La Cerimonia del Tè giapponese, chiamata Cha no yu (茶の湯, “acqua calda per il tè”) è un’attività meditativa che si basa sulla realizzazione e la presentazione del tè ma porta con se anche connotazioni spirituali e sociali; i giapponesi sono molto rigidi nel seguire le varie fasi del rituale, compresi anche la scelta dei vestiti e della stanza, oltre alle porcellane da utilizzare.

Si racconta che questa cerimonia debba le sue origini  in Giappone al monaco tendai Eisai, vissuto tra il 1141 e il 1215, che per primo lo portò dalla Cina, ma fu solo molti anni dopo quando il monaco Murata Jukō, vissuto tra il 1423 e il 1502, fondò il culto vero e proprio della cerimonia e dell’origine dello stile wabi-cha, che trasformò il rito cinese della preparazione del tè in una cerimonia giapponese autonoma.

Cerimonia del tè

La cerimonia come la conosciamo oggi è passata attraverso varie fasi, dapprima rivisitata da Takeno Jōō, allievo di due discepoli di Murata Jukō ma fu poi Sen no Rikyū, vissuto tra il 1522 e il 1591, a riformare lo stile wabi-cha e a codificare la cerimonia del te.

Per celebrare un rito alla perfezione bisogna tenere conto dei quattro principi costitutivi: armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Questi principi vengono applicati non solo agli ospiti ma anche al contesto, all’oggettistica e al cibo che accompagna la bevanda.

La prima cosa da fare è invitare i commensali alla cerimonia, questo invito non deve essere fatto non più di 5 giorni antecedenti la cerimonia, ai quali verrà chiesto di lavarsi le mani prima di accomodarsi e gli verrà designato un posto specifico, tra i posti solitamente c’è anche quello riservato all’ospite d’onore.

La stanza per la cerimonia del tè è molto particolare, le porte di ingresso solitamente sono basse in modo che chiunque vi entri debba abbassare il capo in segno di umiltà. Al centro della stanza sono disposti dei tatami dove accomodarsi, è anche possibile che vi sia un Tokonoma, una parte rialzata della stanza dove vi sono appese le pergamene, e solitamente si trova alle spalle del posto dell’ospite d’onore.

Cerimonia del tè
Chawan, la tazza al cui interno è stato posto il chakin, la piccola pezza bianca di lino utilizzata per asciugare la tazza dopo averla lavata e sopra questa vi è il chasen, il frullino in bambù per mescolare il tè in polvere con l’acqua bollente e, sul bordo destro della tazza vi è il chashaku (茶杓), il cucchiano in bambù per raccogliere il tè in polvere dal suo contenitore, il chaki.

 

Quando comincia la cerimonia ci sono tre fasi da rispettare: kaiseki (un pasto leggero), koicha (tè denso) e usucha(tè leggero); il tè che viene impiegato è il tè matcha, particolare perché non è in foglie ma sminuzzato in una polvere finissima che viene disciolta nell’acqua calda, questo tè ha un particolare colore verde giada e viene mescolato con un frullino di bambù realizzato a mano, è più denso del normale e si crea una schiuma superficiale che gli da un aspetto detto “spuma di giada liquida”, questo tè ottenuto per sospensione e non per infusione, ha un effetto notevolmente eccitante.

Chawan, (茶碗) la tazza al cui interno è stato posto il chakin, (茶巾) la piccola pezza bianca di lino utilizzata per asciugare la tazza dopo averla lavata e sopra questa vi è il chasen (茶筅), il frullino in bambù per mescolare il tè in polvere con l'acqua bollente e, sul bordo destro della tazza vi è il chashaku (茶杓), il cucchiano in bambù per raccogliere il tè in polvere dal suo contenitore, il chaki (茶器)
Tè matcha

Prima viene offerto il pasto leggero, e visto che il tè è amaro, si preferisce offrire agli ospiti qualcosa di dolce, poi viene offerta una tazza di tè denso a tutti i commensali, la tazza è unica da cui ogni ospite beve solo pochi sorsi, e viene passata di mano in mano lasciando la decorazione sempre verso gli altri e non bevendo mai dove si trova la stessa.

Ogni volta che un invitato beve, la tazza viene pulita prima di essere usata da un altro invitato e durante questo passaggio si pronunciano delle frasi che di solito sono di ringraziamento o di cordialità verso gli altri.

Invece il tè leggero segue un rituale leggermente differente, ogni ospite beve tutta la tazza di tè, poi con le dita asciuga il bordo e si asciuga le mani con un tovagliolo, e restituisce la tazza al padrone di casa che la lava con acqua calda e dopo averla asciugata la riempie di nuovo per servire un altro ospite.

Cerimonia del tè

Grazie all’introduzione della Cerimonia del Tè in Giappone ci fu un rapido sviluppo della lavorazione della ceramica come le tazze Raku, originarie di Kyoto, che danno un senso di serenità quando le si tiene in mano, sono semplici e irregolari adatte per essere tenute con entrambe le mani.

Tutto questo lavoro che c’è dietro la Cerimonia del Tè ha come scopo quello di insegnare che ogni momento della vita è unico e irripetibile,  si crea tra i commensali un intesa, un momento di pace, armonia e serenità.

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com