E se per un attimo smettessimo di parlare di crescita personale, di convincerci che non siamo abbastanza e che dobbiamo imparare in continuazione nuove teorie e pratiche per raggiungere chi sa quale livello di eccellenza per comprendere il mondo o per accettare noi stessi? Non sto dicendo che nulla di questo può portarci un qualche beneficio o che sia inutile, anzi, ma forse potremmo farlo tenendo a mente che la cosa più importante, ce l’abbiamo già dentro, solo che ci siamo dimenticati di lei, tutto qui.

Passiamo una vita a correre, a fare e sbrigare, ad affannarci e ci dimentichiamo di ciò che abbiamo sotto il naso, del tesoro che ognuno di noi racchiude dentro di sé, perché ognuno di noi è come una cassaforte che contiene un immenso tesoro, il guaio è che siamo venuti al mondo senza la combinazione per aprirla. Può essere che questa insoddisfazione che ci spinge a non accontentarci mai nella vita sia in realtà la frustrazione di non essere a conoscenza di tutto ciò che siamo realmente?

Capire chi siamo: lo scopo della ricerca interiore

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Per capire chi siamo, possiamo riferirci a diversi parametri come i dati della nostra carta d’identità, le nostre origini tra paese e cultura di provenienza, la nostra ascendenza, il ruolo che rivestiamo nelle diverse cellule comunitarie (famiglia, lavoro, ecc.) ma riguardano sempre riferimenti esterni, come se fosse il mondo a dirci chi siamo. Nessuno di questi aspetti contempla l’aspetto più importante della nostra identità: chi siamo dentro di noi; ed il motivo di questa mancata considerazione risiede probabilmente nelle difficoltà incontrate nello scrutare il profondo, nell’andare oltre le apparenze.

Senza riferimenti esterni, siamo in grado di capire chi siamo oppure siamo come delle tartarughe che trascinano la loro casa sulla schiena senza poterci entrare? Perché la nostra identità è il nostro pilastro, è ciò che ci permette di muoverci nel mondo. Noi “abitiamo” noi stessi ma è come se fossimo rimasti chiusi fuori, sull’uscio di casa, dando inizio ad una ricerca sfrenata dello strumento o della conoscenza in grado di svelarci i segreti di quel mondo che ci trasciniamo ovunque senza averci accesso: cerchiamo la chiave per tornare a casa, perché sappiamo che è lì che si trova la fonte della nostre felicità, anche se a volte ci arrendiamo e proviamo a costruirci delle identità fittizie, costruite sul potere, i soldi, lo status sociale, l’apparenza, ecc., ma sono solo dei gusci vuoti che ci isolano dal nostre vero essere e che ci fanno sentire sempre più soli e senza significato.

Quella parte di noi che non conosciamo

Abbiamo tutti la sensazione che ci sia dell’altro oltre il nostro nome o ciò che la società crede di sapere di noi, è questa domanda che ci ha spinto ai confini del mondo: chi siamo? Chi sono se, senza doverci pensare, produco all’incirca 50 miliardi di cellule nuove ogni giorno, se faccio battere un cuore senza averlo mai visto? Chi sono se posso dare vita ad un altro essere umano? Qual è questo aspetto di me che mi è sconosciuto e che agisce per il mio bene facendo rimarginare le ferite e ricostruire le mie ossa, e che mi fa soffrire per cose avvenute nel passato e che in questo spazio-tempo non esistono più?

Certo, lasciare queste domande in sospeso ci renderebbe la vita più semplice, ma sicuramente ci priverebbe di un aspetto fondamentale di noi: vivremo come eterni nomadi nella nostra vita, cercando quella “terra promessa” che abbiamo dentro.

“La luce che cerchi è dentro di te, pertanto la ricerca dovrà essere interiore. Non si tratta di un viaggio con una meta nello spazio esteriore; è un viaggio nello spazio interiore: devi raggiungere il centro intimo del tuo essere. Ciò che stai cercando è già dentro di te; devi soltanto pelare la cipolla: strati e strati di ignoranza sono presenti in te. Il diamante è nascosto nel fango, non devi crearlo; il diamante è già lì, occorre soltanto rimuovere gli strati di fango.”
(Osho)

Un viaggio in solitaria alla scoperta di te

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In questa ricerca dell’essenza, c’è una buona e una cattiva notizia, o meglio, dipende da come ti porrai di fronte a questa semplice verità: nessuno, a parte te, potrà dirti chi sei. E questo vale per ognuno di noi. Esistono innumerevoli modi diversi per addentrarci nel nostro mondo interiore, alla ricerca della nostra vera essenza: meditazione, preghiera, introspezione, ecc. Come si dice, “tutte le strade portano a Roma”, ma per quanto ci riguarda, la strada che percorreremo sarà una sola, perché ciò che vivremo, impareremo ed esperiremo durante questo viaggio sarà esclusivamente nostro ed è per questo motivo che la via che ci porterà all’essenza sarà unica, ecco perché capire chi siamo nel profondo è una nostra responsabilità.

È vero che potremo trovare dei compagni di viaggio che ci aiuteranno a tornare sull’uscio di casa nel caso ci fossimo persi in giro per il mondo, oppure che ci sosterranno ed incoraggeranno a bussare alla “nostra” porta, a varcare la soglia di casa, ma dopo esserci chiusi la porta alle spalle, cosa succederà?

“I maestri si limitano a spalancare le porte, il resto del cammino lo farai da solo.”
(Detto zen)

Come ti dicevo in precedenza, nessuno può saperlo perché ciò che farai sarà parte del percorso che traccerai strada facendo, passo dopo passo. Personalmente, mi piace pensare che questo viaggio alla ricerca della nostra essenza sia simile al momento del concepimento: una parte di noi vive un vero viaggio dell’eroe mentre tenta di raggiungere il nucleo della sua essenza, fino a quando, dopo diverse peripezie durante le quali affina sempre più le sue abilità, incontra finalmente quella parte che lo chiamava a sé e che era rimasta nascosta finora. Forse è in quel momento che avviene la comprensione di chi siamo, quando, dopo essere giunti al cuore pulsante del nostro essere, rinasciamo e “partoriamo” noi stessi come un Essere autentico e manifesto.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it