Le danze popolari sono da sempre legate alla tradizione; nascono in un contesto rurale, e se ora rappresentano per lo più un frammento di identità comunitaria, in origine potevano svolgere funzioni ben diverse da quella del mero divertimento.

I risvolti socio-culturali di queste danze rivestivano un’importanza tale al livello antropologico che alcuni ricercatori ne fecero una disciplina che includeva nozioni di etnomusicologia, etnografia, antropologia e musicologia: così nacque l’etnocoreologia.

Le danze popolari e il linguaggio corporeo

La danza vanta delle origini millenarie che risalgono alla preistoria e rappresenta la prima espressione artistica dell’essere umano in quanto non necessita di strumenti, serve solo il corpo per poter ballare. Il corpo si fa musica e movimento e diventa un linguaggio codificato e simbolico. Il corpo si trasforma in un mezzo di comunicazione tra esseri umani e il mondo.

Il linguaggio corporeo rappresenta ancora per noi il mezzo di comunicazione al quale inconsciamente ci affidiamo di più perché è istintivo, immediato: riflette i nostri stati d’animo più profondi. Nella danza, questa comunicazione diventa fisica, si fa carne, e si apre alla sfera sociale. Nelle danze popolari, è l’identità di un gruppo che parla attraverso i corpi dei danzatori e trasmette un messaggio attraverso una gestualità, dei movimenti codificati che cambiano a secondo delle aree geografiche.

Nelle danze popolari si unisce il passato al presente, si conosce il proprio corpo, si mette in moto la propria espressività, si parla con il gruppo senza usare le parole. Ci sono balli che celebrano particolari momenti della vita e danzandoli si toccano corde della propria anima che vengono guarite. E’ un modo bellissimo di rimanere nel “qui ed ora” e di far tacere la mente poiché la distrazione porta all’errore. E’ una vera e propria meditazione! Un inno alla vita!

Le danze popolari sono codificate perché trasmettono un messaggio

Saltarello di Bartolomeo Pinelli. 1815

Sarebbe interessante capire il messaggio delle nostre danze popolari e riscoprire il loro significato simbolico originario. Ciò che sappiamo è che sono nate con diverse funzioni, che la loro semantica cambia secondo l’area geografica e che coinvolgono il pubblico nel messaggio che trasmettono anche quando questo è escluso dalla danza stessa (come nei balli in cerchio).

Più che di singoli balli tradizionali è più corretto parlare di gruppi o famiglie di danze popolari: a secondo dell’area geografica dove ci si trova, un tipo di ballo può essere declinato in diverse variazioni che possiamo metaforicamente paragonare al dialetto. Se in alcune regioni esiste un dialetto riconosciuto come quello predominante, non sarà difficile trovare nei piccoli villaggi dei dialetti minori con delle varianti rispetto al capogruppo linguistico.

I balli popolari funzionano allo stesso modo dei dialetti; a secondo dell’area geografica, una danza popolare potrà introdurre delle varianti coreografiche corrispondenti ad altrettanti codici a secondo della funzione rivestita dalla danza:

  • magica e rituale (per allontanare gli spiriti maligni)
  • pratica (per preparare la terra battuta, battere il grano, scacciare i serpenti)
  • ricreativa e sociale (per festeggiare i diversi momenti della vita, sedurre un partner)
  • espressiva ed identificativa (per rinforzare i rapporti e affermare l’identità comunitaria).

L’Italia è un paese ricchissimo di danze popolari ma oggi te ne proporrò due: una del nord e una del sud, che hanno valenza diametralmente opposte; se la prima ha una funzione prettamente ricreativa e sociale, la seconda invece è nata con una funzione apotropaica, magica.

La Galoppa, il Ballo dei Gobbi e le danze legate all’agricoltura

La Galoppa è un tipo di danze popolari dell’Appenino Bolognese le cui origini risalirebbero almeno all’ottocento e che fa parte dei Balli staccati o bàl stàcc. Come spesso accadde nei balli rurali, i passi venivano ispirati dalla quotidianità e la Galoppa nasce da quel trotterellare felice e spensierato dei cavalli nei campi.

Tra gli altri balli tradizionali della regione, troviamo anche il Ballo del Palo, di origine medievali che funge da rito propiziatorio eseguito durante i matrimoni e a Calendimaggio con l’augurio che l’intreccio del palo sia ben fatto in modo da augurare una vita ricca e prospera agli sposini; il Ballo dei Gobbi o bal di göb, danza carnevalesca pantomimica con chiare allusioni goliardiche; ed altri balli che promuovono il divertimento e la convivialità.

La Tarantella, la funzione magica nelle danze popolari

Alcune danze popolari avevano in origine scopi magici: servivano per esempio ad allontanare gli spiriti maligni o per esorcizzare il danzatore da influenze nefaste. È per esempio il caso della tarantella che costituisce un gruppo di danze tradizionali originarie del Sud Italia (Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Molise).

La Tarantella è in stretto rapporto con il fenomeno del Tarantismo: essa assunse un carattere apotropaico, ossia era utilizzata per l’allontanamento e/o l’esorcizzazione di influenze maligne attraverso l’adorcismo, un antico rituale di segno opposto all’esorcismo mediante il quale gli spiriti o i santi sono invitati ad entrare nel corpo per aiutare. Ma le origini del Tarantismo sono anche da ricercare nel mondo antico classico, in cui i riti dionisiaci avevano una funzione catartica, ossia servivano per purificare e liberare.” [Fonte: Storia in network]

La Tarantella di Filippo Falciatore. 1750
La Tarantella di Filippo Falciatore. 1750

Nella famiglia delle Tarantelle possiamo trovare: la tarantella sorrentina, la tarantella montemaranese, la tarantella Montecalvese, la tarantella arbëreshë, la tarantella calabrese, la viddanedda reggina, la pastorale del Pollino, la pizzica, la tarantella del Gargano, la saltarella, la ballarella, la tammurriata, la spallata, la tarantella siciliana chiamata “u ballettu”, la Tarantella lucana e la Tarantella cilentana.

La struttura delle danze popolari e l’identità comunitaria

Oltre alla funzione della danza, è da tenere anche in considerazione la sua struttura: aperta, chiusa, lineare, in cerchio, aperta all’espressione personale oppure strettamente codificata nella sua coreografia. A secondo di come si inserisce la danza nell’ambiente, se include o esclude il pubblico, e se lascia spazio all’interpretazione personale oppure no, si potrà capire qual è il messaggio veicolato dalla danza e quindi dallo spirito comunitario che lei rappresenta.

La danza di gruppo aiuta ad aprirsi agli altri in un contesto allegro, stimola la socializzazione, aiuta a creare dei legami, a conoscersi; nello stesso tempo, promuove l’espressività e la creazione di un tessuto sociale più sano e stabile, ecco perché è importante continuare ad insegnare (e praticare!) questo ricco patrimonio culturale.

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Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it