Viviamo in un mondo che mostra solo pericoli, sfaceli, guerre, odio. Un mondo in cui si inizia presto a sentirsi sbagliati, non voluti, diversi. Sempre più fiction, film, libri, conferenze, trattano il tema del bullismo in giovane età. Si inizia dalle medie ad avere la sensazione di vivere in un mondo marcio. Un mondo di apparenze, un universo virtuale, dove sembra di poter esercitare un grande potere.

I social hanno dato l’opportunità ai “timidi” di mostrarsi al mondo senza rischiare, agli spavaldi di vedere in quanti sono e sentirsi, forse, un po’ meno re e regine. Hanno sicuramente offerto un modo diverso per approcciarsi agli altri, schermati dalla protezione di una tastiera.
Hanno altresì aperto un ragazzino di paese al mondo. Mondo… non paese, non città, non regione, non nazione… MONDO INTERO. E questo può avere delle enormi conseguenze.

D’altro canto viviamo nell’era digitale, dove tutto è a portata di click, dove si acquista online, si parla chattando, si è sempre connessi. Connessi al mondo, ma sconnessi da sè.
E non sono solo i social network e la digitalizzazione ad essere un’enorme opportunità e un grandissimo problema, vi sono stati grandi cambiamenti dalla mia nascita a quella delle mie figlie e il lasso di tempo non è abbastanza grande da far sì che le generazioni si siano abituate alle nuove realtà, le abbiano digerite e le possano vivere in modo spensierato.

Questo manca oggi: la spensieratezza.

 

Le mamme vivono in costante apprensione per la salute e la sopravvivenza dei propri cuccioli. Si parla di catastrofe ambientale, di cibo spazzatura, di grandi radiazioni continue, di terza guerra mondiale, di immigrazione, di cyberbullismo, di maestre che maltrattano i bambini. Insomma, il mondo sembra diventato un posto tremendo in cui abitare.

La conseguenza quale è stata? La chiusura, totale, della famiglia nel suo piccolo nucleo; la mancanza di fiducia e la diffidenza verso il prossimo; l’iperprotezione del bambino.

E cosa comporta l’iperprotezione?

Porta il genitore in costante allerta a credere che l’unica fonte di benessere per il suo bambino sia egli stesso, che nessuno può prendersene cura come lo farebbe lui, che tutti sono un potenziale pericolo e dunque proibisce al bambino qualsiasi esperienza. Non lo porta al nido per paura che le maestre possano fargli del male, seleziona accuratamente tutto il cibo che arriva al bambino; vieta baci, carezze ed espressioni d’affetto verso il bambino, perché non sono igieniche; non dà medicine di nessun tipo; non lo porta fuori d’inverno perché fa freddo e si ammala, nè d’estate perché fa troppo caldo e prende un colpo di calore. Qualsiasi esperienza sembra pericolosa. Tutto deve seguire uno schema ben preciso altrimenti il bambino starà male.

Tutto questo allert vissuto dal genitore cadrà di riflesso sul bambino che sperimenterà stati d’ansia, tendenza ad essere ipercontrollato; a rifiutare il contatto fisico; alla diffidenza verso l’altro; alla chiusura e alla selettività; si sentirà inadeguato e avrà una scarsa autostima. Egli stesso potrà così diventare ciò che temiamo di più per lui: una persona da cui stare alla larga.

Se alimentiamo nel bambino pensieri di sfiducia, ipercontrollo, chiusura, non possiamo aspettarci che egli diventerà un ragazzo o una ragazza generosa, aperta, sorridente, fiduciosa, altruista.
L’iperprotezione porta con sè dinamiche che resteranno disfunzionali per moltissimo tempo, se non per sempre. Credendo di proteggere il nostro bambino dal mondo cattivo, lo colpiremo in realtà nel suo essere più profondo.

L’incuria genitoriale appare sicuramente peggio dell’iperprotezione, o per lo meno è più evidente e smascherabile. L’iperprotezione invece veste il mantello dell’amore materno/paterno, appare come “il naturale rapporto tra genitore e figlio”, perchè lastricato delle migliori intuizioni.

“Giovanni non salire sul bordo alto del marciapiede perchè cadi e ti farai male.”

Al bambino arriveranno due informazioni da questa frase: 1)il mondo è pericoloso 2) (confrontando se stesso con gli altri che saliranno sul bordo del marciapiede)io non sono capace. Non arriverà a lui la certezza alla quale  pensiamo noi: la mamma mi vuole bene e mi tiene al sicuro. Sarà pervaso da insicurezza verso se stesso e paura verso il mondo.

Il mondo di oggi ci fa paura, è pieno di falle, di contraddizioni, di limiti, di brutture. Non dobbiamo armare i nostri bambini per farli partire al fronte, dobbiamo invertire la rotta. Se il mondo ci mostra le armi, noi mostriamo la gentilezza, la fiducia; se ci rimandano un cibo spazzatura, coltiviamo un orto e condividiamo con gli altri (essere gli unici a sopravvivere non dev’essere molto divertente) ; se ci danno in mano il mondo digitale non neghiamolo, mostriamo come usarne le potenzialità; se siamo in allarme ambientale, educhiamo al riciclo senza acquistare nuovi giochi, passiamo i vestiti da una famiglia all’altra, facciamo la spesa ecologica, non lamentiamoci della raccolta differenziata.

Questo mondo vuole spingerci nella direzione in cui sta andando, non diamogli questa opportunità. Non isoliamoli dai pericoli, insegniamogli ad affrontarli.

La paura sta dominando il mondo, ma i bambini sono il futuro. Non isoliamoli, apriamoli al mondo!

Un mondo che potrà cambiare se iniziamo ad  infondere fiducia, autostima, gratitudine e a regalare esperienze. 

Non è facile trovare la giusta misura tra libertà/fiducia e protezione. Dobbiamo lottare con l’idea di un mondo che abbiamo vissuto e quella che viviamo oggi, rapportarci con pericoli diversi a cui non siamo abituati, sentirci in minoranza rispetto ad una moltitudine di persone verso le quali però siamo prevenuti. Magari non siamo in pochi a pensarla in modo diverso, magari siamo molti di più di quello che pensiamo. E allora, in nome di quel mondo che abbiamo amato, incontriamoci, parliamoci, condividiamo idee, costruiamo progetti, facciamo rete e mostriamo ai nostri bambini che se una cosa non ci piace possiamo cambiarla, che l’unione fa la forza e che loro, come noi, ce la possono fare!

Buoni incontri e grandiosi progetti!

Educatrice Manuela Griso