Chi ha letto qualcuno dei miei libri, e mi riferisco in prima battuta a “Perché mi Capita?” sa benissimo come la penso: il caso non esiste, niente capita per caso. E così neanche la malattia.

Perché mi Capita?
Alla ricerca del senso nascosto della Vita

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La malattia infatti non è un qualcosa che piomba sulla testa della persona così, per caso, da un momento all’altro, inaspettata, senza motivo. Non è un fulmine a ciel sereno che, sfortuna nostra, ci colpisce e ci folgora. E ancora, la malattia non è un’entità esterna che si impossessa di noi e che ci trasforma, chiaramente in peggio. Non è un qualcosa di esterno che ci colpisce, e che quindi prima non avevamo e adesso sì.

C’è un filone ben nutrito di letteratura, una schiera bella folta di autori (tra cui io), che sostiene che la malattia è l’ultima possibilità che il corpo ha per portare alla nostra attenzione un conflitto che da molto tempo viviamo a livello dell’anima. Il corpo diviene così il teatro di un disagio, potremmo dire, vissuto dietro le quinte.  La malattia, per come si presenta, e per l’organo che colpisce, diventa invece un messaggio che, se letto in chiave simbolica, ci informa sulla sua natura e sulla via da imboccare per la guarigione.

La natura polare della realtà

Quello che ci è stato insegnato fin dalla nostra nascita è che il dolore, il dispiacere, il brutto, il disagio, e così via, vanno allontanati dalla nostra vita, vanno eliminati. E, allo stesso tempo, ci è stato insegnato a ricercare la gioia, il piacere, la bellezza, la comodità, e così via. Ma nessuno ci ha mai detto (forse anche perché in pochi sanno questa cosa e la accettano realmente) che è impossibile allontanare il lato negativo delle cose dalla nostra vita. Perché la vita che viviamo ogni giorno ha natura polare, ed è fatta di bello e di brutto, di gioia e di dolore, di salute e di malattia.

È impossibile allontanare la malattia dalla nostra vita, tanto quanto lo è eliminare un polo da una calamita. In questa nostra vita terrena e materiale, le due polarità in cui la realtà è costretta ad esprimersi sono talmente interdipendenti l’una dall’altra che addirittura è possibile rinvenire la presenza di una polarità all’interno dell’altra, proprio come si finisce per piangere per il troppo ridere. Questo concetto è ben chiaro nel simbolo del Tao, dove nella parte nera troviamo un puntino bianco e nella parte bianca un puntino nero.

Cosa facciamo quando ci ammaliamo

Noi invece cosa facciamo solitamente? Come ci comportiamo se una mattina ci svegliamo con il mal di denti? Ci mettiamo forse a pensare che col nostro mal di denti la nostra parte animica ci vuole comunicare un disagio? Ci mettiamo forse a chiederci se negli ultimi tempi non si sia imboccato una strada che non è proprio quella che ci eravamo programmati per la nostra vita terrena?

Sì, sì, qualcuno lo fa, certo. Ma la maggior parte di noi no. Molto più semplicemente, ci limitiamo a ingoiare un analgesico con un bicchier d’acqua, prima di uscire da casa. E mentre ci chiudiamo la porta alle spalle, promettiamo a noi stessi che in mattinata chiameremo il dentista. Cosa che, se il dolore se ne andrà rapidamente, non faremo mai.

Il nostro approccio alla malattia è questo: eliminare il sintomo. Perché il sintomo porta con sé disagio, spesso dolore, o altre problematiche varie. Insomma, il sintomo, e di conseguenza la malattia, sono ospiti inattesi e sgraditi, di cui ci dobbiamo liberare al più presto.

Ma la liberazione dal sintomo non equivale alla guarigione. Perché la malattia sta altrove, e non nel sintomo. E, dato che non è possibile eliminare un solo polo della realtà, la malattia non può essere eliminata, ma solo compresa.

Comprendere la malattia

La malattia è essenzialmente l’espressione nel corpo di un contenuto che non riusciamo a vivere su altri piani. Attraverso la malattia, il disagio che si è radicato a livello animico può palesarsi ai nostri occhi. In quest’ottica, la malattia si spoglia del ruolo di ospite sgradito e inatteso, per rivestire quello di messaggero del nostro Sé più profondo.

Per comprendere il significato della malattia, dobbiamo abbandonare il sistema di ragionamento logico-deduttivo con cui siamo abituati a interpretare il mondo in cui viviamo, e che ci appanna la vista. Lasciando cadere questo velo (il velo di Maya, direbbe qualcuno), e affidandoci al pensiero analogico, attivando quindi un sistema di ragionamento analogico-simbolico, ai nostri occhi si dischiude un nuovo mondo denso di significato e di senso.

Ed è in questa nuova struttura di senso che la malattia acquisisce un nuovo significato.

Per fare solo qualche esempio:

Malattie del cuore

A livello simbolico, il cuore è la sede dell’anima, il centro energetico della vita. Nel cuore si ha il punto di incontro col divino (i ventricoli formano una croce). Il cuore è la porta che conduce dalla polarità all’unità, e di conseguenza è il punto di partenza dell’amore.

Il conflitto a livello animico ha quindi a che fare con qualcuno di questi nuclei di senso. Per sciogliere il conflitto ciò che dobbiamo fare è ben chiaro già nelle espressioni che vengono comunemente usate (e non a caso) nella lingua italiana: «aprire il proprio cuore», «donare il proprio cuore», «ascoltare il proprio cuore», evolversi, passare dalla dualità all’unità.

Malattie alle gambe

Le gambe rappresentano la possibilità di movimento, l’agilità, l’avanzare, il progredire, l’autonomia, la capacità di «reggersi» da soli (reggersi sulle proprie gambe). Pertanto, malattie che colpiscono le gambe ci informano che è il momento di progredire, di avanzare, di percorrere la via dei necessari cambiamenti. Ma anche di tentare, per riuscire («essere in gamba»).

Malattie al cervello

La simbologia del cervello interessa la comunicazione, la logistica, il coordinamento del corpo, quindi della vita. Nel corpo, il cervello rappresenta l’amministrazione centrale, e vi si possono rinvenire i poli maschile/femminile (emisferi sinistro/destro).  Malattie al cervello ci invitano a coordinare la comunicazione interna con quella esterna, a integrare le polarità (ragione = emisfero sinistro vs rappresentazione globale = emisfero destro).

Se eliminiamo i sintomi, eliminiamo il messaggio, e interrompiamo la comunicazione con la nostra anima, col nostro Sé profondo. Se invece impariamo a decifrare il contenuto del messaggio che la malattia porta con sé attraverso segni e sintomi, apriamo le porte al cambiamento e comprendiamo quale sia il significato della malattia.

Letture consigliate
·         Albanese, F. (2015). Perché mi capita? Alla ricerca del senso nascosto della vita. Treviso: Editoriale Programma.

Perché mi Capita?
Alla ricerca del senso nascosto della Vita

Voto medio su 6 recensioni: Da non perdere

€ 9,00

·         Dahlke, R. (2005). Malattia come simbolo. Dizionario delle malattie. Sintomi, significato, interpretazione. Roma: Mediterranee

 

Malattia Come Simbolo
Dizionario delle malattie sintomi, significato, interpretazione

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€ 28,50

·         Dahlke, R. (2009). Malattia, linguaggio dell’anima. Significato e interpretazione delle malattie. Roma: Mediterranee

Malattia linguaggio dell'anima

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€ 25,00

Francesco Albanese

www.francescoalbanese.com