaggio che sono giunte a portarci.

Se, infatti, riusciamo a stare in loro compagnia il tempo necessario, se non le rifiutiamo, se prestiamo loro attenzione, ci accorgeremo che non sono ostacoli ma fari in grado di illuminare la nostra vita e di renderla più comprensibile. Non alla mente, ma al nostro cuore.

Spesso l’emozione dolorosa si può trasformare in un sintomo fisico. Invece di volerlo eliminare nell’immediato proviamo a prenderci cura di quel sintomo: accarezziamo la nostra schiena, massaggiamo la nostra pancia, appoggiamo le mani sulla nostra testa. Cerchiamo di prenderci cura amorevolmente di quel male che vuole solo parlarci in un codice che può capire solo la parte più profonda di noi stessi.

Uomo solo in campagnaCredit foto
©Pixabay

Cosa fare quando emerge un’emozione dolorosa?

Prima di tutto è importante riuscire a fermarci, con il corpo e con il pensiero, anche solo per alcuni istanti. E renderci consapevoli che stiamo provando un’emozione che non ci fa stare bene. Già solo ammettere a se stessi questa condizione ci permette di non confondere l’emozione con la nostra identità, di tenere ben divisi i confini, di distaccarci da qualche cosa che vuole fondersi con noi.

In un secondo momento è importante provare a non fuggire da questa emozione. Non è sano e utile distrarci con altro, riempire al più presto quel vuoto che sentiamo, allontanarci dalla nostra interiorità con persone, condizioni e attività che non ci fanno vivere questo stato d’animo. E’ necessario rimanere con le nostre emozioni. E non aver paura che possano annientarci, distruggerci, cambiarci. Se non resistiamo al loro corso non avranno alcun potere distruttivo su di noi.

Cerchiamo poi di trovare il punto esatto del nostro corpo sopra alla quale quell’emozione si è adagiata e tocchiamola con le nostre mani. Prendendoci cura di noi attraverso quel tocco. Quando giunge il dolore il nostro compito è solo quello di dargli tutta la nostra attenzione. Non di giudicarlo, di volerlo diverso, di negarlo o rifiutarlo. Come un bambino che piange e che non vuole essere decifrato ma solo visto e consolato.

Quello che succederà poi sarà tutta una scoperta. Di noi stessi e del nostro mondo interiore. Se riusciamo a svolgere questo nostro grande compito di cura nei confronti delle nostre emozioni dolorose il resto del percorso avverrà da sé. Non dovremo far altro che attendere e gustarci lo spettacolo della conoscenza maggiore di noi stessi.

Tutto si rivelerà a tempo debito. Con fiducia e con un’attenzione vigile a ciò che viviamo.

Siamo incapaci, purtroppo, di dare attenzione alle cose, alle persone, alle situazioni. Viviamo in un perenne stato di confusione, di fretta, di eccesso mentale e non riusciamo più ad eliminare il superfluo per dare concentrazione all’essenziale. Il dolore arriva per mostrarcelo questo essenziale. In modo diretto e senza mezze misure. Il suo è un invito all’attenzione vera.

Esercitiamoci allora in questo. Giorno dopo giorno, persona dopo persona, situazione dopo situazione. E ci ritroveremo ad essere i re e le regine delle nostre vite che con la sola attenzione possono dominare regni immensi. Interiori ed esteriori.

Queste le parole del famoso monaco buddhista Thích Nhất Hạnh che raccontano in modo meraviglioso cosa si può fare quando arriva a trovarci il dolore: “Quando emerge un’emozione dolorosa, interrompi tutto ciò che stai facendo e prenditene cura. Presta attenzione a ciò che sta accadendo. La pratica è semplice. Sdraiati, metti una mano sulla pancia e inizia a respirare. Oppure puoi sederti su un cuscino o su una sedia. Smetti di pensare e porta la tua mente al livello dell’ombelico. Quando guardi un albero durante una tempesta, se concentri la tua attenzione sulla cima dell’albero, vedrai le foglie e i rami soffiare selvaggiamente nel vento e l’albero sembrerà così vulnerabile, come se potesse essere rotto in ogni momento. Ma quando dirigi la tua attenzione verso il tronco dell’albero, non c’è molto movimento. Vedi la stabilità dell’albero e vedi che l’albero è profondamente radicato nel terreno e può resistere alla tempesta. Quando proviamo una forte emozione, la mente è agitata come la cima di un albero. Dobbiamo portare la nostra mente al tronco, all’addome e concentrare tutta la nostra attenzione sull’ascesa e la caduta dell’addome.”

Dare attenzione alle emozioni ci permette di ritornare ad uno stato di presenza, di consapevolezza, di centratura di noi stessi. E’ il modo migliore per sentirci a casa, per conoscerci, per guardare in modo distaccato ciò che accade dentro di noi. Dove distaccato non vuol dire freddo ma forte, determinato, equilibrato.

Cerchiamo di seminare questa attenzione dentro di noi. I frutti che faremo emergere dalle nostra profondità saranno meravigliosi. Qualunque essi siano…

Elena Bernabè

Autrice del libro “Alla conquista delle stelle”